NewTuscia – VITERBO – “Nel 2016, il ricorso alla cassa integrazione ha superato 580 milioni di ore (-14,8% rispetto al 2015), salvaguardando 285 mila posti di lavoro. La cassa integrazione straordinaria ha assorbito 387 milioni di ore (pari al 66,5% del totale annuo), l’ordinaria 137,6 milioni e quella in deroga 57,2 milioni, con una flessione generalizzata, rispetto all’anno precedente, del -3,3%, -25,2% e -41,9%”. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil di Viterbo.

Giancarlo Turchetti

“Stante lo stato di stagnazione economica in cui versa il nostro Paese – commenta il Segretario Confederale Uil, Guglielmo Loy – sembra difficile sostenere che il decremento avutosi nel 2016 sia riconducibile a una ripresina economica. Ben più attendibile sembra essere, purtroppo, l’effetto prodotto dalle recenti riforme degli ammortizzatori sociali (Fornero e Jobs Act) che, nel 2016, hanno visto la combinazione della progressiva scomparsa della deroga e un aumento dei costi per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Inoltre, sempre nel 2016, si è assistito anche a un fermo amministrativo, in particolare riguardante la cassa integrazione ordinaria, che ha condizionato, ritardandola, la concessione delle richieste di integrazione salariale anche per periodi di oltre 6 mesi”.

Nell’analisi dei dati territoriali, il calo delle ore autorizzate di cassa integrazione ha interessato tutte le macro aree: -24% il Mezzogiorno, -14,4% il Nord e -6,1% il Centro.

Solamente 4 regioni hanno richiesto più ore che nel 2015: Valle d’Aosta (+33,7%), Calabria (+13,1%), Emilia Romagna (+6,1%) e Toscana (+5,4%), a fronte della Basilicata che ha registrato il più alto decremento di ore (-68,7%).

Tra le 25 province interessate da un incremento di richieste di cassa integrazione, ai primi 3 posti troviamo: Livorno (+148,6%), Avellino (+131,1%) e Ferrara (+106,5%). Viceversa, la più forte flessione si registra a Potenza (-75,6%).

“Con questo studio – spiega Loy – si vuole, inoltre, sottolineare un aspetto che non intendiamo sottovalutare, ma che non è possibile ancora analizzate per assenza di dati ufficiali.

Rispetto alla diminuzione nel 2016 della cassa integrazione in deroga, ha contribuito oltre alla diminuzione delle risorse e dei periodi indennizzabili (max 3 mesi), anche l’introduzione del nuovo Fondo di Integrazione Salariale (FIS)  – istituito dal d.lgs. 148/2015 – i cui possibili beneficiari sono tutti i datori di lavoro (imprenditori e non) che hanno più di 5 dipendenti e che non rientrano nel campo di applicazione di Cigo e Cigs.

Pur essendo questo nuovo strumento già entrato a regime dal 1° gennaio 2016, non essendo stati ufficializzati dall’Inps, ancora non si hanno dati certi di quante aziende (anche per grandezza dimensionale) stiano versando al nuovo Fondo né quanti siano i lavoratori interessati e quante ore di integrazione salariale siano state richieste.

Dalle poche informazioni in nostro possesso, – sottolinea Guglielmo Loy – il FIS non ha ancora erogato alcuna prestazione, pur a fronte di 950 domande presentate e riferite a 22 mila lavoratori per un totale di circa 7,5 milioni di ore e una spesa stimata di oltre 80 milioni di euro”.

“La Uil – prosegue Giancarlo Turchetti – da tempo, ha segnalato le numerose criticità nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali come riformati dal Jobs Act, chiedendo alla politica e ai Governi, di prendere atto della necessità di rivedere alcune delle norme che regolano la Cassa Integrazione e di modificare ciò che sta producendo forti tensioni sociali”.

“La piccola modifica sulla cassa integrazione straordinaria, dedicata solo ad alcune realtà particolari (le aree di crisi complesse), è stata necessaria, ma non risolutiva.

In sostanza – conclude Guglielmo Loy – pensiamo che si debba prendere atto che il nostro Paese e il suo sistema produttivo necessitano, nel campo delle integrazioni salariali, di strumenti flessibili che evitino il rischio licenziamenti e permettano alle imprese di ‘mantenere’ la propria forza lavoro e le grandi professionalità che vi operano, anche con sospensioni temporanee.

Anche per questi motivi, le organizzazioni sindacali stanno chiedendo al Governo di confrontarsi per condividere le necessarie e ragionevoli modifiche”.