Impegno dei Comuni per trasformare i rifiuti in energia e agevolare il riciclo urbano e agricolo dei materiali

Simone Stefanini Conti

NewTuscia – Il sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale dell’ANCI, Enzo Bianco, è intervenuto alla Camera nel corso del convegno “La riforma dei rifiuti a 20 anni dal dlgs 22/97”.  Il così detto  Decreto Ronchi,  DLgs n. 22 del 5 febbraio 1997 ha disciplinato la gestione dei rifiuti in Italia, da quelli speciali a quelli urbani, stabilendo una serie di obblighi a carico dei vari soggetti, portatori di interessi spesso contrastanti coinvolti.

In particolare Enzo Bianco ha fornito dati confortanti sulla gestione   dei rifiuti: “Anche i Comuni si sono messi in campo per raccogliere la sfida dell’economia circolare di ‘trasformare i rifiuti in energia’: 3.549 amministrazioni hanno già superato l’obiettivo Ue del 50% di avvio a riciclo fissato per il 2020, e tra questi ben il 60% hanno raggiunto il tetto del 65% di raccolta differenziata”. 

“La proposta della Commissione europea per una nuova direttiva rifiuti – spiega Bianco – pone ambiziosi target per il riciclo. Siamo di fronte ad una nuova sfida, quella dell’economia circolare, alla quale non vogliamo né possiamo sottrarci. Non solo perché le misure previste dalla revisione normativa potranno creare più di 180.000 posti di lavoro diretti nell’Ue entro il 2030, che verranno ad aggiungersi ai 400.000 che, secondo le stime, risulteranno dall’attuazione della legislazione sui rifiuti in vigore.

Questa sfida è fondamentale anche – aggiunge Bianco – per rafforzare l’integrazione tra gestione dei rifiuti e processi industriali di produzione, di distribuzione e di consumo. La normativa sui rifiuti, con il suo sistema di obiettivi e con il rafforzamento degli schemi di responsabilità estesa dei produttori, il più efficace strumento di sviluppo del riciclo messo in campo dall’Unione europea, diventa così strumentale all’attivazione e al potenziamento della green economy. In primo luogo attraverso la creazione di nuove filiere di recupero industriale dei materiali”.

Per colmare definitivamente questo gap e soddisfare appieno gli obiettivi Ue “occorrono politiche diverse dove ognuno faccia la sua parte e quindi, infrastrutturazione a livello regionale, corretta pianificazione e una buona progettazione dei sistemi di raccolta in tempi rapidi. I Comuni tutti – conclude Bianco – sono pronti a continuare a svolgere il proprio ruolo, consapevoli che solo una efficace ed efficiente gestione dei rifiuti urbani consentirà una crescita economica sostenibile”.

Edo Ronchi a vent’anni dal suo Decreto sulla gestione  rifiuti ha dato indicazioni anche sulla gestione delle emergenze.

“Abbiamo dei ritardi non di tipo normativo, ma nell’attuazione delle norme. Nei 2/3 dell’Italia la raccolta differenziata è, in media, del 47% e lo smaltimento in discarica è sceso del 26%: al Nord si attesta al 13,8%, al Centro al 28% e al Sud al 43,3%. La normativa, dunque, ha funzionato nella maggior parte del Paese, ma alcune città vivono un ritardo gestionale per quanto riguarda il rifiuto umido e altre, tra cui Roma, presentano un sistema inadeguato di trattamento della frazione secca che porta a ricorrere massicciamente all’esportazione in altre Regioni o all’estero. Non dobbiamo più parlare di tutto il Sud: nella raccolta differenziata si sono distinte la Campania, che ha toccato il 49% (se non contiamo il caso di Napoli) e la Sardegna che ha raggiunto il 50% con un -20% nel conferimento in discarica. cinque Regioni restano al di sotto del 30%: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Molise che risentono della carente capacità amministrativa di gestione, dell’indirizzo politico e della scarsa dotazione impiantistica. Si può parlare di qualche ritardo territoriale localizzato in alcune grandi città del Meridione.”

Edo Ronchi precisa nell’intervista a Ivonne Carpinelli di  Canale Energia l’impegno per l’ economia circolare come metodo di produzione di materie prime-seconde

Ronchi precisa che la “ circular economy” è un pilastro della green economy. Il 2 dicembre 2015 c’è stato un rilancio dell’economia circolare con il Pacchetto UE che ha spinto gli stati membri nella direzione già intrapresa dall’Italia e in cui sono protagonisti la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo.

Leggendo il nuovo pacchetto europeo non ci sono novità sui sottoprodotti, gli scarti che possono rientrare nel ciclo produttivo, e resta la difficoltà di applicazione della loro definizione (alcuni lo fanno rientrare sotto il cappello della prevenzione).  Per quanto riguarda la gestione rifiuti si dà un nuovo peso, rispetto alla vecchia normativa, al riutilizzo. Qui l’Italia vive un forte ritardo normativo: esiste una rete di mercatini dell’usato che sono iniziative spontanee e poco organizzate a livello istituzionale e legale. Il loro riconoscimento da parte di un operatore abilitato sarebbe un’innovazione.

La   prospettiva del riciclo dei prodotti nei prossimi  20 anni nel ciclo dei rifiuti urbani e agricoli.

“L’evoluzione tecnologica è velocissima – conclude Edo Ronchi  –  la frazione umida urbana, gli effluenti zootecnici, i prodotti residuali agricoli e alimentari e i fanghi di depurazione sono stati finora utilizzati per produrre biogas e compost, cui si aggiunge oggi il biometano. Questo gas può essere immesso in rete o usato per l’autotrazione e rappresenta una prospettiva interessante per l’Italia, dove si stanno costruendo i primi impianti. Poi c’è la biochimica: i prodotti evolvono verso la chimica verde che consente di avere una percentuale riciclabile.

Nei prossimi 20 anni ogni cosa che si produrrà dovrà obbligatoriamente contenere una percentuale di materiale riciclato, dovrà nascere riciclabile e dovrà essere progettata come riutilizzo di materie prime seconde. Altrimenti l’economia circolare tornerà a essere un modo di dire.”