La celebrazione del Giorno del Ricordo nella Sala del Consiglio Comunale a Viterbo

NewTuscia – VITERBO –

Marino Cantales

Anche Viterbo abbassa il capo per ricordare il massacro delle Foibe e lo fa con una cerimonia che riunisce Associazioni d’Arma, Istituzioni e Cittadini grazie all’impegno del Comitato 10 Febbraio coordinato dal Presidente Maurizio Federici e dal Segretario Silvano Olmi che hanno presentato nella sala del Consiglio Comunale la Giornata del Ricordo e la cerimonia che si svolgerà domenica alle 10.30 con un corteo che partirà da Piazza Verdi per giungere fino alla lapide voluta e posta dal Comune sotto l’amministrazione Gabbianelli  fuori porta Faul dedicata ai “martiri delle foibe istriane” e a Carlo Celestrini, nostro concittadino sacrificato nelle foibe nel 1945.

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Presenti il Presidente del Consiglio Comunale Marco Ciorba, gli Assessori Giacomo Barelli , Antonio Delli Iaconi e il Generale di Brigata in congedo dell’Aves Antonio Laruccia  profugo dell’isola di Lussino che da vent’anni risiede nella nostra città che commosso ha portato il suo ricordo di bambino di vita vissuta in quel periodo.

“Il 10 febbraio è un giorno per ricordare, per capire e condividere la memoria dopo anni di oblio – così commenta Laruccia – La terribile pagina di storia nel Giorno del Ricordo è quella che interessò i territori dell’Istria a partire dall’autunno del ’43 fino al 1947, dove furono rastrellate, deportate e uccise migliaia di persone, per lo più italiani, dai partigiani dell’esercito di Tito.

L’inizio dell’eccidio risale al ’43, subito dopo l’armistizio, nell’Istria abbandonata dai soldati italiani e non ancora controllata dai tedeschi, quando i partigiani slavi gettarono nelle foibe (cavità carsiche profonde fino a 200 metri) migliaia di cittadini italiani considerati “nemici del popolo”.

Ma fu nel 1945, durante i quaranta giorni dell’occupazione jugoslava, dall’ingresso di Tito il 1° maggio fino all’arrivo delle truppe anglo – americane a metà giugno, che la carneficina delle foibe raggiunse l’apice dell’orrore.

Lo sterminio fu una vera e propria pulizia etnica nei confronti degli italiani. Furono arrestati fascisti, anti-fascisti e partigiani, cattolici ed ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini, industriali, agricoltori, pescatori, poliziotti e carabinieri, militari e civili, secondo un disegno che prevedeva l’epurazione attraverso torture, fucilazioni ed infoibamenti.

La persecuzione, soprattutto in quel territorio vicino al confine controllato dall’amministrazione jugoslava, la violenza e l’efferatezza delle esecuzioni, precedute spesso da processi sommari, torture e linciaggi, determinarono l’esodo che nel dopoguerra allontanò quasi tutta la popolazione italiana dall’Istria. Oltre 350 mila persone furono costrette ad abbandonare le loro case e ad emigrare verso altre regioni italiane o in Paesi lontani.

L’Italia non ha dimenticato, Viterbo non dimentica l’orrore delle foibe nè l’esodo di 350mila italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.