ABATECOLA

Gli insulti di Abbatecola troppo liberi a giunta comunale e un giornalista

NewTuscia – VITERBO – Quello che è successo ieri al consiglio comunale di Viterbo, intendo l’insieme dei fatti, ha dell’incredibile. E in varie direzioni. Su tutti, ovviamente, gli insulti vergognosi al collega che stava esercitando il suo lavoro di cronista della seduta di consiglio a Palazzo dei Priori. Ci associamo alla solidarietà e allo sdegno già pubblicamente sollevati dal referente dell’Associazione Stampa Romana, Gianni Tassi. Concetti come la dignità della sede del consiglio comunale e la necessaria incolumità e rispetto personali per chi fa il proprio lavoro devono essere sempre salvaguardati.

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L’assessore Barelli, ora “appoggiato” anche dal sindaco Michelini, continua nel non fare mea culpa sul suo atteggiamento “selettivo” nei confronti della stampa dopo essersi presentato al deposito dei pezzi delle Macchine di Santa Rosa con solo 3 giornalisti

Nella seduta del consiglio comunale di ieri, però, sono successi anche altri fatti, degni di essere citati. Prima di tutti l’atteggiamento dell’assessore Giacomo Barelli che, incalzato dal consigliere Giulio Marini, ha dovuto ammettere non solo che era consapevole dei tre giornalisti avvisati del sopralluogo al deposito in strada Tuscanese dei pezzi risistemati e catalogati di 5 Macchine di Santa Rosa (al fiduciario della Stampa Romana Gianni Tassi aveva riferito che “erano lì per caso”), ma, sua bontà, ha minimizzato un fatto che, se analizzato meglio, dà adito ad alcune considerazioni.

Altro atteggiamento ambiguo è arrivato dal sindaco Michelini. Era già intervenuto su questa vicenda, qualche giorno prima, rispondendo alle domanda di alcuni dei sei direttori di giornali online sottoscrittori di una lettera, a lui indirizzata, in cui lamentavano il modus operandi del buon Barelli. Ebbene. In quell’occasione il primo cittadino disse che avrebbe parlato con Barelli e, in generale, ogni suo assessore deve adeguarsi alla linea del sindaco e dare a tutti i giornalisti le stesse possibilità. Sacrosanto. Giusto. Non fa una piega.

Tutto ciò, poi, è stato quasi completamente smentito dalle dichiarazioni di ieri pomeriggio in consiglio comunale quando, dopo l’intervento di risposta di Barelli all’interrogazione di Marini, il sindaco non solo ha minimizzato l’atteggiamento dell’assessore “rossiano”, parlando solo di possibile superficialità del suo comportamento, ma non ha controrisposto quando Barelli ha detto che è il minimo che lui possa parlare con qualche giornalista e non con tutti (“C’è un minimo di libertà che va lasciata alla politica, non stile Pravda”).

Manca la cognizione che qui non si sta parlando informalmente tra amici ma si è presentato un fatto di rilevanza pubblica agli “amici-giornalisti”, come ha detto lo stesso Barelli, da parte di un rappresentante istituzionale che, ancora, non ha avuto l’umiltà di chiedere scusa o ammettere l’errore. Il sindaco, ovviamente consapevole dei numeri in consiglio comunale, a sua volta ha solo fatto la scena di riportare Barelli a un comportamento consono al suo ruolo, poi è prevalsa la realpolitik de noantri.

Il fatto degli insulti non solo al giornalista ma anche alla giunta comunale rappresenta, invece, il decadimento del rispetto verso le sedi istituzionali. Tutto ciò non può essere tollerato e il sindaco Michelini deve porre rimedio in modo autorevole a situazioni che non solo sono inqualificabili ma anche assurde quando ci sono forze pubbliche che devono, coordinate dallo stesso sindaco, intervenire con tolleranza zero.