Stefano Stefanini

(NewTuscia) – ORTE – Le comunità cristiane  diffonderanno alle comunità cittadine  la riflessione di Papa Francesco per la 50ª Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà  il giorno di Capodanno 2017  “La non violenza: stile di una politica per la Pace” . È il titolo del messaggio per la 50 Gionata della Pace indetta  da papa Francesco per il 1 gennaio 2017.

Nei suoi  viaggi apostolici , Papa Francesco ha inteso sottolineare alcune parole-chiave di grande testimonianza per l’intera umanità,: speranza, fiducia, ponti, non violenza, servizio, riconciliazione, amicizia sociale, bene comune, cultura dell’incontro.  Anche nelle varie manifestazioni della comunicazione, queste parole-chiave richiamano il servizio alla persona, la supremazia del dialogo come metodo, e non come astuta strategia e rigetto di ogni postura d’antagonismo ideologico, anzi di ogni “chiusura nelle conventicole delle ideologie o delle religioni”.

La pace diventa possibile laddove il diritto di ogni essere umano è riconosciuto e rispettato, secondo libertà e secondo giustizia. Il Messaggio del 2017 vuole essere uno strumento dal quale partire perché tutti gli uomini di buona volontà, in particolare coloro i quali operano nell’istruzione, nella cultura e nei media, agiscano ciascuno secondo le proprie possibilità e le proprie migliori aspirazioni per costruire insieme un mondo più consapevole e misericordioso, e quindi più libero e giusto. La Giornata Mondiale della Pace è stata voluta da Paolo VI e viene celebrata ogni anno il primo gennaio. Il Messaggio del Papa viene inviato alle cancellerie di tutto il mondo e traccia anche la linea diplomatica della Santa Sede per l’anno che si apre.   Agli tutti gli uomini di buona volontà di ogni razza, lingua, religione, condizione sociale ed economica l’augurio per un 2017 operoso nella concordia e nella pace.

All’inizio Messaggio per la Giornata della Pace 2017, papa Francesco rivolge «auguri di pace» non solo «ai popoli e alle nazioni del mondo, ai capi di Stato e di governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile», ma anche «ad ogni uomo, donna, bambino e bambina», esortando a rispettarne la dignità «soprattutto nelle situazioni di conflitto». «Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali», l’auspicio del Papa, secondo il quale «quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace».

Non violenza come stile di vita. «Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme», l’appello di Francesco, che nel 50° Messaggio cita il primo, in cui il beato Paolo VI usò «parole inequivocabili» per rivolgersi «a tutti i popoli, non solo ai cattolici» ed affermare che «la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso, non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile». Papa Montini, a sua volta, richiamava il suo predecessore, Giovanni XXIII, che nellaPacem in terris «esaltava il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore». «Colpisce l’attualità di queste parole, che oggi non sono meno importanti e pressanti di cinquant’anni fa», il commento di Francesco.

La «magna charta» della nonviolenza cristiana. «Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza», ricorda il Papa, citando Benedetto XVI. Con le parole del suo predecessore, Francesco ribadisce che «il Vangelo dell’amate i vostri nemici» è «la magna charta della nonviolenza cristiana», e «non consiste nell’arrendersi al male, ma nel rispondere al male con il bene, spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia». «La nonviolenza – prosegue Francesco citando il Papa emerito – per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della rivoluzione cristiana». «Anche Gesù visse in tempi di violenza», sottolinea il Papa: «Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano».

 «Donne leader di nonviolenza». «Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia». È l’omaggio del Papa, che nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace cita Madre Teresa e l’attivista liberiana che ha portato agli accordi di pace del 2003 come esempi di nonviolenza non intesa «nel senso di resa, disimpegno e passività». «Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979 – ricorda Francesco – dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: ‘Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo’». «La forza delle armi è ingannevole», ammonisce il Papa distinguendo tra i «trafficanti di armi», che seminano morte, e gli «operatori di pace», che danno la vita e per i quali Madre Teresa è «un simbolo, un’icona dei nostri tempi». «Nello scorso mese di settembre ho avuto la grande gioia di proclamarla santa», ricorda Francesco elogiando di nuovo «la sua disponibilità verso tutti attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi». «La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti», osserva il Papa menzionando anche «i successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale», che «non saranno mai dimenticati».

«Nessuna religione è terrorista. La violenza è una profanazione del nome di Dio. Non stanchiamoci mai di ripeterlo: ‘Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!’». Lo ribadisce con forza il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace ricordando che «la Chiesa si è impegnata per l’attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura». «Questo impegno a favore delle vittime dell’ingiustizia e della violenza non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose, per le quali la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita».

Cominciare «tra le mura di casa». «Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia». Ne è convinto il Papa, che nel Messaggio cita l’«Amoris Laetitia» per ribadire che «la famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono». «Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società», afferma Francesco, secondo il quale «un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero». Per questo «le politiche di nonviolenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi all’intera famiglia umana». Poi «un appello in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica», assicura Francesco, che «con uguale urgenza» supplica «che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini».

Beatitudini «programma e sfida per i leader politici». «La costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l’uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all’elaborazione della legislazione a tutti i livelli». Lo scrive il Papa, nel Messaggio, in cui ricorda che «Gesù stesso ci offre un ‘manuale’ di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna». «Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo», l’invito di Francesco: «Applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità».

Si tratta, spiega il Papa nel messaggio, di «una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo». «Operare in questo modo», in sintesi, «significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso».

«La Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa», assicura il Papa, ricordando che il 1° gennaio 2017 vede la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. «Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune, l’invito di Francesco per l’anno nuovo ormai alle porte.