Lago Vadìmone, incuria e dimenticanza

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Simone Stefanini Conti                                 

(NewTuscia) – ORTE – Da tempo viene segnalato lo stato di incuria e l’impossibilità di visitare decentemente il lago Vadìmone:  “Orte è una terra da scoprire nel segno della cultura, della storia e dell’archeologia, purtroppo ciò non accade per il Lago Vadìmone, dove l’incuria e la scarsa attenzione da parte di chi dovrebbe proteggere, curare e rendere fruibile tale tesoro, stanno facendo sì che questo luogo che rappresenta una profonda esperienza umana sia tenuto nel pieno abbandono”, così si esprimevano alcuni gruppi politico-culturali di Orte.

Progettare per i prossimi mesi la rivalutazione dell’area naturalistica e storica.

Il lago Vadìmone, al di là della particolare bellezza natulago-vadimonerale, ha una valenza storica molto importante: questo tesoro è citato da tantissimi personaggi storici ma soprattutto rappresenta la fine dell’ era etrusca con la famosa battaglia del 309 a.c.   Siamo sicuri che altri Paesi che non hanno tesori artistici e archeologici come Orte riescono a promuovere in modo più che apprezzabile quel poco che hanno, creando interesse per il turista in cerca di emozioni.  Questa ricchezza potrebbe essere sfruttata nel migliore dei modi, mentre i nostri amministratori lo lasciano nel più assoluto degrado.

Il sito da tempo necessita di un intervento profondo di risanamento con l’eliminazione di sterpaglie, di materiale vario abbandonato, con il ripristino di un percorso di visita e di un minimo di  arredo per permettere una visita ai turisti.  Il Comune di Orte e le associazioni di promozione turistica, in primo luogo VeramenteOrte che dispone di esperti archeologi potranno indire una o più “Giornate del Lago Vadìmone” dedicate al risanamento del sito archeologico- ambientale, con il coinvolgimento degli Istituti scolastici locali.     Ciò valer anche per l’area archeologica del Porto Romano sul Tevere di Seripola.

Per il Lago Vadìmone  risalente alle battaglie etrusco-romane del IV sec. a.C. era stato realizzato qualche anno fa  un progetto di valorizzazione con fondi europei.

Dall’uscita autostradale di Orte, percorrendo la statale ortana si giunge  nei pressi del Tevere allo stagno che oggi è di dimensioni molte più ridotte che nei secoli  passati.     Il comune di Orte, nei primi  anni 2000,  ha realizzato un progetto di valorizzazione  e la fruizione dell’area archeologica e naturalistica, anche per la presenza di una orchidea, rarissima specie vegetale.   Particolarmente esclusive sono le caratteristiche ambientalistiche e storico-archeologiche dello specchio d’acqua. Diverse sorgenti sulfuree fanno confluire  le loro acque lattiginose che conferiscono anche alla zona circostante una tonalità biancastra, varie testimonianze storiche riportano il colore straordinariamente mutevole e per questo la considerazione dei poteri magici delle acque del luogo.

Le folte piante del lago, fondendosi con i depositi minerali delle acque, hanno formato degli isolotti galleggianti sempre di maggiori dimensioni.  Lo storico latino Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis Historia” riferisce questo fenomeno di aggregazione di detriti e vegetazione che ha dato origine nel Lazio ad altre isole galleggianti nate  all’interno di piccoli laghi come quello di Cotilia, presso Rieti, del lago Fibreno (Frosinone) o quello di Fondi, in provincia di Latina.     Il lago Vadìmone era sacro agli Etruschi, ed i Romani vi immergevano con particolari riti propiziatori le armi per renderle invincibili.  Nei pressi del lago tra il 306 ed il 281 a.C. i Romani sconfissero gli Etruschi  in modo definitivo, come riferisce lo storico Tito Livio nel suo “ Ab Urbe condita IX,39, con l’affermazione del potere di Roma e la conseguente caduta della potenza militare etrusca.