Gaetano Alaimo

(NewTuscia) – VITERBO – Allora chiariamoci subito su un punto. Il figlio del sindaco di Viterbo, Giulio Michelini, l’ha fatta grossa. Scrivere, anche se poi si parla di scherzo: “Ok Calabria, i cibi piccanti e tutto. Ma stamani alle 5 ho preso la macchina e sono tornato a Roma, solo per una carbonara come Cristo comanda. Calabria ti rispetto, Roma ti amo. (Viterbo mi fai schifo al cazzo)”, significa essere quantomeno inopportuni di fronte ai tuoi concittadini. Per non dire maleducati.

Detto questo, il clamore che per la seconda volta il rampollo di casa Michelini crea sui social, a nostro modesto avviso, è per generare esattamente quello che si è puntualmente formato: chiacchiere e clamore. E c’è riuscito benissimo.

Precedentemente aveva espresso più o meno lo stesso concetto, in quel caso sui commercianti viterbesi: “La gente sta in fila da H&M perché i negozi in centro fanno schifo al cazzo. Semplice, no?”. Giulio sa di essere il figlio del sindaco Leonardo Michelini, sa che ogni suo post crea clamore, in fondo in fondo avere popolarità al contrario gli va bene. Purché se ne parli.

Lo sdegno dei viterbesi è stato ovviamente immediato, largo, condiviso. Tutto questo, però, non è altro che lo specchio dei nuovi mezzi di comunicazione, in cui chi si alza la mattina può ergersi a filosofo, sociologo, economista, tuttologo. E, in casi come quelli di Giulio Michelini, provocatore “vip” in attesa della popolarità (anche se degli insulti).

D’altronde Oscar Wilde docet.

Il fatto che Giulio sia il figlio del sindaco, sinceramente, conta poco o nulla nell’analisi del “personaggio” Giulio.

Conta che la sua città è stata offesa per pochi sprazzi di popolarità (degli insulti). Bastano queste considerazioni per ignorare il buon Giulio dal terzo post denigratorio in poi…

Almeno noi faremo così.

A proposito, Giulio Michelini chi?