(NewTuscia) – VITERBO – La medicina generale rischia l’estinzione entro il 2037. È questo l’allarme lanciato della Fnomceo nell’ultimo Consiglio nazionale, riguardo i numeri delle risorse umane da impiegare nella medicina generale

 

I risultati dell’indagine. La medicina generale rischia di estinguersi a causa di un’errata programmazione delle risorse. Le graduatorie regionali della Medicina tradizionale trasmetterebbero dati rassicuranti, ma che in realtà lo sono solo in apparenza: queste liste contengono infatti anche medici ultrasettantenni, già in pensione, che non aggiornano la loro situazione oppure lo fanno in modo disorganico.

Secondo il parere del coordinatore dell’Area Strategica Formazione della Fnmceo, Roberto Stella, nella medicina tradizionale è necessaria un’adeguata programmazione delle risorse umane, dato che nei prossimi anni è previsto un grande ricambio generazionale a fronte di un forte numero di medici prossimi alla pensione. A questo scopo, le graduatorie regionali potrebbero essere un’importante fonte cui attingere, se i dati in loro possesso non fossero falsati: così come sono concepite oggi, queste graduatorie ammettono la presenza “perpetua” dei medici in possesso dei requisiti, finché non sono essi stessi a revocarne l’inserimento, includendo anche medici già pensionati e quindi non interessati all’inserimento lavorativo. Epurando le graduatorie dai medici non interessati e rielaborando i dati e considerando come realmente interessati alla Medicina Generale solo coloro che aggiornano i loro punteggi in modo costante, i medici interessati sarebbero solo il 40% degli iscritti in graduatoria, con una forte limitazione delle risorse umane realmente  disponibili. Confrontando la proiezione delle risorse disponibili ai medici pensionandi, il divario che appare è enorme e sembra condurre ad una scomparsa della Medicina Generale nei prossimi 20 anni, a meno che non vi sia una corretta programmazione delle risorse in base ai dati realmente disponibili.

Medicine alternative in aumento. E se l’interesse per la Medicina Generale è in calo, quello per le medicine tradizionalmente considerate “alternative” è in aumento. Ne è un esempio l’organizzazione del primo Convegno di Medicina Ayurvedica  in Italia, che si è tenuto a Roma alla fine di novembre presso la Camera dei Deputati. Non si tratta di rimedi alternativi, privi di fondamenti scientifici, ma di una pratica convalidata da millenni di esperienza e oggi riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha invitato i Governi nazionali ad integrare, nei loro sistemi sanitari, i rimedi della medicina tradizionale con quelli della medicina non convenzionale. Come ben spiegato sul portale di rimedi naturali Shankara.it, la Medicina Ayurvetica “è considerata la madre di tutte le medicine naturali”, poiché è uno dei più antichi metodi di medicina naturale al mondo, utilizzata in India fin dall’antichità ma ancora oggi molto più diffusa nel continente asiatico rispetto alla medicina occidentale. Il trattamento ayurvedico prevede un approccio olistico al paziente, che vede la salute e la malattia come un risultato di tutti gli aspetti che compongono la nostra vita, dalla psicologia, allo stile di vita, alla nutrizione, alle attività sociali e spirituali: se uno di questi aspetti inizia a indebolirsi, tutti gli altri aspetti della vita inizieranno a risentirne. In conformità a questi principi, la medicina ayurvedica si basa principalmente su rimedi fitoterapici che cercano sia di curare le persone malate che di preservare la salute delle persone sane attraverso la prevenzione.

È ovvio che le pratiche naturali ed olistiche non devono essere poste sullo stesso piano della medicina tradizionale, ma possono essere tenute in considerazione poiché importanti per il benessere della persona e basate sul principio importante del prendersi cura di sé.