Stefano Stefanini

(NewTuscia) – CANINO – In quella che viene, in assoluto, considerata come una delle peggiori stagioni per l’olio extravergine di oliva italiano, la produzione a Canino batte ogni più nefasta previsione, addirittura segnando un incremento record della raccolta che, dai 63.000 quintali del 2015 balza ai 90.000 di quest’anno.

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Il direttore della Coldiretti di Viterbo, Alberto Frau

In un comunicato la Coldiretti di Viterbo esprime grande soddisfazione, propria e dei coltivatori. È il dato più eclatante dell’oleificio sociale cooperativo che proprio nel 2016 festeggia il ventennale del riconoscimento della pregiata Dop. “Merito del meticoloso lavoro dei 1.200 soci conferitori che anche quest’anno, grazie all’attento monitoraggio degli uliveti, hanno incrementato i volumi del raccolto, preservando intatta la qualità del rinomato extravergine” spiega Alberto Frau, direttore della Coldiretti di Viterbo. Il prodotto di eccellenza dell’oleificio sociale arriva dai comuni dell’areale della Dop che sono, oltre Canino, Ischia Di Castro, Tessennano, Arlena e piccole porzioni di territorio di Montalto e Tuscania. Ma il boom dell’agricoltura caninese, che si avvia a chiudere un bilancio annuale particolarmente corposo nei numeri e nel fatturato, comprende anche il comparto ortofrutticolo, segmento produttivo dove un ruolo da protagonista sul territorio lo gioca il Copa, azienda cooperativa che associa 150 produttori.

“Canino testimonia la vivacità del settore agricolo che in controtendenza rispetto agli altri settori produttivi del Paese– commenta Mauro Pacifici, presidente della Coldiretti di Viterbo – ha sviluppato nuova economia e generato nuovi posti di lavoro”. La punta di diamante del settore è il celebre asparago, conosciuto come “mangiatutto” per il suo minimo scarto e la massima resa al consumo. “Un prodotto apprezzato ovunque e molto richiesto dalla grande distribuzione. I nostri asparagi verdi – spiega Ernesto Baglioni, presidente della sezione Coldiretti di Canino – hanno conquistato i buyers alla Fiera di Berlino, dove torneremo anche quest’anno, come anche i compratori internazionali intercettati a Dubai. Oggi è esportato in 13 paesi del Nord Europa e – conclude Baglioni – stiamo lavorando all’apertura di nuovi canali commerciali”.

In merito ai Consorzi di Bonifica l’organizzazione dei coltivatori di Viterbo pone delle questioni.   Perché la Regione Lazio, a tre mesi dall’approvazione della legge di riforma, non ha ancora nominato i commissari? I consorzi di bonifica, che per effetto del riordino sono stati ridotti da 10 a 4. Sono allo sbando e dallo scorso agosto si trascinano in uno stato di sostanziale incertezza che mette in dubbio la bontà e la tempistica, a tappe forzate, del processo riorganizzativo allora prospettato come inevitabile perché si liberassero delle loro zavorre di costi, di rappresentanza e gestione, ormai insostenibili e perché fossero consacrati nella loro funzione di strumenti insostituibili per la manutenzione del suolo, la gestione delle risorse idriche e la prevenzione del rischio idrogeologico.

Senza una guida, senza cioè i commissari ai quali la riforma ha affidato il compito di traghettare i nuovi consorzi nella fase di transizione che li separa dalle elezioni per il rinnovo degli organismi dirigenti, le bonifiche rischiano di impantanarsi e generare, anche tra i sostenitori più accaniti del riassetto, sconforto e delusione. Sentimenti che serpeggiano diffusamente anche tra gli stessi dipendenti dei consorzi e tra i contribuenti, decine di migliaia nel Lazio, prevalentemente imprenditori agricoli, oggi preoccupati per gli effetti di una prolungata vacatio che rischia di pregiudicare la programmazione anche delle attività ordinarie delle bonifiche, non ultima la manutenzione dei canali, delle reti e degli impianti irrigui necessari per sostenere i ritmi produttivi dell’agricoltura che, in estate, raggiungono la loro massima estensione.

Coldiretti Viterbo sollecita infine la Regione Lazio a voler superare in tempi rapidissimi, possibilmente entro l’anno, ogni ostacolo, sia esso di natura politica o tecnica, che finora ha impedito la formalizzazione delle nomine dei quattro commissari, che peraltro ci risultano già individuati. Il loro insediamento è il primo e necessario atto per il pieno dispiegamento dei positivi effetti di una riforma che, come organizzazioni professionali, abbiamo sostenuto con tenacia e convinzione, anche a rischio di impopolarità, nell’interesse dei nostri associati, degli agricoltori e dei contribuenti.