(NewTuscia) – VITERBO – Lettera aperta – da presentare al consiglio comunale di Viterbo.duomo-di-viterbo2 Le associazioni partendo dal presupposto che è possibile la costruzione di uno spazio di condivisione aperto che sviluppi il concetto di solidarietà e accoglienza diffusa, hanno avviato un confronto al fine di raccogliere analisi, idee e proposte sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei richiedenti e titolari di protezione internazionale. La necessità di fare rete nasce dalla consapevolezza che una accoglienza diversa da quella che ha avuto luogo sino ad oggi è possibile.

La notizia dell’imminente arrivo di 60 immigrati e la loro accoglienza/sistemazione in container all’ex Fiera di Viterbo è solo l’ultimo esempio di una situazione critica che si protrae da tempo. Il 18 maggio 2016 è stata siglata da Ministero dell’Interno, Anci e Alleanza cooperative sociali la carta della buona accoglienza, in essa vengono espressi  4 principi: offrire misure mirate alla persona; favorire l’integrazione puntando su piccoli numeri  e diffusione nei territori; garantire la titolarità pubblica degli interventi grazie, al coordinamento con prefetture e comuni; rendere di conseguenza l’inclusione sostenibile per le comunità locali, evitando tensioni e conflittualità.

Le associazioni firmatarie di questa lettera aperta, partendo da questi principi e prassi, oltre a rendersi disponibili fattivamente, chiedono al Comune di Viterbo di proseguire nel percorso virtuoso che lo vede titolare di progetti di accoglienza diffusa sin dal 2004 e di promuovere un percorso condiviso con altri enti locali della provincia che porti alla stesura di un protocollo d’intesa con la Prefettura di Viterbo che escluda la possibilità di avere situazioni di accoglienza con forti concentrazioni localizzate e scarsa qualità di servizi e che promuova invece forme diffuse e plausibili, privilegiando il rapporto con il privato sociale più attivo e responsabile. Chiediamo nello specifico: Una maggiore coesione tra le parti ed i portatori di interesse; Coinvolgimento nelle scelte che comprenda i cittadini e le associazioni; Una maggiore responsabilità e collaborazione degli organi di stampa nella comunicazione; Uscita dalla logica di emergenza per una più opportuna programmazione di processo.