Regione Lazio, convegno “La terra, la nostra casa” presso la comunità di Capodarco

(NewTuscia) – ROMA – Partire dai contenuti del Laudato sì per valorizzare le esperienze dell’agricoltura, in particolare dell’agricoltura sociale, come un’opportunità per i territori.

Questo l’obiettivo dell’incontro “La terra, la nostra casa”, svoltosi oggi presso la Comunità di Capodarco, organizzato dalla Regione Lazio nell’ambito del percorso giubilare e moderato dal giornalista Massimiliano Niccoli, al quale hanno partecipato l’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Carlo Hausmann, il viceministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Andrea Olivero, il coordinatore degli eventi giubilari della regione Lazio, Quirino Briganti, Il fondatore di Capodarco, Don Franco Monterubbianesi, l’antropologo e professore universitario, Ernesto Di Renzo, e Ilaria Signoriello del Forum nazionale agricoltura sociale.

“Una bellissima occasione di confronto per parlare della terra – dichiara nel suo intervento il viceministro Andrea Olivero –  in un momento temporalmente significativo come il Giubileo e in un luogo simbolicamente importante come Capodarco.

Le iniziative come Capodarco non nascono per legge ma nascono perché persone lungimiranti hanno ritenuto giusto intraprendere un percorso, basato sulla libera iniziativa, che ha portato alla nascita dell’agricoltura sociale prima ancora che le istituzioni la riconoscessero come realtà strutturata e presente nel Paese.

La legge quadro del 2015 ha armonizzato la materia creando un connubio tra mondo agricolo e mondo sociale, le attività sociali svolte dalle imprese agricole sono dotate del carattere fondamentale della cosiddetta connessione e quindi sono riconosciute parte integrante della attività agricola.

Siamo alla conclusione di un percorso che porterà, a breve, sia al primo regolamento attuativo di costituzione dell’Osservatorio sull’agricoltura sociale, sia alla nomina dell’Osservatorio stesso.

Di lavoro ce ne sarà ancora molto, è vero, ma l’impianto è buono e porta in sé la sintesi delle posizioni, restituendo alla terra la capacità di essere la casa di tutti”.

“L’enciclica Laudato sì è stata accolta come un gesto rivoluzionario – dichiara l’Assessore Carlo Hausmann – un testo che può esser letto secondo numerose chiavi, spirituale, economica, sociale, antropologica, ma tutte con una storia comune: la terra come eredità, come un bene condiviso, che protesta per l’uso irresponsabile e dell’abuso da parte dell’uomo.

La crisi di cui ci parla Papa Francesco è una crisi antropologica, che colpisce i più deboli, gli umili, i più vicini allo stesso humus della terra.

Ed è proprio nei tempi di crisi che la formazione acquista il valore della rigenerazione.

In Regione siamo chiamati a operare in tal senso, in una sorta di paradosso in cui l’agricoltura sociale esiste e non esiste, perché, come ci suggerisce il Papa, tutta l’agricoltura deve essere sociale, equa, giusta.

I nostri mezzi sono sicuramente nel Programma di Sviluppo Rurale: penso, per esempio, alle misure a superficie che danno premi alle aziende in virtù della loro stessa esistenza, vincolandoli a comportamenti virtuosi, o ai premi per le aziende che si specializzano nei servizi alle persone; nell’emendamento sulla multifunzionalità, inserito nel collegato del Consiglio regionale sulla semplificazione, e nella legge regionale sulla filiera corta.

Ma dobbiamo lavorare sulla formazione per creare davvero una consapevolezza nell’uso e dell’uso della terra.

E soprattutto siamo al lavoro per definire le regole per la creazione di un registro ufficiale delle aziende dedite all’agricoltura sociale, fondamentale perché la Regione stessa diventa garante del rispetto delle regole corrette, facendo piazza pulita del finto sociale che si veste di verde per avere i soldi della politica europea”.

 

“Credo che la legge oltre a fotografare la nostra realtà – è intervenuta Ilaria Signoriello – ha dato dignità e riconoscimento a un movimento che dalla fine degli anni ‘70 è vivo sul territorio.

Noi come Forum abbiamo fatto una cosa altrettanto importante, riunendo produttori e settori che fanno della terra una madre accogliente che crea tessuto economico e lavoro.

Non c’è solo la crisi economica ma una vera e propria involuzione antropologica, nel non saper rispondere ai bisogni e guardare al futuro.

Abbiamo accolto la legge con grande speranza.

L’agricoltura sociale non è solo produzione alimentare ma produzione di diritti sociali, un nuovo modello di welfare. L’attuazione dell’art 3 della Costituzione spetta a tutti nella sua affermazione concreta. Ogni cittadino deve avere la propria funzione all’interno della società, non deve solo lavorare ma poter anche sognare.

E il risultato non è misurabile solo in termini economici, motivo per cui il PIL non ci rappresenta, perché non misura né i sorrisi né i livelli di integrazione dei soggetti svantaggiati coinvolti dall’agricoltura sociale.

Dovremmo tutti tornare, come dice il Papa, a essere più umani”.