Mazzoli, campagna per il sì: ieri sera a San Lorenzo Nuovo con Valentini

Il deputato del Pd ieri sera a San Lorenzo Nuovo per la campagna referendaria

Mazzoli: “Con la riforma rafforziamo la democrazia e la partecipazione popolare ai processi decisionali”

(NewTuscia) – SAN LORENZO NUOVO – “Con la riforma costituzionale restituiamo centralità al Parlamento, limitando i decreti legge e i voti di fiducia imposti dal Governo. Inoltre, aumentiamo gli strumenti di partecipazione diretta dei cittadini. Così rafforziamo la democrazia e rendiamo il nostro Paese più competitivo. Questo è il merito della riforma sul quale ci confrontiamo con i cittadini”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, intervenendo ieri sera a San Lorenzo Nuovo all’iniziativa per il Sì al referendum del 4 dicembre insieme al consigliere regionale del Pd, Riccardo Valentini, e a Marco Rocchi in rappresentanza del Pd locale.

mazzoli-a-san-lorenzo-nuovo1“Facciamo – ha detto Mazzoli – campagna elettorale casa per casa. In ogni forza politica oggi sul referendum ci sono idee diverse, ci sono persone per il sì e per il no perché sono 30 anni che si parla di modificare la Costituzione e questa proposta oggi in discussione non nasce dal nulla ma proprio dalle diverse proposte elaborate in tutti questi decenni. Quindi il lavoro che dobbiamo fare è capillare: parlare con tutti del merito della riforma costituzionale che consente all’Italia di fare un passo avanti necessario. Ricordo che l’attuale riforma rispetto alle passate è quella che cambia meno di tutte il testo costituzionale, pensiamo alla bicamerale di D’Alema e alla devolution di Berlusconi e Bossi che erano molto più incisive: la prima introduceva il semipresidenzialismo e interventi sulla funzione giudiziaria, la seconda il presidenzialismo e la separazione delle autonomie dallo Stato centrale”.

“Dobbiamo fare – ha continuato il deputato dem – una campagna elettorale che sia la più aperta possibile, discutendo con tutti della necessità di un cambiamento. Da 30 anni parliamo di riforma costituzionale perché è cambiato il mondo e i processi sono tanto rapidi che noi o adeguiamo le nostre istituzioni a decidere quando è giusto farlo, oppure decideremo tardi, quindi in tempi sbagliati. Se abbiamo un problema oggi, dobbiamo affrontarlo rapidamente altrimenti non serve a nulla. Questo significa mettere le istituzioni democratiche nelle condizioni di difendere il popolo perché sono le decisioni tardive che non aiutano a difendere le proprie comunità”.

“La globalizzazione – ha ribadito nel suo discorso – è un’accelerazione vorticosa dei fenomeni che impongono di cambiare. Dal ‘48 all’80 la partecipazione al voto degli italiani è rimasta sopra al 90%, negli anni successivi fino ad oggi è arrivata al 50%. Il calo repentino c’è stato però negli ultimi 20 anni perché nel ‘92 ancora era intorno all’85%. Questa sì che è la crisi di un sistema che non è stato capace di adeguarsi al momento giusto, incapace di rispondere ai problemi dei cittadini. Inoltre, la centralità del Parlamento oggi non c’è più: l’80 % delle leggi votate sono per la metà decreti legge del governo e per l’altra direttive europee da recepire, solo il 20% sono provvedimenti di iniziativa parlamentare”.

“Per questo dobbiamo superare il bicameralismo perfetto che resta solo in tre Paesi democratici al mondo. Un sistema di contrappesi che nacque all’indomani del fascismo perché allora le forze politiche avevano necessità di controllarsi l’un l’altra. Quel sistema politico – ha sottolineato – non c’è più da un pezzo. Con la riforma riaffidiamo il potere legislativo a una Camera, ridando centralità al Parlamento perché si limitano i decreti legge e i voti di fiducia. Al Governo è concesso di individuare alcune selezionate leggi che sono punti cardine del suo programma su cui il Parlamento deve votare entro 70 giorni. Il Governo con la riforma non si sostituirà più al Parlamento che tornerà a legiferare, ma al contempo si garantirà un sistema più efficiente”.

“Il vero nodo è far tornare a funzionare la nostra democrazia. Con la riforma il Senato diventa una camera rappresentativa dei territori e delle autonomie locali. L’ultima direzione del Partito democratico ha deciso che se passa il sì al referendum, poi si discuterà delle leggi elettorali regionali: la nostra proposta dice che al momento del voto i cittadini avranno due schede, una per eleggere il consigliere regionale, l’altra per scegliere chi tra i candidati consiglieri vogliono che diventi senatore”.

Sugli istitutivi partecipazione diretta dei cittadini cambia la normativa, aumentano gli strumenti di democrazia diretta. “Al momento in Italia – ha spiegato Mazzoli – esiste solo il referendum abrogativo. Se verranno raccolte 500mila firme, il quorum resta il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Se invece è sottoscritto da 800mila firme, allora il quorum diventa il 50% più uno degli elettori che hanno votato alle ultime politiche. La riforma introduce anche il referendum propositivo: si possono cioè raccogliere le firme per presentare una proposta di legge. Le leggi di iniziativa popolare attualmente posso essere presentate in Parlamento se si raccolgono 50mila firme ma non sono previsti i tempi di discussione né di approvazione. Generalmente, ora vengono presentate e restano ferme senza approvazione. Con la riforma le firme devono passare a 150mila ma la proposta di legge dovrà essere discussa e votata entro alcuni mesi. Gli strumenti di partecipazione diretta dei cittadini quindi aumentano per equilibrare la riduzione della rappresentanza”.

Infine, la riforma modifica il titolo V che regola il rapporto tra lo Stato e le Regioni. “La riforma del 2011 non ha prodotto effetti positivi. Ora si elimina la legislazione concorrente, si ridefiniscono i compiti, lo Stato si riapprova di alcune materie ma solo riguardo alle linee guida regionali come turismo, energia, lavoro e sanità. Stiamo parlando di temi che toccano direttamente la vita quotidiana delle persone. Per questo – ha concluso – dobbiamo in queste ultime settimane che ci separano dal voto spiegare l’importanza di partecipare e di votare per il sì”.