Seconda lezione della scuola di formazione politica del Centro studi Aldo Moro

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(NewTusica) – VITERBO – Una lezione per approfondire la figura di De Gasperi con lo scopo di ritrovare le ragioni di un sano protagonismo del nostro Paese.

Dopo i lutti e le devastazioni della Seconda Guerra mondiale, grazie alle scelte dello statista trentino prese forma la nuova politica estera della Repubblica, non una variante, ma un fattore correlato alla medesima strategia di coesione e solidarietà nel quadro delle grandi scelte dei Paesi appartenenti al “Mondo libero”.

L’Italia divenne così una nazione seria ed affidabile: fu un’opera imponente e concentrata nell’arco di un decennio.

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Alcide De Gasperi

De Gasperi prese innanzi tutto su di sé la pesante responsabilità del Trattato di pace, anche se non mancò di agire successivamente per la sua revisione.

Il grande statista tenne ferma la disputa sui confini orientali e sulla “italianità” di Trieste, affrontò la questione altoatesina, dando una dimostrazione di equilibrio e saggezza sul rispetto delle autonomie etnico-territoriali, s’impegnò con successo per l’adesione alla Nato e l’ingresso – nient’affatto scontato – nell’Assemblea delle Nazioni Unite, fornì la sua diretta e indiretta copertura alla “opzione anticolonialista” dell’Eni di Enrico Mattei,  riconoscendo così la centralità del dialogo anzitutto tra i Paesi del Mediterraneo.
Fu De Gasperi che recuperò un ruolo di garanzia e promozione della presenza italiana in Libia ed Eritrea, ottenendo dall’Onu l’Amministrazione Fiduciaria della Somalia, senza poter dimenticare il ruolo che svolse con  il francese Schuman e il tedesco Adenauer, per gettare le fondamenta culturali politiche e istituzionali di un’Europa destinata a raccogliersi nella cornice di una nuova comunità di pace e di cooperazione.
Questo è il patrimonio immenso che De Gasperi ha lasciato in eredità e di cui non possiamo ignorare la portata: a distanza di oltre mezzo secolo, la sua appare come un’impresa  concepita nell’intento d’inserire il popolo italiano in quello che egli definì lo “sforzo di ricostruzione del mondo”.

Oggi si ripropone l’esigenza di uno sforzo analogo perché l’Italia offra un contributo saliente allo sviluppo dell’Europa unita.

Centro Studi Aldo Moro Viterbo