(NewTuscia) – VITERBO – Grande successo di pubblico all’incontro organizzato dal Tavolo per la pace di Viterbo (di cui fanno parte ACLI, ARCI , Caritas e altre organizzazioni) presso la sala del CEDIDO, sotto il palazzo papale. Alla conferenza, dal titolo “Guerre in buona fede. Conflitti in Medio Oriente, Origini storiche, economiche e culturali di una crisi che sta modificando gli equilibri mondiali”, sono intervenuti:

  • Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi (movimento cattolico sempre in prima linea per la pace nel mondo),
  • Giuliana Sgrena (la famosa giornalista rapita in Iraq anni fa e poi rilasciata in un tragico modo che ha causato l’uccisione del funzionario Nicola Calipari)
  • Abu Rabia, un profugo arrivato in Italia attraverso un corridoio umanitario gestito da Operazione Colomba, il Corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XIII.

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L’incontro è iniziato ricordando tutte le vittime di tutte le guerre, primo motivo dell’incontro stesso, quindi Abu Rabia, supportato da una interprete e da un video, ha raccontato la sua storia: musulmano che viveva in pace con i connazionali cristiani, in una grande città, Homs, rasa poi al suolo dalla guerra; dopo aver perso alcuni parenti, costretto a lasciare la sua patria e, sebbene arrivato infine in Italia senza aver perso la vita in mare, desideroso di tornarci quando la guerra sarà finita.

Giuliana Sgrena, dopo aver esordito dicendo che i corridoi umanitari dovrebbero diventare istituzionali e non solo affidati alla buona volontà della società civile, ha affermato che l’informazione sulle guerre in Medio Oriente è sempre poco oggettiva, in quanto i giornalisti quasi sempre lavorano sono sotto scorta degli eserciti. Ha quindi fatto un quadro complessivo di quanto è avvenuto in Medio Oriente negli ultimi decenni e, in sintesi, ha ricondotto la questione ad una lotta per il controllo geopolitico dell’area tra i Paesi sunniti (con in testa l’Arabia Saudita) e quelli sciiti (capeggiati dall’Iran). Intorno a loro, da una parte il sostegno spesso ambiguo e occulto di Paesi come gli USA e la Turchia, che non si son fatti scrupolo di sostenere gruppi terroristici come Daesh e Al Nusra, e dall’altra la Russia, che non ha problemi ad aiutare un dittatore come Bashar al-Assad. Quanto a Mosul, ha detto la Sgrena, le sorti saranno molto incerte, in quanto lì, contro l’ISIS, combattono anche i Curdi, che ne rivendicano giustamente una parte, ma anche la Turchia che invece persegue su ogni fronte il suo intento di distruggere il popolo curdo. In ogni caso, ha detto la giornalista, la caduta di Mosul non significherà la fine dell’ISIS in quanto questo si sta attualmente spostando in altre aree come l’Afganistan.

E’ stata poi la volta di don Renato, un prete che da anni ha rapporti diretti con la chiesa caldea in Iraq, dove cristiani e musulmani un tempo vivevano in pace. Il suo discorso si è incentrato sulla crescente diffusione di una cultura di guerra nel nostro Paese, che tende a farci abituare ai continui morti in guerra e nel Mediterraneo, e che, come dimostrato da un video per bambini che è stato proiettato, addirittura cerca di far passare gli apparati bellici come dei “bei giocattoli”. ”Quando si muore in Francia per mano di terroristi, giustamente ci si indigna tutti” ha proseguito il sacerdote, “mentre se l’Arabia Saudita bombarda dei cittadini inermi nello Yemen non se ne parla nemmeno, ma anzi la si rifornisce di bombe, superando anche la legge”. Il suo intervento si è concluso con quello che è anche l’invito del Tavolo per la pace: “invece che la terza guerra mondiale a pezzi, combattiamo quella che papa Francesco chiama la ‘globalizzazione dell’indifferenza’ ”.

 

Per il tavolo per la pace

Mario Di Marco