(NewTuscia) – VITERBO – Ho scritto questo articolo per chiarire alcune cose sui “vari” metodi usati dalle agenzie immobiliari per concludere la vendita perché credo che la vendita di una casa sia il risultato di una serie di attività professionali specifiche che l’agenzia svolge per il cliente venditore.
“POI NON LAMENTIAMOCI CHE L’AGENTE IMMOBILIARE VIENE ASSOCIATO ALLA CATEGORIA DEI FURFANTI”.
Chi vende casa e sceglie di affidarsi ad un’agenzia merita un servizio basato su mezzi e strumenti professionali, non un servizio basato su qualcuno che gira per le altre agenzie nella speranza che un collega abbia una richiesta buona, questo è in grado di farlo anche il proprietario di casa senza agenzia.
La crisi ha dimezzato il numero di compravendite, ed ora vendere una casa è diventato un lavoro “vero”.
Questo ha spaccato in 2 il panorama dei professionisti dell’immobiliare mettendo da una parte chi, tramite lo studio e l’applicazione di metodi professionali, vuole crescere per migliorare il servizio da offrire al cliente e dall’altra chi cerca di concludere la vendita tramite mezzi all’apparenza facili ma decisamente rischiosi, abbassando i costi del servizio offerto.
STO PARLANDO DELLA COLLABORAZIONE TRA AGENZIE IMMOBILIARI CHE IN POCHE PAROLE PREVEDE PIU’ MEDIATORI ADDETTI ALLA CONCLUSIONE DELL’AFFARE ED OVVIAMENTE LA PROVVIGIONE DIVISA TRA LORO.
QUALI SONO I RISCHI?
1- Se uno tutela il venditore e uno l’acquirente (perché giustamente gli interessi sono divisi) chi è che tutela entrambi in ugual misura? ovviamente nasceranno delle controversie a seconda degli interessi dei vari mediatori coinvolti
2- Dividere la provvigione abbassa il guadagno singolo sulla pratica e dunque la motivazione e l’impegno che il mediatore dedica ad essa.
3- nella conclusione dell’affare oltre al prezzo finale incidono altri fattori come i tempi e le modalità di pagamento, la delibera e la gestione del rapporto con la banca in caso di mutuo, eventuali controversie pratiche e logistiche che, secondo me, sarebbero gestite molto meglio da un unica figura che ha la conoscenza perfetta delle parti coinvolte e può così orientarle verso l’unica soluzione possibile per incastrare le esigenze di entrambi.
in poche parole, se non conosco l’acquirente come faccio a consigliare il venditore e viceversa?
La cattiva gestione di queste dinamiche può scatenare battaglie legali e litigi con perdite di caparre versate.
In alcuni e rari casi, la collaborazione tra agenzie, se strutturata ed organizzata bene può essere proficua, ma, impostare questo come un metodo di lavoro per cui un venditore dovrebbe affidarci i risparmi di una vita nelle mani mi sembra poco, anche perché operando così la figura del mediatore viene associata al venditore da strada ammanicato e con le conoscenze che anche solo per metà provvigione conclude l’affare a tutti i costi.
Da anni mi batto a favore dell’unico metodo di lavoro che, ovviamente testando i risultati sul campo, è l’unico metodo che assicura un servizio di valore al cliente, l’incarico in esclusiva.
Ovviamente ci sono molti casi di brutte esperienze anche con l’incarico in esclusiva ma, in questo caso, è sbagliata l’agenzia a cui è stato affidato e non LA METODOLOGIA.
L’incarico in esclusiva affidato al mediatore scelto è l’unico metodo che assicura un investimento costante ed economico sulla casa, la provvigione sarà piena e la prospettiva di un guadagno motiverà il mediatore (unico e solo e non due galli a cantare ognuno con un interesse diverso) a orientare le parti verso un’ unico accordo che concilierà alla perfezione le loro esigenze,
dunque:
-nessun problema legale e tutela di pari valore per entrambe le parti
–nessun rischio di controversie organizzative
e soprattutto le parti avranno pagato un servizio “veramente” professionale.
Più che collaborazione tra agenzie immobiliari si dovrebbe parlare secondo me di “concorrenza alleata a spese del cliente”.















