Virginia Duranti

(NewTuscia) – VITERBO – Intervista a Giulia Benedetti, autrice di “Se una donna”, racconto breve, primo classificato al concorso “La vita è come un film” indetto da “La compagnia della Bellezza”. La sua storia sarà presto un cortometraggio.

Ben trovata Giulia, grazie di questa chiacchierata. Come è nata l’idea di partecipare a questo concorso?

“Vorrei ringraziare Letizia Segatori, la mia parrucchiera ed esperta di immagine, che mi ha proposto di partecipare perché nel suo salone, in attesa del mio turno, mi vede sempre leggere libri o riviste. Mi ha suggerito di scrivere un racconto ed io non me lo sono fatto ripetere due volte. Vorrei ringraziare anche Valentina Bertuzzi, docente di Teorie e Tecniche Filmiche presso l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, che mi ha trasmesso l’amore per i film e la sceneggiatura”.
Brevemente, senza svelarci il finale, di cosa parla il tuo racconto?

“Se una donna” parla di una ragazza che non è ancora riuscita ad accettare la scomparsa della sorella. La protagonista della mia storia è in cerca di vendetta e di giustizia e questo per tutte le donne brutalmente assassinate. In una sorta di gioco di specchi protegge se stessa e tutte le altre. È consapevole di essere un killer, ma allo stesso tempo sa che salva delle vite.  È una riflessione sulla piaga del femminicidio. Volevo scrivere cosa sarebbe successo se ci fosse un ribaltamento dei ruoli per cui la vittima diventa carnefice”.
Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere con questa storia?

“La violenza sulle donne è un problema serio che va affrontato e risolto. Non lo si può ignorare. Sarebbe utile parlarne, discuterne, trovare delle soluzioni nel tempo, sarebbe utile una normativa chiara e netta, sarebbe utile educare fin da piccoli i bambini che saranno gli adulti di domani. Sarebbe utile un’azione consapevole, il dialogo e una buona istruzione che insegni a tutti, uomini e donne, che alzare le mani verso un’altra persona è un comportamento incivile e scorretto”.
Che cosa suggeriresti a tutte quelle donne che hanno subito violenza?

“Direi loro di essere molto forti. Non siete sole, sono dalla vostra parte e mi auguro che non abbiate più paura. Rivolgetevi ai centri antiviolenza, condividete la vostra esperienza, lasciatevi aiutare da esperti, sostenetevi e parlatene, parlatene sempre.
Ci racconterai altre storie, in futuro?

“Probabilmente sì, ma ne riparliamo dopo la laurea”.