(NewTuscia) – ORTE – La via Amerina è un antico tracciato viario, che ebbe importanti funzioni militari, la storia della strada comincia dopo la guerra romano – falisca del 241 a.C. e la conquista di Nepi, Sutri e Faleri Veteres (l’odierna Civita Castellana) da parte dei Romani. Essi costruirono la via Amerina, seguendo il tracciato di una antica pista etrusca, pavimentando tutto il percorso con un basolato, unendo tracciati locali ancora più antichi che collegavano Veio con Ameria (l’attuale Amelia in Umbria), attraversando tutto il territorio falisco e toccando i suoi principali centri: Nepet (Nepi), Falerii, Fescennium (Corchiano), Gallese, Vasanello e Hortae (Orte). Tutto intorno un paesaggio suggestivo e rigoglioso completa un quadro di straordinaria bellezza.
Le tappe, tra le tante possibili, sono state scelte in base a tre criteri: suggestività dei paesaggi e panorami, agevolezza di percorrenza, presenze storico-artistiche e di prodotti tipici tali da definire culturalmente il Cammino ed il territorio circostante.
Sabato 24 settembre, il gruppo di “pellegrini –social”, provenienti da Italia, Germania, Inghilterra, Polonia, Cina, Stati Uniti e Sudamerica, capeggiato dal tour leader Giancarlo Guerrini, presidente della Fondazione per il Cammino della Luce dopo aver già percorso i tratti umbri del Cammino, arriva a Orte dove, sarà accolto sulla terrazza di un palazzo storico da un piccolo spettacolo musicale ed i tanti prodotti tipici proposti dal Biodistretto Via Amerina e delle Forre, per proseguire poi con la visita di Orte sotterranea. Dopo il trasferimento a Gallese potranno visitare la Basilica di San Famiano e la Tomba del Santo Pellegrino a cura del Comune. Nel tardo pomeriggio, giunti a Civita Castellana, dopo il benvenuto delle Autorità locali ed una cena con i piatti locali del Biodistretto, visita notturna al Forte Borgiano, curata dal Comune.
Domenica 25 settembre, Tappa Morticelli-Corchiano (Km 15)
Partendo da Vasanello, località Morticelli, durante il percorso il gruppo vedrà la Necropoli di Morticelli, una piccola necropoli con sepolture antropomorfe. Si tratta di loggette scavate nel tufo di piccole dimensioni (1,60 mt di lunghezza) e per questo denominate “ i morticelli”, senza copertura che probabilmente doveva essere di lastroni tufacei. Sono di fattura longobarda e gli studiosi le fanno risalire all’VIII secolo d.C., un mulino medievale e il Centro storico di Vasanello, per il quale la costruzione della Via Amerina rappresentò un’ineguagliabile fonte di ricchezza, economica e culturale. Nei secoli i borgo venne governato da diverse famiglie feudatarie, come gli Orsini, i Della Rovere e successivamente i Colonna, che lo tennero fino al ‘700. Tra i gioielli architettonici ricordiamo il Castello Orsini e la Chiesa di Santa Maria Assunta, eretta nel secolo XI sui resti di un tempio Romano. I “pellegrini social” proseguiranno fino al monumento naturale Pian Sant’Angelo, oasi del WWF che si estende su un’area di 254 ettari, composti da ambienti naturali e reperti archeologici unici, nella terra che fu abitata dai Falisci. Qui è previsto il lunch, a base di prodotti locali, offerto dal Comune di Corchiano.
Nel pomeriggio trasferimento prima a Faleria con visita guidata del centro storico a cura del Comune e poi a Calcata, uno degli esempi più significativi di piccoli abitati fortificati medievali in Italia, sorge su una formazione tufacea che risale all’ultima grande eruzione vulcanica (accoglienza nel centro storico e aperitivo) ed in serata, infine, a Civita Castellana, cittadina che sorge sull’antica Falerii Veteres, un sito falisco in prossimità del fiume Treja, qui dopo cena a base di prodotti locali, è previsto un intrattenimento musicale a cura del Comune.
Lunedì 26 settembre, Tappa Cavo degli Zucchi- Via Pianella a Nepi (km 11).
Dopo la visita all’Abbazia e agli scavi di Falerii Novi (Fabrica di Roma), a cura del Comune, trasferimento alla Necropoli del Cavo degli Zucchi. La Via Amerina attraversa un’estesa area archeologica (seconda metà III secolo a.C. – fine III d.C.), comprensiva della necropoli meridionale denominata Cavo degli Zucchi, considerata tra le più importanti testimonianze storiche del territorio falisco. Le tombe, di diverse tipologie (a camera semplice o precedute da vestiboli; a portico, loculi o nicchie, colombari) sono ricavate nelle pareti tufacee lungo la strada. Due sono di eccezionale conservazione e bellezza: precedute da un vestibolo con tre aperture ad arco ed una elegante modanatura a mensola, presentano camera sepolcrale con banchine e, nelle pareti, loculi per l’inumazione.
Dopo una visita alla Basilica e del Santuario di Castel Sant’Elia a cura del Comune, trasferimento a Nepi, che deve il suo nome alla parola etrusca “Nepa” cioè acqua e secondo la leggenda fondato, ben 548 anni prima di Roma, dove gli ospiti degusteranno i prodotti del Biodistretto e nel pomeriggio visiteranno la catacomba di Santa Savinilla e dei Cavoni.
Alcuni dei Prodotti tipici che verranno fatti degustare ai partecipanti:
Calzone con verdure – Questo piatto, localmente chiamato “fallone”, si consuma di preferenza in inverno, in alternativa alla polenta, e si accosta bene alle verdure o al formaggio cotto. Si tratta di una focaccia a base di farina di granturco, acqua, sale, lievito e olio; dalla forma ovale o tondeggiante e dal caratteristico colore giallo. La pizza si cuoce al forno o tradizionalmente al camino, possibilmente su una pietra refrattaria.
Olio monovarietale extravergine di Sirole – La qualità dell’olio di oliva monovarietale extravergine di Sirole si è conservata nei secoli e consente ancora oggi di degustare un ottimo prodotto ottenuto, proprio come in passato, da numerosi piccoli produttori che, pur seguendo ancora antiche tradizioni, tuttavia affidano la buona riuscita del loro olio a modernissimi frantoi.
Cacio Magno e Cacio Magno alle erbe – Questo formaggio a pasta molle, dall’interno colore bianco e dal sapore dolce e morbido, discende dal recupero di una tradizione orale della bassa Sabina, fortunatamente attestata anche da documenti d’archivio. La sua particolarità consiste nell’essere prodotto utilizzando latte ovino proveniente esclusivamente dai pascoli locali e dall’utilizzo della fecola di patate durante il periodo della stagionatura. Ne esiste una versione aromatizzata con erbe e spezie.
Caciotta della Sabina e caciotta della Sabina alle erbe – Si tratta di formaggio dolce, con un leggero accenno sapido, che porta con sé i profumi dei luoghi di produzione. È realizzato con latte di pecora e presenta forma cilindrica, a scalzo. La pasta all’interno è molle, grassa, di un colore giallo paglierino. Nella versione aromatizzata vengono utilizzate erbe quali: erba cipollina, rucola, finocchio selvatico, basilico, coriandolo.
Anse del Tevere – Un tempo questi biscotti, preparati nel rispetto di un’antica ricetta venivano chiamati “tisichelle” o “biscotti di magro” perché ritenuti leggeri e poco calorici. Oggi il nome dei biscotti è Anse del Tevere perché il panificio che ancora oggi ne continua la produzione ha inteso attribuire al biscotto la forma ad “S” per richiamare la caratteristica morfologia del fiume Tevere che nel tratto che costeggia Nazzano scorre lentamente, formando ampie anse e meandri.













