(NewTuscia) – VITERBO – Ricorrendo tra pochi giorni, il 21 settembre, l’anniversario della nascita nel 1925 di Alfio Pannega, il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” come già in passato mette a disposizione delle persone interessate alcune altre fotografie inedite dell’indimenticabile amico e compagno di lotte realizzate nel corso del tempo da Mario Onofri, ugualmente indimenticabile amico e compagno di lotte.
Contro la guerra e tutte le uccisioni.
Contro il razzismo e tutte le persecuzioni.
Contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
In difesa della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani.
In difesa della biosfera, casa comune dell’umanità.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione.
La nonviolenza è in cammino.
*
Una breve notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in città si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassionò vieppiù di poesia e fiorì come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in città, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sarà fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E’ deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti. Alcuni testi commemorativi sono stati più volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza è in cammino”, ad esempio negli “Archivi della nonviolenza in cammino” nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei “Telegrammi della nonviolenza in cammino” n. 265 ed ancora i “Telegrammi della nonviolenza in cammino” nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476, i fascicoli di “Coi piedi per terra” n. 546 e 548-552, e “Voci e volti della nonviolenza” nn. 687-691, 754-755.
*
Una breve notizia su Mario Onori
Mario Onofri è deceduto a Viterbo, la sua città, il 13 giugno 2015, aveva 64 anni. Era un uomo dolce e mite, sapiente e generoso. Fotografo, artista, viandante e ricercatore, studioso e testimone, militante per i diritti umani, amico della nonviolenza, sollecito sempre nel recare aiuto alle persone sofferenti, alle persone oppresse. E’ stato uno dei migliori compagni di lotte di quanti a Viterbo si sono battuti e ogni giorno si battono contro i poteri criminali e contro il regime della corruzione, contro la devastazione della natura e della cultura, contro la guerra e contro la violenza, contro il razzismo e contro il maschilismo, contro lo sfruttamento e l’oppressione; per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani; per la liberazione dell’umanità intera; in difesa di quest’unico mondo vivente. Anche grazie all’azione di Mario Onofri la nonviolenza è in cammino. All’indomani della sua scomparsa scrissero di lui alcuni degli amici e compagni di lotte che più gli furono vicini: “Grande artista, fotografo e visionario, dagli anni ’60-’70 Mario ci ha donato luminose visioni di persone e luoghi con i suoi scatti – di grande perizia tecnica – intrisi di bellezza e malinconia, dolcezza e saggezza, espressione di un cuore e di un occhio sapientemente sensibili e sempre alla ricerca di quei caratteri e paesaggi autentici ed evocativi che sapeva cogliere esprimendo la profonda essenza della vita, dell’umanità, della storia e della natura. Grande viaggiatore, profondo conoscitore dell’India, Mario Onofri lascia un grande patrimonio artistico e documentario, storico ed umano, che – dal bianco e nero al colore – ci permetterà di rivedere, senza mai banalità, la metamorfosi socio-culturale e paesaggistica di Viterbo impressa in cinquant’anni di fotografie. Oltre all’altra sua grande passione, quella dell’India, di questo meraviglioso paese di cui era innamorato e del quale ha magistralmente colto e restituito la poesia, i colori e la magia”. Ricordandolo nel primo anniversario della scomparsa di lui è stato scritto: “artista e ricercatore, militante nonviolento per la pace, i diritti umani, la difesa dell’ambiente e della civiltà. Era un uomo buono, mite, gentile, di garbo levissimo e finissima ironia, di profondi elevati pensieri, di immensa generosità. Intellettuale dai molti interessi e di molte esperienze, infaticabile viaggiatore e natura contemplativa, acutamente consapevole della fragilità di ogni persona e della volatilità di ogni esistenza – e per questo vieppiù soccorrevole e accudente -, attivista costantemente impegnato per la vita, la dignità e i diritti di ogni essere umano, per la liberazione delle oppresse e degli oppressi, per l’amoroso rispetto del mondo vivente tutto. Ne ricordiamo le qualità di artista visivo, di antropologo del presente, di testimone del tempo e dei luoghi, delle relazioni e dei mutamenti, dei movimenti collettivi e delle esperienze culturali che con intensa partecipazione visse e documentò; lo ricordiamo fedele alle amicizie fino all’abnegazione, tenero e luminoso confortatore nelle distrette, saggio gioioso e meditabondo nel convivio; lo ricordiamo compagno di lotte e di ragionamenti necessari, strenuo ricercatore della verità, la verità che libera, la verità che ama, la verità che è prendersi cura delle altre persone e del mondo vivente, compassione operosa e universale fraternità. A chi ha avuto il privilegio grande di essergli stato amico lascia un tesoro di ricordi iridescenti, e un’esortazione a perseverare nell’impegno per la liberazione di ogni essere umano, affinché tutti possano godere di una condivisa felicità, in una solidarietà che ripudia e contrasta e sconfigge ogni violenza, e l’intero mondo vivente abbraccia in un rivolgimento amoroso che è insieme comprensione di sé e del tutto. Lascia anche un’opera vasta e preziosa, in massima misura tuttora dispersa e inedita, un regesto di immagini salvate dalla fuga del tempo il cui pregio artistico e documentario – ed ermeneutico, e morale quindi – è cospicuo, e che occorre dunque finalmente raccogliere, pubblicare e valorizzare a beneficio dei presenti e dei venturi, dono estremo di un uomo giusto all’umanità”.
Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo
Viterbo, 19 settembre 2016
Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it













