Stefano Stefanini
(NewTuscia) – VITERBO – Abbiamo seguito ieri sera il confronto- dibattito svolto si alla Festa dell’Unità di Bologna, tra il presidente dell’Associazione Partigiani d’Italia ANPI, Carlo Smuraglia, e il presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel cui ambito sono emerse chiaramente le impostazioni e gli effetti delle Riforme costituzionali ed elettorali ( legge elettorale Italicum) per cui i cittadini elettori devono essere pienamente informati per esprimere consapevolmente il loro voto.
“La riforma stravolge lo spirito della Costituzione – è il pensiero del presidente dell’Anpi – ci sentiamo obbligati a schierarci a difesa della Costituzione”. Renzi risponde : “Si può votare sì o no, ma dire che è in gioco la democrazia è una presa in giro nei confronti degli italiani”.
Anche partendo da queste battute, l’auspicio che ci sentiamo di esprimere come giornalisti impegnati, per quanto nelle nostre possibilità, per il corretto svolgimento del responso popolare è quello che i cittadini siamo messi nelle migliori condizioni di esprimere in modo informato e consapevole il loro si o il loro no sulle “conseguenze pratiche” dei quesiti su:
– bicameralismo paritario tra Camera dei deputati e Senato della Repubblica,
-riduzione del numero dei parlamentari,
-contenimento dei costi delle istituzioni,
-la soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro,
– la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.
Del resto il giurista e costituzionalista prof. Stefano Rodotà ha recentemente auspicato: “L’informazione corretta, non falsificata, è premessa indispensabile per il voto consapevole dei cittadini, e chi ha le conoscenze necessarie deve metterle a disposizione di tutti”.
Avremo modo nel periodo di campagna referendaria di approfondire le delicate questioni sul tappeto, dibattito che si annuncia fin da ora intensa ed aspra per la posta in gioco e ci auguriamo i dibattiti già organizzati dai vari Comitati siano costituzionalmente trasparenti e motivati nelle argomentazioni proposte agli “elettori sovrani”.
Secondo i Comitati per il NO, questa “riforma” – insieme agli effetti alla legge elettorale Italicum nella versione attuale – mette a rischio il principio costituzionale della sovranità popolare e la democrazia stessa.
“Le ragioni del no” si fondano anche sul contesto in cui nasce la “riforma” e il combinato disposto con la legge elettorale “Italicum”.
- Vediamo gli effetti della riforma secondo i Comitati per il NO, in primo luogo, in caso di vittoria dei Sì, grazie all’abnorme premio di maggioranza concesso dall’Italicum – nella versione attuale che potrebbe essere modificata dal Parlamento – alla Camera, tutti i poteri sarebbero concentrati nelle mani di una sola forza politica (anche con un consenso molto limitato) e del suo leader: questo modifica – di fatto – la forma di governo, passando da una democrazia parlamentare a una “democrazia plebiscitaria” o “di investitura”.
2.Altro argomento contrario: il Senato non sarà abolito, ma trasformato in un ramo del parlamento non eletto dai cittadini, né realmente rappresentativo dei territori, pur mantenendo notevoli funzioni legislative (tra cui nuove possibili riforme costituzionali) e partecipando all’elezione dei più importanti organi dello Stato, presidente della Repubblica, giudici della Corte Costituzionale e membri del Consiglio Superiore della Magistratura.
3.In materia della formazione delle Leggi, per i Comitati per il NO la Riforma presenta un testo, scritto male, a tratti incomprensibile e ambiguo, che complicherà enormemente, invece di snellire, l’iter delle leggi, senza portare, nonostante i proclami, significativi risparmi sui costi della politica.
4.Infine i Comitati per il NO l’Italia necessita sicuramente di riforme e revisioni anche costituzionali in senso maggioritario, ma nello spirito del “bilanciamento tra i poteri e del rafforzamento della partecipazione popolare e della rappresentanza. “ Elementi fondamentali che con l’Italicum non solo non vengono salvaguardati ma risultano al contrario mortificati. Basti pensare al mantenimento del “meccanismo per i capilista (si parla di 100 seggi) che restano nominati dalle segreterie dei partiti e che di conseguenza, salvo una piccola parte, privano i cittadini del potere di scegliere i loro rappresentanti.
I fautori del NO sostengono che con la legge elettorale Italicum e la Riforma della Costituzione sinora delineata da Renzi e dalla maggioranza governativa, con le eccezioni della minoranza PD, si continuerà ad avere un Parlamento prevalentemente di nominati e non di eletti e un sistema assurdo che vale per la maggioranza e, paradossalmente, risulta ancor più stringente per l’opposizione, in netto contrasto con le indicazioni date dalla Corte costituzionale, che si pronuncerà sulla legge elettorale “Italicum” prima del Referendum costituzionale di novembre o dicembre prossimi.















