Diva Rosa, quando la tradizione non si tocca…

Tiziana Agnitelli
(www.grafologiaequilibrio.com)

(NewTuscia) – VITERBO – Una città “mobilitata” per la sua Santa, anzi veramente ancora Beata… e camminando, camminando per il percorso della “macchina” si percepisce allegria, attesa, fermento, gioia e anche un po’ di stanchezza, specialmente da parte degli anziani venuti dal pomeriggio presto, con il loro seggiolino di legno per vedere questo incredibile e imperdibile spettacolo, hanno espressioni senza tempo mangiando un panino, ma sono contenti.

Le persone sono di più parti d’Italia, osbanda vejanopiti di qualche viterbese, ma anche “autonomi” incuriositi da questo evento ormai patrimonio dell’Umanitá (riconoscimento Unesco del 2013), unico nel suo genere, sono presenti tutte le generazioni: dai bambini, agli anziani, ai giovani, soprattutto giovani, come i “fontanari” che, prima dello spettacolo, intonano tutti insieme “la fontana non si tocca e evviva Santa Rosa!”.

Mi avvicino curiosa e parlo con il “capo” che ha il megafono, mi racconta che inizialmente la fontana di Piazza Fontana Grande era stata transennata per sicurezza del monumento da parte del Comune, ma loro “fontanari” da 25 anni che si tramandano la tradizione di generazione in generazione si sono impegnati a “liberare” la loro fontana e hanno combattuto questa battaglia, vincendola per amore della loro Santa!

Sempre dal loro gruppo gioioso salta fuori un ragazzo, Bigol o un nome simile mi sembra percepire dal coro dei fontanari che lo acclamano, che movimenta l’attesa con una continua giravolta di capriole, da non credere… sembra l’uomo di gomma dei supereroi… altro personaggio acclamato con una standing ovation è il simpaticissimo Nicola di via Cavour, proprietario della nuova agenzia funebre (praticamente incarna un vero e proprio paradosso) che non dorme dal giorno prima per i preparativi della festa e allieta tutti i suoi ospiti che sono tantissimi….evviva Santa Rosa!

C’è fervore e pathos, è per questo che è così amato da tutti questo spettacolo di luce. Finalmente arriva il momento della partenza, i facchini chiamati a posizionarsi dopo la benedizione fanno venire i brividi, brividi che si susseguono ad ogni stop and go della macchina, è come una scarica di corrente elettrica collettiva.

Hanno questo potere: emozionano. Anche se l’emozione più grande si ha quando questa “creazione di luce” inizia a muoversi, si sono susseguite negli anni tante macchine, ognuna con una bellezza data dall’ideatore e dal creatore, non prive di critiche, ma tutte amate, ora c’è GLORIA, splendida, magnifica e incantevole, che reca Santa Rosa.

Dove c’è luce non può esservi ombra, sembra “cantare” a tutti gli spettatori mentre si muove….anche agli spettatori di via Marconi che emanano allegria per questa bella novità del percorso….ma tutto sommato un po’ di ombra resta, nonostante la festa e lo splendore della “macchina”, a fine corsa la città è uno scempio, sembra sia calato Attila con i suoi barbari, immondizia ovunque: dentro le fontane, sulle finestre, in ogni pertugio vuoto e soprattutto a terra, un segno della poca civiltà di tutti…il dietro le quinte dovrebbe essere bello e pulito come lo spettacolo. Peccato.

A fine serata ci sono solo gli operatori della nettezza urbana che oltre ai rifiuti tolgono la terra posta sul percorso e i loro visi non hanno alcuna espressione di gioiosa allegria. Anzi. D’altronde l’Umano è Duale. Bianco e Nero. Luce e Ombra. Evviva Santa Rosa!!!