Gaetano Alaimo
(NewTuscia) – VITERBO – Il Trasporto di Luce di Rosa è stato all’altezza del mezzo secolo di vita delle minimacchine del Centro Storico di Viterbo. Sì, perché l’immensa folla che, fin dal primo pomeriggio, ha fatto da sfondo alla manifestazione, la presenza di tutte le autorità cittadine, da quelle politiche a quelle militari, civili e religiose, nonché la ressa di giornalisti, ha voluto confermare una tappa che lascerà il segno nella storia delle Minimacchine.
Mezzo secolo di vita del Comitato Centro Storico e, Luce di Rosa, il modello che sfilerà fino al 2018, ha compiuto un percorso perfetto, con i Minifacchini che, carichi di entusiamo, si sono succeduti tappa per tappa su un percorso che è da sempre molto lungo e difficile.
Luce di Rosa è l’ideazione di Lucio Laureti, parte attiva del Comitato Centro Storico, che ha portato a compimento la sua creatura dopo un lungo lavoro di progettazione con le sculture di Paolo Capoccetti e il design studiato per mesi con molte imprese viterbesi del settore. Ne è nato un progetto modello, studiato minuziosamente in 3d e trasportato da un numero record di minifacchini, 223.
Prima del via alcuni attimi di arte e spettacolo, con la rappresentazione dei Miracoli di S. Rosa, le sbandieratrici e il gruppo Città di Viterbo e la banda di Vitorchiano. Insieme a ciò la rievocazione storica “La contesa”.
Il Trasporto di Luce di Rosa, partito come sempre da piazza Dante, ha visto il sollevate e fermi da parte del capo istruttore Renzo Lucarini e ha avuto il coordinamento di Alfredo Fazio, presidente del Comitato organizzatore, e Giancarlo Bruti.
Il percorso ha visto subito la prima grande difficoltà. il passaggio in via Mazzini sotto l’arco: qui i minifacchini si abbassano per non fare scontrare la Macchina con il muro: tutto ok ma è sempre dura. Quindi la svolta verso il liceo scientifico Ruffini e il proseguimento in direzione di via dell’Orologio vecchio. Qui la curva a 90 gradi e la temibile discesa verso piazza delle Erbe. Tutto perfetto, con i ragazzi che, tappa dopo tappa, si caricano abbracciandosi e qualcuno si commuove pure. A metà percorso circa la fatica si fa sentire. Siamo a piazza delle Erbe e si guarda verso via Saffi. Qualche attimo per rifiatare e un po’ di zuccheri. E via. Si riparte.
E’ il tratto in discesa verso via Cavour ad annunciare ad ali di folla che Luce di Rosa sta per arrivare a piazza del Comune. Qui, imprevisto, il giro di rispetto verso i palazzi delle autorità, Comune e Prefettura, e giù scrosci di applausi della tantissima folla: sembra di essere già al 3 settembre.
Qualche oscillazione di Luce di Rosa in alcuni punti ma sono attimi. Poi tutto torna alla regolarità.
Ora corso Italia è vicino. Quando lo si passa sto a un passo dai minifacchini, vedo la loro sofferenza, alcuni sono davvero poco più che ragazzini, 6, max 7 anni. La loro è un’iniziazione al sacrificio e all’amore per Rosina. “Entriamo nella storia ragazzi”, dice il capofacchino, loro lo sentono e lo vogliono: siamo al 50° Trasporto del Centro Storico, la storia è lì, vicina, pronta a ricordarli.
Con queste emozioni si continua. Siamo a piazza delle Erbe di nuovo, questa volta nel tratto dove passa anche Gloria, la Macchina dei grandi. Si va lisci lisci fino a piazza del Teatro, dove si ripete il giro d’onore. La differenza con la Macchina del 3 settembre è sempre minore.
Da piazza Verdi la fatica aumenta per la salita di Santa Rosa e l’ultimo tratto, da via S.Rosa, si costeggia quella che fu la casa della santa bambina e si va diretti verso via Dante, che si raggiungerà intorno alla mezzanotte.
Davvero incredibile la lunghezza del tracciato e la forza, soprattutto di fede e d’animo di questi giovani facchini.
Alla fine è un tripudio, con il modello di Lucio Laureti portato in trionfo e il Comitato Centro Storico che festeggia il suo primo mezzo secolo di Trasporto come meglio non potrebbe.
E lo sforzo non finisce qui: il 10 settembre, in occasione delle rievocazione dell’esilio di Rosa, che avvenne anche a Vitorchiano (oltreché a Soriano nel Cimino), ci sarà un Trasporto straordinario della minimacchina del Centro storico.
Se non è devozione questa…















