(NewTuscia) – VITERBO – Aspettiamo prima di fare un consuntivo del terremoto che ha colpito Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata. Quello che inizia a risultare quasi certo, però, è che la causa di gran lunga principale dei crolli è stata la mancanza di messa a norma degli edifici.
Ebbene. Due articoli usciti sul Corrirere della Sera mettono a nudo la situazione. Un esperto giapponese chiarisce che “Ho l’impressione che in Italia, in confronto, una vera cultura della prevenzione a livello del cittadino comune sia ancora piuttosto carente”.
E come fare a non dargli ragione?
Per quanto riguarda il lavoro dei magistrati sui crolli che, anche ieri, si sono succeduti, per nuove scisse, sia alla scuola di Amatrice che in altri edifici già martoriati, si stanno già ricostruendo le dinamiche che non portarono ai lavori per rendere l’ospedale amatriciano sicuro in caso di terremoti. I soldi c’erano, venivano dalla Regione Lazio. Poi furono stanziati ad hoc per fare partire i lavori, ma non se ne fece più nulla, forse per alcune indagini in corso su alcuni dirigenti Asl di Rieti che avrebbero favorito, nei lavori, alcune ditte “amiche”.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dopo il dramma dell’Aquila del 2009, in cui crollò un edificio con decine di studenti universitari morti e quello di San Giuliano di Puglia, tristemente famoso per la morte di 27 giovani scolari con la loro maestra, ora piangiamo i morti di Amatrice tra ospedale, scuola e tante case distrutte.
C’è un filo conduttore che unisce queste tragedie, anzi due. Il primo è la fatalità di terremoti sempre più vicini tra loro, il secondo è la mancanza di adeguamento alle norme antisismiche degli edifici. Che poi sia malaffare, corruzione o incuria conta poco. Ci sono stati centinaia di morti e serve cambiare strada. O staremo ancora qui a contare le prossime vittime.















