(NewTuscia) – VITERBO –
- «Al referendum si vota per abolire il Senato».
Falso. Il Senato, seppur ridotto di poteri e per numero di senatori, continuerà
a esistere, nello stesso Palazzo in cui si trova. Sembra ovvio, ma solo pochi
giorni fa una tivù nazionale ha mostrato un cartello secondo il quale si
sarebbe votato «per abolire il Senato». Lo stesso Renzi oggi a Firenze ha
detto testualmente che «non esisteranno più i senatori», un’evidente falsità.
- «Con la riforma si faranno le leggi più in fretta».
Falso. A parte le materie in cui il Senato mantiene funzione legislativa
paritaria (“leggi bicamerali”), negli altri casi il Senato può proporre modifiche
per una seconda lettura alla Camera e in molti casi la Camera, per approvare
le leggi senza conformarsi al parere del Senato, deve poi riapprovarle a
maggioranza assoluta dei suoi componenti (non basta quella dei presenti in
aula). In tutto, sono una decina le diverse modalità possibili di approvazione
di una legge. Il che porterà non solo a una serie di rimpalli, ma soprattutto a
conflitti sulla tipologia a cui appartiene una proposta di legge, quindi sul suo
iter.
- «Il nuovo Senato abbatterà i costi della politica».
Parzialmente falso e di sicuro molto esagerato. I risparmi consistono nel fatto
che i nuovi senatori (in quanto consiglieri regionali o sindaci) non saranno
pagati per le loro funzioni senatoriali, ma avranno comunque le spese di
trasferta a Roma dalle Regioni di provenienza e probabili forme di rimborso. Il
personale di palazzo Madama che non resterà al Senato verrà trasferito. Si
calcola ottimisticamente che il risparmio sulle spese oggi a carico di Palazzo
Madama sarà di circa il 20 per cento rispetto alle spese attuali. Una riforma
che avesse avuto come obiettivo il risparmio sui costi della politica avrebbe
potuto dimezzare il numero complessivo dei parlamentari (315 deputati e 150
senatori, totale 450) ottenendo risparmi molto maggiori. Con questa riforma i
parlamentari stipendiati restano infatti 630 (i deputati), più i rimborsi e le
trasferte a Roma dei 100 senatori.
- «Il nuovo Senato non sbilancia i contrappesi democratici».
Falso, se combinato con l’Italicum. La legge elettorale per la Camera
(Italicum) assegna al partito vincente e al suo leader il controllo di 340 seggi.
Data l’assenza di un’altra Camera con funzioni legislative altrettanto forti, ne
consegue un accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del premier.
Inoltre nelle elezioni in seduta comune con i senatori (ad esempio per la
scelta del Presidente della Repubblica e dei membri non togati del Csm)
questo meccanismo consegna al premier un potere molto maggiore. La
possibilità che il Quirinale diventi un’espressione più diretta della sola
maggioranza rende a sua volta maggiori i poteri del premier anche
nell’elezione dei giudici della Consulta: la maggioranza di governo ne
esprimerebbe direttamente 3 (tramite la Camera) e altri 5 attraverso il
Presidente della Repubblica (se questi fosse espressione della sola
maggioranza), più altri 2 se la maggioranza al Senato è la stessa che c’è alla
Camera. Quindi su 15 giudici della Consulta un numero tra 8 e 10 (su 15)
rischia di essere scelto direttamente o indirettamente dalla maggioranza di
governo.
- «Con il nuovo Senato ci sarà più stabilità».
Potenzialmente falso. La maggiore stabilità c’è se al ballottaggio per la
Camera vince lo stesso partito che ha già la maggioranza al Senato, il che
non è scontato. Ad esempio, se nascesse domani, il Senato previsto dalla
riforma Boschi sarebbe a grande maggioranza Pd (in quanto eletto dai
consigli regionali quasi tutti Pd) ma se poi al ballottaggio per la Camera
vincesse il Centrodestra o il M5S si creerebbe una conflittualità perenne tra
Camera e Senato.
- «Il nuovo Senato ricalca il modello tedesco».
Falso. In Germania i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto
dai governi dei Länder di provenienza. In altre parole, devono votare come
deciso dai loro Länder e così ne rispecchiano la volontà, ne sono espressione
diretta: in modo da costituire un contrappeso federale e locale al potere
centrale. Secondo la riforma Boschi, invece, i senatori non hanno alcun
vincolo di mandato rispetto alla regione di provenienza, quindi non ne
esprimono le volontà: sono solo espressioni dello loro appartenenze
politicopartitiche.
- «Il nuovo Senato aumenta la rappresentanza locale quindi il
federalismo».
Falso. Al contrario, la riforma Boschi toglie alle regioni molti margini legislativi
e ne riduce autonomia (salvo le Regioni a Statuto speciale). L’ambiguità del
testo e il rimando a leggi ordinarie aumenterà inoltre il contenzioso tra Stato e
Regioni.
- «La Costituzione è uguale da 70 anni, basta!».
Falso. Dal 1948 a oggi la Costituzione è già stata modificata diverse volte
anche su questioni importanti: dall’istituzione delle Regioni al pareggio di
bilancio, dal Titolo V sulla struttura dello Stato fino all’abolizione completa
della pena di morte. Si può discutere se una modifica è o è stata un
miglioramento, ma è difficile sostenere che la Costituzione italiana sia inerte e
uguale a se stessa da 70 anni.
9.«Se vincono i no Renzi si dimette e sarà il caos».
Falso e ricattatorio. Non è costituzionalmente un referendum su Renzi:
nessuno lo obbliga a dimettersi se vincono i no. Quello che sta facendo il
premier è quindi un ricatto politico che distorce il voto su una cosa più
importante di qualsiasi premier “pro tempore”, cioè la Costituzione. I premier
passano, la Costituzione li trascende. In ogni caso, anche se Renzi si
dimettesse, il presidente Mattarella potrebbe dare un altro incarico per
terminare la legislatura, che del resto ha già avuto un altro governo con la
stessa maggioranza prima che ci fosse quello di Renzi.
- «Questo referendum è la scelta tra l’Italia che dice sì al futuro e
l’Italia che sa dire solo no».
Falso. Questo referendum è solo la scelta tra chi ritiene che la riforma Boschi
sia migliorativa della Carta attuale e chi ritiene che sia peggiorativa. La
formuletta mediatica “Italia dei sì contro Italia dei no” è, di nuovo, svilente
rispetto alla rilevanza della Costituzione, legge fondamentale del nostro
vivere comune che non ha nulla a che fare con la narrazione renziana, con la
presunta o reale modernità del premier. Allo stesso modo, questo referendum
non ingabbia chi è contrario alla riforma Boschi tra quanti ritengono
immodificabile e non migliorabile la Costituzione: semplicemente, chi vota no
ritiene che queste modifiche non siano migliorative ma (nel loro complesso e
fatto il bilancio) prevalentemente peggiorative.
Comitato per il no di Viterbo e provincia















