Una concentrazione di potere nelle segreterie di partito per la determinazione delle candidature ed una limitazione della sovranità popolare nella scelta dei parlamentari con l’eliminazione del voto al senato delle autonomie,  i cui membri sarebbero designati dalle regioni ed, in parte, dai comuni.

di Stefano Stefanini

(NewTuscia) – Siamo convinti che occorra avviare un’ obiettiva riflessione sui costi e sui benefici sulla legge elettorale ” Italicum “, voluta fortemente da Matteo Renzi, per innovare il sistema politico istituzionale italiano unitamente alla modifica della Costituzione, che abolisce il senato elettivo e innova il procedimento di  formazione delle leggi, introducendo di fatto un mono-cameralismo ed un rafforzamento del Governo e del  presidente del consiglio dei ministri.

Con varie iniziative  di piazza, partiti e movimenti di opposizione al governo Renzi si stanno organizzando per contestare la riforma elettorale, definita legge-cerotto, nell’imminenza del referendum costituzionale confermativo sulla riforma della Costituzione.  Cerchiamo di individuare  le motivazioni dei Comitati per il No al referendum confermativo sulla riforma Costituzionale che intendono sensibilizzare i cittadini per  evitare la pericolosa deriva che accompagnerebbe la nuova legge elettorale, il cosiddetto “Italicum”. Questa riforma, in combinazione con quella  del Senato, rischia di produrre effetti deleteri per la democrazia italiana, assicurando “una concentrazione di potere in mano di un’estrema minoranza, portando a una quasi totale esautorazione degli elettori dalla scelta dei loro rappresentanti in Parlamento e dando enorme potere ai Consigli Regionali.

Per i comitati del NO  la legge elettorale Italicum è una legge peggiore persino del famigerato Porcellum. Consegna un potere enorme nelle mani di una minoranza senza predisporre i necessari bilanciamenti e contrappesi. Prefigura un premierato non forte ma fortissimo, che cambia le regole del gioco politico squilibrando il meccanismo a favore di un singolo partito o, peggio, di un singolo leader.” Il tutto viene reso ancora peggiore dalla combinazione con la riforma del Senato. Nessuna democrazia matura prevede o accetta sbilanciamenti così marcati.

Non è questo che serve all’Italia, che necessita sicuramente di riforme e revisioni anche costituzionali in senso maggioritario, ma nello spirito del bilanciamento tra i poteri e del rafforzamento della partecipazione popolare e della rappresentanza.  Elementi fondamentali che con l’Italicum non solo non vengono salvaguardati ma risultano al contrario mortificati. Basti pensare al mantenimento del meccanismo per i capilista che restano nominati dal capo e che di conseguenza, salvo una piccola parte, privano i cittadini del potere di scegliere i loro rappresentanti. Continueremo ad avere un Parlamento di nominati e  non di eletti e un sistema assurdo che vale per la maggioranza e, paradossalmente, risulta ancor più stringente per l’opposizione, in netto contrasto con le indicazioni date dalla Corte costituzionale, che si pronuncerà sulla materia prima del referendum costituzionale di novembre prossimo.

La battaglia della prima ora  di Italia Unica di Corrado Passera di forze politiche di minoranza e di una parte del PD  e di moltissimi liberi cittadini, travalica il perimetro dei partiti tradizionali e delle loro dinamiche interne, spesso giocate all’insegna della convenienza di gruppi di pressione o di singoli leadership. Meno che mai infatti la riforma elettorale può risolversi, come accade, in una resa dei conti interna al PD, come invece si cerca di far passare all’opinione pubblica. Si tratta di una distorsione inquietante che non può essere avallata. Il sistema di voto è l’essenza stessa di una democrazia ed è patrimonio di tutti.

Per questo i contrari all’Italicum  si rivolgono all’intero corpo elettorale, anche e soprattutto a quelli che -ormai in numero purtroppo preponderante per un sistema democratico- disertano le urne o votano scheda bianca.

È principalmente al 50 e più per cento di italiani che non votano per sfiducia o disillusione nella politica che ci si rivolge per dare loro voce, per invitare così tanti milioni di concittadini a unirsi a noi in una battaglia a difesa dei principi democratici e costituzionali. Il partito della Nazione, il partito Unico rappresentano sbocchi rischiosi, già sperimentati in passato con risultati drammatici. Italia Unica si batterà per realizzare anche in Italia una democrazia matura che contemperi governabilità e partecipazione (doppio turno di coalizione), possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento (collegi uninominali) e per ridurre i costi della politica (una sola Camera con non più di 400 parlamentari).

L’iniziativa di Italia Unica che con Corrado Passera ha scritto ai direttori dei giornali nazionali. Ripercorriamo i tratti salienti della lettera aperta

L’iniziativa politica  di Italia Unica contro la riforma elettorale e del Senato si arricchisce di un nuovo capitolo. Il suo fondatore Corrado Passera ha inviato una lettera a tutti i direttori di quotidiani e televisioni per ribadire le ragioni della contrarietà e soprattutto sensibilizzare i media sui pericoli che l’Italicum contiene per le regole del gioco politico e l’equilibrio tra istituzioni e cittadini. La lettera ha ricevuto una importante eco e ringraziamo i direttori che l’hanno pubblicata integralmente o ne hanno dato conto. Leggiamone un estratto:

Caro direttore,  Noi di Italia Unica fin dal gennaio 2014, ossia dal primo dibattito sulla riforma, ci siamo battuti contro l’Italicum e la riforma del Senato, quasi sempre in solitudine e scontando l’indifferenza o, peggio, l’ostracismo delle altre forze politiche. Oggi il nodo arriva al pettine e tutti possono vedere quante lacerazioni, scontri, divaricazioni dentro e fuori dai partiti quei provvedimenti stanno provocando. Le riforme costituzionali finiscono per arrivare al traguardo con l’imprimatur solitario – e peraltro non compatto – del Pd e con l’avallo soltanto di altre formazioni minori.

Abbiamo ripetutamente illustrato i motivi della nostra fortissima contrarietà: l’abbiamo fatto con il Presidente della Repubblica che ancora ringraziamo per la disponibilità e sensibilità; con un appello indirizzato a tutti i parlamentari;  con iniziative territoriali in tutta Italia.

Ma i giochi si stanno chiudendo e lanciamo una ulteriore accorata, denuncia. Le cronache raccontano di un premier arroccato nei suoi no e di dissidenti interni al suo partito più o meno decisi a contrastarlo. Non è questo il punto. Le regole del gioco politico, che riguardano milioni di italiani, non possono risultare dall’ennesimo episodio di regolamenti di conti dentro ad una forza politica, la replica seriale di una faida infinita a sinistra. Lo diciamo senza enfasi, ma con grande determinazione: qui è in gioco il sistema democratico nel suo complesso, inteso come sano equilibrio di poteri e giusti contrappesi. Il premio di maggioranza previsto dall’Italicum è abnorme e senza pari nel mondo, con il risultato che il partito che vince prende tutto, anche gli organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.

Già così ce ne sarebbe a sufficienza. Ma l’elemento più tossico sta nel colpo di maglio inferto al principio cardine di ogni democrazia: la possibilità di alternanza garantita dal bipolarismo. Renzi dice di voler difendere entrambi, ma mente: con l’Italicum si realizza invece il disegno opposto, e non più nascosto, del Partito della Nazione, cioè del Partito Unico.

L’Italicum e il nuovo Senato disegnano un sistema nel quale un potere enorme viene assegnato ad un solo partito, ad un solo leader. Con gli antagonisti ridotti al ruolo di comparse, e soprattutto senza contrappesi democratici. Non sono questi i principi che possono e devono ispirare una democrazia moderna, compiuta, liberale, popolare. Siamo i primi a voler sapere, la sera stessa delle elezioni, chi ha vinto e quindi governerà, ma tante democrazie mature ci mostrano che si può ottenere questo risultato anche senza rinunciare alle garanzie democratiche.

Agli italiani, oltre a ridare il potere di stabilire quale governo avere e quali rappresentanti designare, va soprattutto riconsegnata la voglia di tornare ad appassionarsi della politica: quella sana, quella che è impegno civile e competizione ideale sui valori e concreta sui programmi.

Le riforme che servono sono queste, non altre.