(NewTuscia) – VITERBO – Era l’8 agosto del 1956 quando un’enorme nuvola di fumo nero invase il cielo di Marcinelle, in Belgio, causando la più grande tragedia del lavoro italiano all’estero.

262 i morti di questi 136 erano italiani.

Se la miniera di Bois du Cazier è, da allora, divenuta luogo della memoria, la data dell’8 agosto è diventata, nel nostro calendario civile, Giornata nazionale e simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

Un sacrificio che oggi più che mai deve spingerci a riflessioni aperte e profonde.

Un sacrificio che quei 136 ragazzi dei campi fecero in nome della promessa di una vita migliore, di un lavoro, di un futuro.

Emigrati italiani, spesso accolti con freddezza e sospetto, che lasciarono famiglie e cielo assolato per sprofondare nel grembo della terra e finire lì, a 1000 metri sotto la luce, la loro vita.  Vite umane che nel 1956 valevano meno del carbone e che oggi, a volte, sembrano valere meno di una cassetta di arance.

L’orrore e il dolore di una tragedia, come quella di Marcinelle, devono insegnarci a leggere la storia in maniera articolata e complessa, senza operare selezioni nella memoria, partendo da un concetto fondamentale e imprescindibile: la dignità umana.

La nostra Costituzione è permeata da questo principio e offre una serie di indicazioni pratiche anche legate al lavoro.  Se all’art. 3 ci si riferisce alla dignità come momento essenziale della vita sociale in termini di uguaglianza e pari dignità sociale, agli artt. 1 e 4 essa si estrinseca nell’idea di diritto-dovere al lavoro ed è poi  nell’art. 36 –dove si afferma che la persona ha diritto a una retribuzione che le consenta un’esistenza libera e dignitosa- che  questo valore assume una valenza ancor più concreta.

La catastrofe umana dell’emigrazione e dello sfruttamento della manodopera assume allora le proporzioni di una tragedia umana globale oggi come allora, e ci insegna come la vita di qualunque uomo valga uguale a quella di chiunque altro, a ogni latitudine e in qualunque tempo.

Perché il sacrificio dei nostri connazionali non sia stato vano e per ridonare a essi la dignità strappatagli da condizioni di lavoro inumane, ricordiamoci perché quegli italiani si trovavano lì e interroghiamoci su quanto di queste tragedie sia riflesso ancora oggi nella nostra Europa iper civilizzata.

Il comune di Viterbo ricorderà domani, con le bandiere a mezz’asta, tutti quegli italiani che sono stati costretti dalle contingenze della vita, più spesso dalla miseria, a lasciare la loro terra per andare a cercar fortuna altrove e che lì, proprio in quell’altrove, hanno trovato la morte.

 

Comune di Viterbob_marcinelle1