(NewTuscia) – VITERBO – Si e’ svolto giovedi’ 28 luglio 2016 a Viterbo presso il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” un incontro di testimonianza sul tema “Salvare le vite. Opporsi alle stragi, al razzismo e allo schiavismo”.
Nel corso dell’incontro e’ stato riproposto l’appello al Parlamento per due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu’ in Italia: riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro; riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.
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Il responsabile della struttura nonviolenta viterbese ha evidenziato ancora una volta nel suo intervento introduttivo che se prendiamo sul serio il principio che ogni essere umano ha diritto alla vita, ne discendono conseguenze impegnative non solo per ogni persona ma per ogni civile istituto.
In primo luogo occorre cessare di uccidere, ed a tal fine occorre cessare di fare le guerre, cessare di armare gli assassini, cessare di organizzare e addestrare eserciti: pace, disarmo e smilitarizzazione sono la prima esigenza di una politica democratica all’altezza del bisogno fondamentale dell’umanita’ intera: non distruggere l’umanita’, salvare le vite.
Ed ugualmente in primo luogo occorre affermare che dal diritto alla vita di ogni essere umano discende il dovere di salvare la vita di ogni essere umano in pericolo, discende il dovere di soccorrere, accogliere, assistere ogni essere umano bisognoso di aiuto.
Vi e’ una sola umanita’, in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera.
L’impegno in difesa della vita degli esseri umani richiede di essere articolato come impegno contro la guerra e tutte le uccisioni, come impegno contro il razzismo e tutte le persecuzioni, come impegno contro il maschilismo e tutte le oppressioni, come impegno per i diritti di tutti gli esseri umani e della natura vivente di cui gli esseri umani sono parte e la cui protezione e’ “conditio sine qua non” affinche’ l’umanita’ possa continuare ad esistere.
Ancora una volta e’ necessario evidenziare l’imprescindibilita’ e l’intreccio di questi doveri: che occorre opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni, e per opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni occorre in primo luogo abolire gli eserciti e le armi; che occorre opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni, e per opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni occorre affermare l’unita’ dell’umanita’ ed insieme la pluralita’ come sua condizione costitutiva, ovvero affermare il diritto di ogni essere umano all’eguaglianza e alla diversita’, e quindi affermare il diritto di ogni essere umano alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’, ergo affermare il dovere di soccorrere, accogliere, assistere ogni essere umano bisognoso di aiuto; che occorre opporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni, sapendo che l’oppressione maschile e’ la prima radice e il primo modello di tutte le oppressioni e di tutte le violenze, e pertanto la lotta contro l’oppressione maschile e’ il decisivo fondamento di ogni impegno in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
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Solo opponendosi insieme alla guerra, al razzismo e al maschilismo, senza commettere l’errore di ritenere che ci si possa opporre all’una di queste piaghe che affliggono l’umanita’ senza opporsi alle altre, solo allora si lotta per l’inveramento dei diritti umani di tutti gli esseri umani; e solo affermando i diritti umani di tutti gli esseri umani, ovvero il principio responsabilita’ che vieta di uccidere e comanda di rispettare, preservare, difendere e sostenere la vita e la dignita’ altrui, si puo’ difendere adeguatamente, in modo coerente e concreto, non solo l’umana civilta’ come processo unitario di autodisvelamento dell’umanita’ a se stessa, ma anche l’intero mondo vivente, estendendo quindi la responsabilita’ e la solidarieta’ che ne e’ attiva espressione anche oltre l’umanita’, sia nella difesa della biosfera nel suo insieme, sia nella difesa della vita, della dignita’ e dei diritti degli altri esseri viventi e senzienti, non astrattamente, ma concretamente affermando la responsabilita’ umana nei confronti dell’intero pianeta vivente.
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C’e’ voluto papa Bergoglio perche’ i mass-media riportassero l’opinione che la guerra in corso (la “terza guerra mondiale, a pezzi”) ha ragioni economiche e di potere. E che le maschere ideologiche nel cui nome innumerevoli esseri umani vengono soppressi sono solo una mistificazione, che occulta i veri, concreti interessi di chi costruisce il suo potere irrorandolo del sangue altrui versato a fiumi.
C’e’ voluto che lo dicesse il papa per ricordare ai dimentichi e agli ignari la verita’ che il movimento delle oppresse e degli oppressi giunti alla coscienza della propria condizione e della dominante strutturale ingiustizia ha sempre saputo: che alla liberta’ e alla dignita’ degli esseri umani si oppone la feroce dominazione degli sfruttatori, e che solo sconfiggendo il sanguinario dominio degli sfruttatori l’umanita’ uscira’ dalla sua preistoria.
Ogni ideologia e ogni prassi che negano l’eguale dignita’ e gli eguali diritti di tutti gli esseri umani sono gia’ il fascismo.
Ogni ideologia e ogni prassi che negano l’eguale diritto di tutti gli esseri umani alla solidarieta’ e alla condivisione sono gia’ il fascismo.
Ogni persona bisognosa di aiuto ha diritto a ricevere quell’aiuto dagli altri esseri umani. Chi omette di soccorrere una persona, in cuor suo ha gia’ deciso di ucciderla.
L’umanita’ e’ costitutivamente plurale: consiste di persone ciascuna diversa da tutte le altre e ciascuna eguale in diritti a tutte le altre. L’umanita’ e’ una nella coscienza dell’eguaglianza dei diritti, la cui realizzazione richiede l’adempimento comune del dovere di recare soccorso a chi di soccorso ha bisogno, la condivisione dei beni comuni, il rispetto reciproco, il mutuo aiuto, il riconoscimento che nessuno esclude.
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Al terrorismo stragista degli stati e dei poteri criminali si opponga la civile convivenza.
Alla richiesta di aiuto del volto muto dell’altro risponda la tua responsabilita’.
Sii tu con la tua azione buona l’umanita’ come dovrebbe essere.
Fare del rispetto dei diritti umani delle donne il criterio su cui fondare la politica democratica, le relazioni internazionali, la civile convivenza, la cultura comune dell’umanita’ intera.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la liberazione dell’umanita’ da ogni violenza.
Solo facendo il bene si puo’ sconfiggere il male.
Solo la nonviolenza si oppone alla violenza.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo













