Federica Marchetti
(NewTuscia) – La regina d’Inghilterra è la più celebre star del pianeta. Alan Bennet (classe ’34), maestro di humour, autore degli indimenticabili Nudi e crudi e La pazzia di re Giorgio(tutti editi da Adelphi), anticipando il film “The Queen” di Stephen Frears, l’aveva trasformata nella protagonista di un atto unico in cui era tutta intenta ad occuparsi del restauro di un inestimabile dipinto confrontandosi con il curatore della sua collezione anche insospettabile spia per l’Unione Sovietica. Ne La sovrana lettrice lo stile “comico” di Bennett diventa magistrale ed Elisabetta II Windsor (immortalata in copertina con pelliccia, corona, carrozza ed espressione perplessa) diventa la protagonista di una irresistibile fiaba che celebra il potere magico della letteratura.
Ogni mercoledì, sul retro della Corte, arriva una biblioteca circolante (un grande furgone parcheggiato di fronte alle cucine) a cui attinge solo lo sguattero Norman Seakins (un ragazzo magrolino dai capelli rossi), forte lettore che, incrociata per caso Sua Maestà (per colpa dei cani), è artefice della sua prima lettura: Ivy Compton-Burnett.
Così passando per Cecil Beaton, E.M. Forster, Alice Munro, Thomas Hardy, Henry James, Ian McEwan, Kazuo Ishiguro, Jean Genet, Norman diventa ufficialmente paggio e ufficiosamente consigliere letterario della “sovrana lettrice”, inimicandosi tutta la Corte che comincia a guardare con ostilità l’hobby della regina. Così vengono: stravolta l’etichetta, sconvolto il principe consorte, resi insofferenti gli uomini di Corte, in rivolta, e messo in crisi Sir Kevin, il gran ciambellano che cerca, subdolamente, di scoraggiare Elisabetta dal suo nuovo passatempo. La stessa regina che ha cambiato orari e abitudini, riflette sulla sua inaspettata evoluzione. “È possibile che io mi stia trasformando in un essere umano”. La lettura le dà il piacere dell’anonimato, la gioia della normalità proprio come in quella notte in cui, annunciata la vittoria della seconda guerra mondiale, lei e la sorella si erano mescolate alla folla scesa in strada. Nel frattempo Elisabetta II Windsor, curiosa delle persone e mai vittima di pregiudizi, illude tutti di poterla manipolare fino all’imprevedibile finale che non sveliamo per non deflagrare la lettura di questo irresistibile e geniale volumetto.
Come tutte le storie di Bennett il libro è intelligentemente sottile ma esilarante e dal finale inatteso. La storia è pregevole per la grazia usata nel descrivere le reazioni dell’entourage di Corte e per tratteggiare il carattere della regina, dipinta con affetto ed ironia “molto sveglia ma sprecata” e anche inevitabilmente sola. Cosa avrà pensato, Sua Maestà, nel leggersi protagonista di un romanzo tanto audace?















