La D.ssa Gioia Nibbio

La D.ssa Gioia Nibbio

A cura della D.ssa Gioia Nibbio

(NewTuscia) – Il paziente che soffre di obesità in assenza di patologie organiche nel quadro clinico  può presentare comorbilità con altri disturbi psichici (depressione maggiore, disturbi di personalità, psicosi).

Questi soggetti non sono bulimici: il loro quadro clinico non include le abbuffate tipiche della bulimia, che sono tipicamente limitate nel tempo, accompagnate dalla sensazione di perdere il controllo e seguite dal senso di colpa.

Utilizzano invece il cibo come compensazione a fronte di stati d’animo ansiosi o depressivi e, più in generale, di un significativo disagio psicologico.

L’iperalimentazione nell’obesità psicogena assume una duplice valenza simbolica in quanto mezzo inconsapevolmente utilizzato come:

difesa dalle aggressioni esterne, perché la massa adiposa in eccesso forma una barriera protettiva per il soggetto e lo mantiene all’interno di una “corazza” che lo contiene, lo difende dagli altri e dai sentimenti di vuoto e disvalore, superati illusoriamente riempiendosi di cibo e aumentando il proprio volume (“essere una persona di peso”).

strumento offensivo di autoaggressione o punizione, in quanto l’iperalimentazione suscita fantasie distruttive (“mangiare fino a scoppiare”) e l’obesità che ne consegue è correlata ad un alto rischio di mortalità e di sviluppo di patologie correlate al sovrappeso.

obesita_immagine_201602091100832_kybyfzzbgh2ns18xvdzeemuf6L’accumulo di massa grassa può inoltre configurare simbolicamente una sorta di “ritenzione emotiva”: la persona “accumula” emozioni che non esperisce come tali o che non riesce a fronteggiare.

Il rapporto con il cibo è dunque ambivalente e fortemente regressivo: l’alimentazione è utilizzata per colmare un vuoto, per nascondersi, per rinforzarsi (sviluppando uno strato protettivo esterno) e per autodistruggersi.

La personalità dei soggetti affetti da obesità psicogena è tipicamentecarente dal punto di vista dell’autostima e dello sviluppo di una chiara identità, oltre ad essere deficitaria nell’utilizzo del linguaggio simbolico e nella capacità di distinguere le emozioni.

Queste modalità sono correlate ad una gamma di emozioni e stati d’animo molto differenti fra loro (solitudine, senso di vuoto, vergogna, senso di colpa, rabbia, paura) oltre che ad un’immagine di sé carente di aspetti positivi .

Come gli altri disturbi del comportamento alimentare l’obesità psicogena necessita di un intervento multidisciplinare che riguardi gli aspetti sia medici sia psicologici del problema.

Trascurare l’importanza della psicoterapia è un grave errore, perché l’attenzione si concentra sugli effetti invece che sulla causa del problema; le ricadute non sono infrequenti allorché l’obeso si sottopone ad interventi bariatrici di riduzione del peso senza essere preso in carico anche da uno psicologo.

Questo genere di intervento è parziale e ignora la causa psicologica del disturbo, esponendo il paziente all’emersione dei sentimenti depressivi che l’obesità maschera e trattiene.

 

Bibliografia

R.Gockel,-Donne che mangiano troppo. Quando il cibo serve a compensare disagi affettivi. (Feltrinelli)

-G. Burbatti, I. Castoldi – In guerra col cibo (Feltrinelli)

-E.Giusti,C.Montanari,A.Iannazzo – Psicoterapie Integrate (Masson)


Dott.ssa Gioia Nibbio

Psicologa clinica ,Psicoterapeuta in formazione presso la scuola di Psicoterapia Umanistica –Integrata ASPIC , sede di Roma .

Attualmente si occupa  della diagnosi  e riabilitazione di pazienti con disturbi alimentari e obesità all’Istituto San Giorgio a Soriano nel Cimino .

 Collabora con la sede ASPIC di Viterbo e  svolge in forma privata  attività di consulenza e diagnosi psicologica .


Per domande o consulenze :

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