Nadia Benedetti è tornata in Italia ieri sera a Ciampino, alle 19, a bordo di un Boeing 767, insieme agli altri 8 italiani uccisi dalla bestialità terroristica: tutti avvolti nella bandiera italiana.
Ad aspettarli, insieme a familiari ed amici, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
Scene di commozione per fatti che, in Italia, erano quasi sempre arrivati per conto delle storie “degli altri” che, ora, sono tristemente anche “cose nostre”. Ormai sono storie di tutti. Storie che non vorresti mai raccontare, storie che fanno vergogna al mondo ma, soprattutto, impongono quel dolore imprevisto, inaspettato, incredibile a dirsi, che devasta ogni singola famiglia coinvolta in queste vicende.
Nadia Benedetti sta per tornare nella sua Viterbo, è già nella sua Italia. Lo avrebbe fatto poche ore dopo la cena tra amici e colleghi che, come sappiamo, si è invece trasformata nella sua ultima cena. Ora è di nuovo qui, nel modo peggiore, ma è di nuovo a casa. La sua gente la riabbraccia e la ricorda, consapevole che morire a 52 anni in quel modo non si può, non è giusto, non si deve.
Oggi le salme dei 9 italiani, come da prassi, saranno sottoposte ad autopsia dopo il riconoscimento da parte
dai familiari al policlinico Gemelli di Roma, quindi sarà dato il via libero per il rientro nelle rispettive città di origine.
E Viterbo, venerdì alle 10.30, quando si svolgerà il funerale di Nadia Benedetti, presso la chiesa della Trinità, è pronta ad abbracciare per l’ultima volta la sua Nadia, molto conosciuta in città.
Il sindaco Leonardo Michelini aveva annunciato subito il lutto cittadino, la Nazionale, poche ore dopo, ha giocato con il lutto al braccio. Tutti sono rimasti scioccati dalla ferocia di chi ha stroncato in poche ore la vita a imprenditori, lavoratori, gente perbene.
Ora serve solo silenzio e riflessione. Non facile strumentalizzazione dei fatti da una parte o dall’altra e facili interpretazioni su ciò che era o che doveva essere.
Serve rispetto, massimo rispetto, mantenendo il silenzio.















