A cura della D.ssa Gioia Nibbio

(NewTuscia) – Il percorso scientifico della ricerca sul comportamento pro sociale è iniziato negli anni Settanta.gioia_nibbio2_201506291092910_tt30ynktqdsdgpe3dx4r98275

L’irrompere nella letteratura psicologica potrebbe considerarsi conseguente alla crescita esponenziale della criminalità e della violenza tipica delle città occidentali e post-industriali riferita ogni  giorno dai fatti di cronaca.

Il termine “pro sociale” si riferisce ad un’ampia categoria di comportamenti, accomunati dall’intenzione di chi li mette in atto, di fare del bene ad un altro individuo o a gruppi di persone.

Sono comportamenti pro sociali l’aiuto (fisico,materiale,psicologico), la condivisione(di oggetti,tempi,opportunità ecc.),il prendersi cura di chi è in difficoltà sia in senso pratico che emotivo.

La condivisione, l’aiuto,la cooperazione non sono necessariamente percorsi naturali in una società sempre più autoreferenziale.

Educare alla pro socialità vuol dire creare e ricreare i legami interpersonali che sottostanno a qualsiasi forma di interdipendenza positiva tra persone e gruppi .

Si può e si deve educare alla pro socialità perché attraverso l’attuazione di comportamenti di aiuto,dnazione ,condivisione,si promuove la coesione sociale.

Anche perché tali comportamenti fanno bene allcomportamento-prosociale’individuo stesso che li esercita,come confermano numerose ricerche scientifiche sui bambini e sui giovani,che hanno evidenziato come la disposizione ad aiutare e a condividere aumenta la possibilità di sostenere un percorso scolastico di successo,migliora l’autostima, contrasta tendenze depressive e aggressive .
21La scuola è una delle agenzie educative più importanti per lo sviluppo di programmi di formazione alla pro socialità, perché è il luogo dove i ragazzi iniziano a interagire come attori sociali e dov’è quindi possibile lavorare a livello preventivo,sia individuale che collettivo.

Inotre la scuola è per eccellenza il luogo in cui formare le competenze e le abilità richieste dalla vita sociale,nonché le conoscenze per poter interagire  in modo efficace con le altre persone.

foto_articolo_201606211111129_70tygcvviwxc81vk8uuot0ziaL’educazione alla pro socialità nella scuola dell’infanzia e primaria da sicuramente effetti duraturi nel tempo, ma anche la preadolescenza,fase di entrata alla scuola secondaria di primo grado,rappresenta un ulteriore momento critico, in cui gli interventi possono dare risultati significativi in termini di prevenzione del disagio e della devianza.

L’ingresso nell’adolescenza, infatti,segna per i giovani la necessità di acquisire nuove abilità relazionali; quindi,se intervenire precocemente è fondamentale, lo è altrettanto lungo le fasi di transizione dall’infanzia alla giovane età adulta.

Sorreggere e favorire i comportamenti pro sociali a scuola diminuisce la probabilità del manifestarsi di atti di bullismo, perché offre ai ragazzi un ampio repertorio comportamentale nel rapporto tra pari, incanalando positivamente le necessità e le risorse individuali.

Gli interventi  che si sono orientati a promuovere i comportamenti pro sociali promuovono le competenze emotive nella regolazione degli affetti e delle competenze empatiche, il ragionamento morale e lo sviluppo delle capacità relazionali .

In questa direzione molta attenzione è stata data al lavoro con gli insegnanti,forse ancor più che con le famiglie,per l’adozione di pratiche di gestione delle classi positive improntate all’ascolto, al rinforzo dei comportamenti positivi degli studenti,limitando il ricorso a punizioni  per i comportamenti trasgressivi.

Il secondo passo da compiere è incorporare nella didattica attività di gruppo che promuovano quanto più possibile il lavoro cooperativo,per mettere i bambini e i ragazzi nelle condizioni di misurarsi con i bisogni e le esigenze proprie e altrui .

La capacità di lavorare in gruppo è una abilità fondamentale che va educata e allenata, affinchè diventi parte integrante del bagaglio di competenze di ciascuno, oggi a scuola come domani nel mondo del lavoro.

 

Bibliografia :

Mussen,P.,Eisenberg-Berg,N.(1985),Le origini delle capacità di interessarsi, dividere ed  aiutare, Roma ,Bulzoni.

Caprara,G.V.,Gerbino,M.,Vecchio,G.M.(2014),Educare alla pro socialità: Teoria e buone prassi,Milano,Pearson.

 

Dott.ssa Gioia Nibbio

Psicologa clinica ,Psicoterapeuta in formazione presso la scuola di Psicoterapia Umanistica – Integrata ASPIC , sede di Roma .

Attualmente collabora con la sede ASPIC di Viterbo e svolge attivita’ di consulenza e diagnosi psicologica .

 

Per domande o consulenze :

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