L’ultimo viaggio di “Fiore del Cielo” è in corso. Domani tornerà a Viterbo dopo oltre 10 mesi di permanenza nei padiglioni dell’Expò di Milano e uno strascico enorme di polemiche per i ritardi del Comune di Viterbo nell’organizzare le pratiche per permettere il rientro.
L’impresa Ciorba sta terminando lo smontaggio che, dopo 10 mesi di permanenza, ha messo alla prova la resistenza e il logoramento dei materiali di cui è composta “Fiore del Cielo”, ideata dall’architetto Arturo Vittori.
Un lavoro duro ma entusiasmante, che è una chicca per chi lo fa, essendo uno dei rarissimi casi in cui la Macchina di Santa Rosa è stata montata, mostrata e rismontata ben fuori dei confini della Tuscia.
Tra tutti Mauro Cappelloni, l’addetto ormai “storico” alle operazioni montaggio, supervisione, coordinamento e smontaggio di tutti gli ultimi Trasporti. E’ stato in prima linea anche questa volta per smontare e riportare a casa “Fiore del Cielo”.
Sensazioni, pensieri e parole su un periodo che, con la vittoria di “Gloria” di Raffaele Ascenzi come nuovo modello di Macchina, si è esaurito e ha lanciato il 3 settembre ben oltre i confini che aveva mai conosciuto la festa per eccellenza dei viterbesi.
Con la proclamazione della Rete delle Macchine a spalla come Patrimonio dell’Umanità Unesco, c’è stato un periodo d’oro per la promozione del Campanile che cammina. Dall’Unesco all’Expò passando per “Gloria” e, ora, il periodo del Giubileo, con la recente riconferma di Mecarini e Rossi alla guida del Sodalizio.
In tutto questo periodo d’oro, però, non sono mancate le polemiche: l’ultima per i ritardi nello smontaggio di “Fiore del Cielo” e il ritorno a Viterbo, precedentemente il “dissidio” tra Comune di Viterbo e Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. In mezzo lo stop al paventato Trasporto straordinario per il Giubileo, appunto,
Quello che conta è che, malgrado tutto, la manifestazione della Macchina di Santa Rosa è cresciuta. Manca ancora una promoione mirata e, in particolare, è ora che il tanto declamato Museo delle Macchine sia realizzato.
Non poche volte si sono viste foto di pezzi di vecchie Macchine abbandonati e in rovina e, ora che “Fiore del Cielo” tornerà, il rischio è, come molti hanno detto e scritto, la stessa sorte. Solo un Museo delle Macchine di Santa Rosa potrebbe garantire diversa sorte.
Dal punto di vista della promozione dell’evento Trasporto manca ancora una programmazione mirata della diretta su reti nazionali, anche se ampi reportage si sono avuti. Manca quel salto di qualità mediatico che fa rima con investimenti seri e coinvolgimento di sponsor nazionali e internazionali.
Per fare questo serve, in primis, un’amministrazione comunale dinamica e puntuale nelle decisioni, pronta ad assumersi il rischio di fare diventare quello che Viterbo (ci contraddicano) ancora non è: una città d’arte (vera) e cultura (promossa seriamente).















