MICHELINI COME BERLUSCONI: PER IL CENTRODESTRA VITERBESE E’ PER ORA L’UNICO COLLANTE

Se ne leggono e sentono di tutti i colori sulle prossime candidature per il sindaco di Viterbo. Sponda centrodestra. Da questa parte ormai più che di un laboratorio politico possiamo parlare di animale mitologico dalle infinite teste, suddivise in due colli: quello partitico e quello civico. Questo animale informe, con due colli e infinite teste, è oggetto in questi giorni di alchimie politiche che vedono come possibili candidati i più disparati personaggi.

leonardo_michelini_201601121084313_lgk0ts8wxzrcsla4016lozwuhParlavamo di “sponda”: c’è chi era passato dall’altra sponda, vedi Chicco Moltoni o un Goffredo Taborri, ed ha fatto dietrofront a tutta birra, e chi è rimasto con successo, vedi Marco Ciorba e Maurizio Tofani, rispettivamente presidente del consiglio comunale e esponente di spicco della maggioranza Michelini (sembra in procinto di aderire alla formazione di Michelini dei Moderati e Riformisti).

Ebbene.

Siamo d’accordo con chi dice che è prematuro fare previsioni (anche se ci siamo cimentati anche noi) ma rimane quantomeno dubbio “sparare” 5-6 probabili candidati in questo momento. Come hanno fatto in queste ore.

In primis perché ancora non ci sono stati colloqui “rilevanti” nel senso di definizione di una linea da seguire e che possa, come molti vorrebbero, esprimere un candidato unitario di tutto il centrodestra (che per motivi vari escludiamo). L’attuale situazione nel mare magnum del centrodestra viterbese vede divisioni anche interne ai singoli partiti e defezioni dell’ultimo momento (vedi Forza Italia, spaccata tra mariniani e battistoniani e l’uscita da Noi con Salvini di Maurizio Pinna). Oltre a ciò ci sono le novità “movimentistiche” come Unione della Tuscia e singoli esponenti come Lucio Matteucci di Viterbo Civica (che non si professa di centrodestra ma potrebbe essere chiamato alle armi da qualche partito di questa parte politica) e, se proprio si vuole essere precisi, l’innesto probabile di politici come Sergio Insogna fuggiti dalla “casa” di Michelini e, certamente, pronti a confluire con il centrodestra mediante accordi di desistenza.

Insomma, abbiamo solo accennato ad alcune situazioni che si profilano, anche se ce ne sono molte altre. C’è un certo Gianmaria Santucci che, come avevamo accennato, da più parti viene visto, almeno allo stato attuale, come l’unico esponente potenzialmente coagulatore di tante diversità, ma è solo un’ipotesi. marini_sberna_santucci_buzzi_ubertini2_201411291174018_hoiytdvm5hxmy1wcw2lpkb2nu

Ci sono nuovi partiti come Italia Unica di Simonetta Badini che entreranno nel discorso candidature, insieme alla neoformazione dei Conservatori e riformisti di Fitto. Senza dimenticare i leghisti che, pur in fermento, si pongono come a valida alternativa, con Fusco, all’elettorato forzista locale.


In tutto ciò c’è solo una certezza: come nell’era del potere berlusconiano il coagulante di un centrosinistra iperdiviso era, appunto, l’antiberlusconismo, ora si assiste, nella Tuscia, all’unico vero collante tra decine di anime per ora divise: l’antimichelinismo.

Il centrodestra sia sveglio: non è al negativo che si vince, ma con programmi e linee politiche condivise!

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21