IL CARNEVALE DI RONCIGLIONE TRA STORIA ED ANTROPOLOGIA

La ricorrenza di Sant’Antonio Abate il 17 gennaio dà il via ai festeggiamenti del Carnevale, tradizione assai radicata in molte regioni italiane ed in numerosi comuni del Viterbese.carnevale_montalto1_201502111143541_bu2eucnib8sx8rxwrlte7sgk3

Sfilate di carri, gruppi mascherati, veglioni e degustazioni di dolci tipici allietano ogni anno residenti e turisti in visita alle cittadine della Tuscia.

Il Carnevale di Ronciglione, in particolare, è tra i più antichi del centro Italia e costituisce la principale manifestazione del paese. La tradizione ronciglionese trae ispirazione dal carnevale romano rinascimentale e barocco. Consuetudine che tuttora si ripete con elementi e cerimonie in parte immutate per secoli.

Tanti gli appuntamenti previsti per l’occasione, i più significativi si concentrano nei giorni che precedono la Quaresima: il Giovedì Grasso al suono del “Campanone” ha inizio la festa. La Banda Cittadina, Majorette, gruppi mascherati e parata storica degli Ussari annunciano l’arrivo di Re Carnevale, a cui il Sindaco affida le chiavi della città. Seguono la sfilata dei bambini e il Saltarello in piazza. La “cavalcata degli Ussari” rievoca un avvenimento accaduto durante il dominio francese, quando il capitano degli Ussari, in servizio a Ronciglione, sfilò più volte per conquistare la donna di cui si era innamorato.

Per anni il sabato hanno avuto luogo le “Corse a vuoto”, corse di cavalli senza fantino, in cui gareggiano 18 cavalli di 9 scuderie; usanza che trova riscontro negli Statuti Farnesiani del XVI secolo.ronciglione_carnevale013_201502111141249_ud6ssqam8gbxeygza071y1ha3

La domenica è la volta del Corso di Gala, con sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati e accompagnamenti musicali.

Protagonisti del lunedì sono invece i

cosiddetti “Nasi Rossi”, che, sfilando per le vie del paese ed intonando un inno al vino, rincorrono gli spettatori, si arrampicano sui balconi, entrano nelle case, costringendo i presenti ad assaggiare maccheroni al sugo contenuti in recipienti a forma di vaso da notte. La maschera del Naso Rosso, contemporanea a quella Pulcinella ed Arlecchino, è composta da una camicia da notte bianca, un berretto, un naso color ciliegia ed un forchettone di legno. La finalità naturalmente è quella dell’intrattenimento mediante lo scherzo e la satira.

 

Il Martedì Grasso proseguono i festeggiamenti e la sera, nel corso di una lunga cerimonia, si dà morte al Carnevale con musica, saltarello e balli in maschera. La tradizione vuole che sia la Compagnia della Penitenza a catturare Re Carnevale; il pupazzo, incendiato e cremato, accompagnato da un corteo funebre di maschere piangenti e appeso ad una mongolfiera, siinnalza in cielo, lasciando il desiderio e l’attesa del suo ritorno l’anno successivo.