Alessia Fuschino
(NewTuscia) – Per disturbi del comportamento alimentare si intendono tutti quegli atteggiamenti su base patologica che individuano un rapporto anomalo e distorto con il cibo come ad esempio l’anoressia nervosa, la bulimia, le abbuffate compulsive ed altri emergenti.
Esistono inoltre, degli atteggiamenti che di per sé non sono considerati DCA ma che se trascurati o non superati possono sfociare in patologici. Facciamo alcuni esempi:
Le fobie alimentari scaturiscono dalla vista o l’esposizione ad un alimento che scatena una reazione di angoscia. Esempio classico è la Neofobia che consiste nella paura verso tutti gli alimenti nuovi o diversi, inizia nel periodo infantile ed a volte viene protratto anche in età adulta portando a mangiare pochissime tipologie di alimenti.
Il piluccamento detto anche nibbling (becchettare) o snacking (fare piccoli spunti), indica l’abitudine di sgranocchiare continuamente dei cibi spesso in uno stato di consapevolezza parziale; puo’ portare all’obesità.
L’ emotional Eating, indica il mangiare per sedare le emozioni di solito ansia, stress, tristezza, rabbia, nervosismo, noia, frustrazione.
L’abbuffata compulsiva o Binge eating, che si realizza ingerendo enormi quantità di cibo senza controllo e di solito in segreto e fuori pasto. Nel caso in cui si inseriscano dei sistemi di compensazione come ad esempio il vomito autoindotto, l’utilizzo di lassativi e l’attività fisica estrema, effettuati almeno una volta a settimana per tre mesi, allora siamo in presenza di bulimia nervosa, tipica di tutti i pesi corporei, principalmente normopeso, sovrappeso ed obesi. Di solito alla base di tale disturbo ci sono stati depressivi e di disagio, pertanto l’intervento piu’ giusto è quello nutrizionale mirato alla riduzione delle abbuffate e delle compensazioni con la correzione dello stile alimentare integrato con quello psicologico volto a ridurre la depressione.
Anche la restrizione calorica non risulta sempre un comportamento patologico, ma attualmente molto diffuso nelle ragazze adolescenti, e consiste nella riduzione dell’apporto calorico giornaliero al fine di ridurre drasticamente il peso e l’indice di massa corporea, spesso incentivato dalle mode del momento e da alcuni ambienti (indossatrici, ballerine, internet ecc.).
La restrizione calorica diventa patologica e maniacale, anoressia nervosa, quando la riduzione dell’introito calorico è massimo, fino ad arrivare a malapena alla sopravvivenza con IMC spesso che vanno ampiamente sotto ai 17, con perdita del ciclo mestruale per almeno 3 mesi, squilibri elettrolitici, ormonali, e distorsione della propria figura corporea. A volte l’anoressico effettua pratiche di compensazione con vomito, lassativi ed attività fisica estrema (sottotipo bulimico). Se la perdita di peso non va oltre il 25% del proprio peso ideale è possibile un approccio nutrizionale ambulatoriale con integratori, e supporti alimentari di vario genere a seconda della persona, altrimenti bisogna optare per il ricovero forzato.
Gli ultimi DCA emergenti sono il night eating, mangiare di notte e di nascosto, l’ortoressia che indica l’ossessiva volontà di introdurre solo esclusivamente cibi sani, la vigoressia o anche anoressia maschile, che riguarda principalmente ragazzi e uomini che pur avendo una struttura corporea sviluppata cercano costantemente l’aumento della massa magra e dei muscoli attraverso l’attività fisica estrema e continua ed un’alimentazione iper proteica, infine la drunkoressia, cioè l’abitudine di giovani ragazzi di mangiare poco o digiunare durante la giornata per poi assumere grandi quantitativi di alcol la sera, portando quindi gravi scompensi fisiologici.
In tutti questi casi il supporto deve essere integrato e di squadra attraverso la figura del nutrizionista, il quale deve avere una preparazione tecnica specializzata ed una sensibilità molto spiccata nella relazione di aiuto, inoltre del medico e dello psicologo che completano il percorso di recupero.















