LA LEZIONE DELLA LE PEN E L’INCAPACITA’ CRONICA DEL CENTRODESTRA DEL BEL PAESE

In Francia il Front National di Marine Le Pen è il primo partito. “La rivolta del popolo contro le elites”, questa la prima dichiarazione ufficiale della leader del FN per commentare l’oceano di voti presi alle Amministrative francesi.

French far-right National Front leader Marine Le Pen, gestures as she speaks to reporters during a press conference at the party's headquarters in Nanterre, west of Paris, Tuesday, June 19, 2012. (AP Photo/Michel Euler)

Già, le elites e le masse. Concetto che riporta indietro di due secoli quando c’era una società fortemente basata sul classismo e le differenze netto di censo e condizione sociale. In Francia ha vinto la destra destra, perché quella del FN rappresenta una destra classica, fortemente antieuropeista, legata ai concetti di patria, nazione e chiusura nei confronti del fenomeno immigratorio. La destra moderata e europeista di Sarkozy, i repubblicani, rappresentanti della destra liberale e dai centristi, è andata subito dietro il FN, mentre la sconfitta vera è stata della sinistra dei Socialisti e del presidente Hollande.

Ebbene.

Quella francese è una storia diversa da quella italiana ma potrebbe avere diretta influenza sulle prossime tornate elettorali nostrane. In Italia, attualmente, c’è un centrodestra frammentato e diviso tra berlusconiani pentiti e salviniani speranzosi. Un binomio troppo debole per rappresentare una valida alternativa al Renzismo e al suo riformismo “d’avvoltoio”. Un presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non sanzionato dal voto ma capace, ed è oggettivo ammetterlo, di sfruttare ogni singolo istante della sua posizione per portare a termine un programma di riforme (giuste o sbalgliate che siano) ambizioso e cinico.
 Scavalcando a pie’ pari i sindacati e facendo, come i più maliziosi e attenti osservatori hanno scritto e detto, scelte che avrebbe dovuto fare una maggioranza di centrodestra che, per le sue dinamiche interne, sono sempre rimaste carta straccia. C’è da dire, sempre per onor del vero, che se a fare delle riforme fosse stato Berlusconi, legittimato da milioni di voti, il fatto di chiamarsi in quel modo era già un motivo per le critiche di una sinistra allora veramente disgregata e unita “al negativo” solo per la lotta politica al Cavaliere. In più i processi hanno fatto il resto.

Il voto francese, direttamente condizionato dalle emozioni suscitate dagli attentati di Parigi, ha comunque arrotondato una tendenza che già era presente in Francia, protesa a un rafforzamento del consenso a destra. Prima gli scandali su Sarkozy, quindi le risposte considerate tardive e poco efficaci di Hollande contro il terrorismo post-Charlie Hebdo, hanno portato i francesi a votare per una “nuova” Francia. E, per estensione, per una nuova Europa.

Quello che sta succedendo in Francia, per storia e tradizioni la prima a innescare nuovi venti sociali e politici dalla Rivoluzione Francese fino al ’68, non potrà non condizionare la politica in tutti gli altri Stati europei, tra cui il nostro.

Dicevamo la destra italiana. Il nostro è un caso particolare, soprattutto in un momento in cui Salvini sta prendendo il consenso lasciato da partiti come Forza Italia e, in mezzo, si è messa Giorgia Meloni, donna stimata per la sua combattività ma con un partito ancora non da due cifre. Insieme a loro altre sigle nuove e non, in particolare Italia Unica di Corrado Passera, che si candiderà come sindaco di Milano, e altri partiti centristi.

Quello che manca in Italia, ma non è un problema di ora, è un centrodestra capace di coagulare forze e energie in un unico soggetto moderno e federato e rappresentare insieme una destra liberale, democratica, laica e conservatrice, ma senza perdere ciò che fa rima con destra da sempre. Ci ha provato solamente Silvio Berlusconi, quasi riuscendoci e portando il consenso della cosiddetta area dei moderati oltre il 30% ma con alcuni limiti.

Primo: Berlusconi ha sempre parlato di casa dei moderati e dei liberali, con qualche apertura alla destra più conservatrice, ma poi ha sempre, a mio giudizio, reso pragmatica la sua azione politica al fine di contingenze e non di vere prospettvie di coalizione.  Fino a guardare al PD con Renzi nel famoso patto del Nazareno. Poi fallito. La vicenda dello strappo di Fini, passato da quasi leader del centrodestra (cercando di scalzare mister B.) all’anonimato, insegna, poi, che un leader di una grande coalizione si costruisce con la coerenza negli anni e non con le fughe in avanti. Quindi Berlusconi ha sbagliato nel fare prevalere sempre la ragione politica a un soggetto coerente di centrodestra che, fondendosi lentamente e non a “fusione fredda” come fu per il patto del Predellino con AN (rapporto di forze 70 a 30 tra FI e AN), avrebbe potuto, ora, essere ben coagulato e pronto a “moderare” anche forze minori ma che non hanno mai trovato una casa. Vuoi per ideologia ma anche per l’assenza di un partito a destra come il PD, unico partito vero di massa rimasto. E, nel dire questo, non mi dimentico dei Cinque Stelle che, per loro espressa definizione, sono un movimento e non un partito e non vogliono mai accordi elettorali e politici. Quindi parlare di coalizione con loro, almeno per ora, è inutile a monte.
Per quanto riguarda Salvini che, miracolosamente, ha portato la Lega dal 4 al 14% (questo il responso degli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto degli Italiani), è ovvio che non riuscirà da solo a rifare i numeri dei tempi d’oro del PdL. Il suo è un successo evidente ma che nasce con la “pecca” della territorialità originale del suo partito e con un forte accento antieuropeo e antinclusione degli immigrati. O, meglio, nell’alveo della legalità costituzionale Salvini punta il dito contro l’immigrazione “selvaggia”. Qui lo si potrebbe paragonare alla Le Pen, ma sbagliando. La Le Pen, oltre ad avere una tradizione politica che scatta fin dal 1972, anno di fondazione del Fronte Nazionale per mano del padre Jean Marie Le Pen, esprime un consenso politico che, in Francia, è molto coeso, abbracciando non solo il tema dell’antieuropeismo, delle politiche di blocco dell’immigrazione e la sicurezza (che possiamo definire temi da intellettuali o di elites) ma anche temi come la difesa dello stato sociale nazionale e i diritti dei più deboli. Populismo per i critici del FN, politiche “dal basso” per militanti e simpatizzanti della Le Pen. E’ sintomatico che Le Pen, infatti, attrae simpatie anche da molte fasce degli immigrati. Tutto ciò Salvini e i suoi lo potrebbero rappresentare diventando saldamente, “l’altro” Matteo, un leader di coalizione con consensi dal 30% in su. Ma lo escludiamo.

Secondo: frammentazione politica e legge elettorale. In breve, quello che manca in Italia per avere un centrodestra vincente è evitare il dominio della frammentazione e lo scarso rinnovamento della classe dirigente: tutti fatti di cui Berlusconi, a mio avviso, ha ampie responsabilità. Mi rifaccio all’appoggio dato da una parte di Forza Italia a Renzi per le riforme, alla difficoltà di avere convergenze quaificate (2/3)  su temi condivisi e l’incapacità, tutta italiana, di una legge elettorale e una riforma costituzionale senza la necessità di fare copia e incolla dalle leggi di mezza Europa (doppio turno alla francese, premio di coalizione, sfiducia costruttiva alla tedesca, bicameralismo all’inglese…).

In sintesi. Chi rimane scandalizzato dal successo della Le Pen in Francia e si rifa solo agli attentati francesi (che sì hanno accentuato i numeri elettorali, ma non sono l’unica motivazione) per avere i perché di quanto è accaduto, ha una visione miope della situazione francese e internazionale. Quando in Italia si avrà realmente un leader di una coalizione di centrodestra che valga oltre il 30% e che, soprattutto, faccia politiche di destra e liberal-democratiche-conservatori senza incoerenze e real politik contingenti (e opportunistiche), allora e solo allora ci potremo confrontare con la Francia e altri grandi democrazie.

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21