Caffeina merita le dovute risorse per sopravvivere. Siamo tutti d’accordo. Così come tutte le manifestazioni di richiamo turistico-culturale che possono fare crescere Viterbo e la Tuscia, ci viene da aggiungere. In modo proporzionato, ovviamente. 

La nona edizione di Caffeina va in archivio certamente con risultati importanti, confermati dalla presenza di nomi di primo piano del panorama culturale e artistico nazionale. Quello che a noi lascia qualche dubbio è l’impostazione quasi da aut aut di Filippo Rossi e i suoi: “O si hanno entro il 30 settembre i fondi necessari o Caffeina chiude”. Senza volere entrare nei dettagli di una manifestazione di grande successo che, ovviamente, necessita di budget all’altezza della situazione, viene da chiedersi come invece non si sia mai pensato a un programma lungo un intero anno per manifestazioni a costi minori ma che permettano un afflusso di turisti in ogni parte del capoluogo e non solo nell’area di Caffeina.

Sì, perché molti commercianti situati fuori dall’area di Caffeina hanno lamentato l’assenza di eventi simili.

Ma c’è di più. Ok che si additano i viterbesi per non sapere fare lobby, com’è stato ricordato nella conferenza stampa organizzata a consuntivo di Caffeina 2015, ma se si parla di mancanza di lobby territoriale perché gli imprenditori locali non appoggiano nel modo giusto una kermesse di successo, allora perché vengono scelti specifici organi d’informazione locali come “voce ufficiale” della creatura di Filippo Rossi & Co.? Una delle più grosse lacune nell’impostazione del discorso iniziale e finale di Caffeina 2015, se raffrontata alla tanto rimarcata mancanza di sinergia imprenditoriale intorno alla manifestazione, è proprio l’impostazione elitaria che Caffeina ha nei confronti dell’informazione locale.

Se Caffeina è dei viterbesi, lo è in primis nella possibilità di tutti (e sottolineiamo tutti) i giornali locali di appoggiare e promuovere con pari dignità quella che è, ormai, una manifestazione di stampo nazionale. Non è la prima volta che sottolineiamo fatti di questo tipo. Molti hanno vociferato (e noi ci associamo) la necessità di creare più zone in cui ogni giornale locale possa avere un proprio stand e parlare alla gente, ovviamente sotto l’egida di Caffeina. Sarebbe la dimostrazione di una vera voglia di fare sinergia a tutti i livelli di Caffeina e il diradarsi di dubbi sulla reale volontà di pluralismo della “creatura” di Filippo Rossi e Andrea Baffo.

I viterbesi, lo ricordiamo, hanno subito aderito, secondo le loro possibilità, alla richiesta di mettere un euro al servizio della manifestazione: ciò ovviamente non basta a salvare una manifestazione del genere, ma non si può nemmeno colpevolizzare gli imprenditori locali e i viterbesi per l’eventuale chiusura di Caffeina. Allora dovremmo colpevolizzarli per innumerevoli altri casi: per la Viterbese calcio, ad esempio, ma soprattutto per casi ben più importanti come il destino di migliaia di lavoratori che hanno perso il lavoro per l’assenza di investimenti produttivi.

Le decine di ragazzi volontari a Caffeina sono l’orgoglio di una manifestazione che, senz’altro, sta dando tanto a Viterbo, e che trova tanti disposti a collaborare solo per la voglia di dare una mano. Rimangono alcune prese di posizione in merito allo sforzo gratuito che viene fatto da questi ragazzi e che, magari in un contesto diverso, potrebbe produrre anche possibilità lavorative nel confronto con maggiori realtà territoriali.

Quindi mi si permettano due parole sulla non tanto celata campagna comunicativa del “#calcinculo“: la nota giostra a piazza Fontana Grande ha fatto subito parlare di sé ed ecco, poco dopo, spuntare gli hashtag stampati con la parola “calcinculo”.

Se si voleva intendere, come si è cercato (difficoltosamente) di fare capire, che il calcinculo andasse dato simpaticamente ai viterbesi per svegliarli in materia di cultura e voglia di partecipazione, il risultato non è stato raggiunto. La stessa giostra del calcinculo, presente in una piazza storico-artistica come quella di Fontana Grande, è un affronto alla cultura e al senso logico. Una contraddizione in termini, aggiungerei.

Ricapitolando: Caffeina deve restare e ci si deve impegnare per questo, ma va rivista l’impostazione a nostro giudizio elitaria dei rapporti con i mezzi d’informazione e, solo nell’ambito di un nuovo progetto complessivo, richiedere i fondi e fare conferenze stampa ad hoc.

Porre date-limite oltre il quale succede l’irreparabile e lamentarsi quando, invece, centinaia e centinaia di viterbesi si sono impegnati sia economicamente che personalmente per la riuscita della manifestazione, risulta quantomeno poco simpatico. Va bene che per organizzare l’evento serve un anno intero, ma la programmazione risente dei fatti contingenti e del lungo periodo di crisi economica in atto.

Oggi tanti eventi avrebbero bisogno di finanziamenti, ben di più chi ha perso il lavoro o sta per perderlo.