Nonostante i testi biblici riportino diversi episodi di annunciazione angelica, con il termine “annunciazione” si fa riferimento all’apparizione, nella città di Nazareth, da parte dell’arcangelo Gabriele a Maria, per manifestarle la volontà divina del concepimento e nascita verginale di Gesù, in virtù dello Spirito Santo.

Luca è il solo evangelista a riportare l’episodio.

L’annunciazione costituisce anche il momento dell’incarnazione di Cristo e simbolo dell’azione salvifica e della redenzione. Proprio per la coincidenza tra annunciazione e incarnazione, la festività venne fissata il 25 marzo, nove mesi prima del giorno della nascita del Bambino.

Il primo documento certo, relativo alla festività, risale al VI secolo: si tratta di un’omelia scritta dal vescovo di Efeso, in cui era menzionata la solennità del mese di marzo.

Iconograficamente i soggetti principali del tema sono: Maria, l’arcangelo Gabriele e la SS. Trinità; a volte infatti appare lo Spirito Santo sotto sembianze di colomba, altre è presente l’Eterno, simboleggiato da  una mano che irrompe in alto, nell’atto di inviare la colomba o un raggio luminoso, testimonianza dell’incarnazione del Verbo. Il Figlio è rappresentato sia nella sua natura divina (come emanazione del Padre attraverso lo Spirito Santo), sia in quella umana (entità nuova, mistero dell’incarnazione).

L’annunciazione fu uno dei temi artisticamente più rappresentati già dal periodo paleocristiano.

Importanti risultano gli esempi pittorici dell’arte catacombale romana, come quelli del cimitero di Priscilla e della catacomba dei Santi Marcellino e Pietro, in cui la Madonna è raffigurata seduta e Gabriele appare sulla destra.

Tramite i racconti dei Vangeli apocrifi, vennero inseriti nuovi elementi, che identificarono cicli pittorici in ambito bizantino ed occidentale.

Pitture orientali mostrano la Vergine intenta a svolgere lavori manuali, mentre in Occidente, assume un atteggiamento di raccoglimento, poiché assorta in  preghiera.

Alcune scene mostrano Maria, in piedi di fronte al pozzo o all’interno della casa, sorpresa dall’arrivo dell’arcangelo.

Tra i numerosi artisti che, a partire dal Medievo, eseguirono il tradizionale tema iconografico, si distinsero: Giotto, Simone Martini, Beato Angelico, Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Pontormo, Ludovico Carracci, Caravaggio.

Nella pittura fiamminga del Quattrocento la casa di Nazareth si arricchisce di elementi simbolici e decorativi.

Tra XIV e XV secolo la contemporaneità tra i momenti del concepimento e dell’annuncio è espressa attraverso due temi: la discesa del Bambino verso il seno della Madonna e la caccia mistica al liocorno. Nel primo, la luce divina è rivolta verso la Vergine, segno di incarnazione nelle sembianze del nascituro, immagine tuttavia osteggiata dall’ortodossia della Chiesa.

Il secondo tema è ispirato agli scritti del Cantico dei Cantici e del Fisiologo (Physiologus) ed identifica allegoricamente l’incarnazione del Verbo. Il Fisiologo presenta il liocorno come bestia dotata di forza straordinaria, la quale poteva essere catturata solo per mezzo di una vergine, da cui si sarebbe lasciata prendere spontaneamente. Questa immagine fu usata, fino alla sua condanna da parte del concilio di Trento, come una rappresentazione simbolica dell’incarnarsi di Cristo, attraverso il grembo di Maria e del suo offrirsi per la salvezza dell’umanità.