Fine settimana da film dell’orrore quello appena terminato a Viterbo. Per una sequenza (casuale?) di situazioni, ci siamo imbattuti in vecchi e nuovi “casini” che sono propri ormai della Viterbo che era (lo era), è (davvero?) e sarà (maddai!) città d’arte e cultura.


Allora, andiamo per gradi.

Si parte con una ridente cena al centro storico di Viterbo. Ebbene, da mesi viene segnalato che la legalità ormai è un optional nel parcheggio dentro le mura. Di giorno orde di vigili a controllare se una, due (max tre?) auto sono posteggiate a piazza del Comune, la multa è quasi certa. La sera regna il caos, il sabato oltre all’anarchia un “mercato dell’usato” di fatto.

Passare sabato a piazza del Comune significa, per un turista, trovarsi di fronte un cartello di divieto di sosta 24 ore su 24 e vedere davanti ai suoi occhi decine di auto di fronte a Palazzo dei Priori: per passare da via Cavour a via Ascenzi devi trovare un fila indiana di spazio che ti permette di attraversare piazza del Plebiscito, tra auto parcheggiate, pedoni che rischiano di essere perennemente investiti e auto davanti al bar centrale con gente dentro che sono piazzate al centro della piazza.

Ripeto: tutti sanno che qui dovrebbe essere offilimits il parcheggio, ma da anni nessuno se ne occupa. Mancanza di fondi per i vigili urbani? Ok, ma le tanto sbandierate telecamere di sicurezza a che servono?

Dicevo la cenetta.  Prima di andare in una nota pizzeria del centro (angolo via San Lorenzo, un po’ caruccia, ma è un altro discorso…), dopo avere lasciato la mia macchina dove si può (fidatevi sulla parola!), mi ero imbattuto in piazza Fontana Grande. Le foto, scattate verso le 20 di sabato, documentano la totale anarchia rispetto al divieto di parcheggio in questa piazza, con tanto di barriere in ferro e catenelle. Qui si parcheggia tranquillamente. Ma, allora, leviamole questa barriere, ci sono le strisce per terra di parcheggi davanti all’ex Tribunale: il tutto non è ridicolo?

E’ la volta della cenetta, quindi ritorno verso casa che sono un po’ stanco. Ripasso dal centro storico, giro per via Romanelli, vorrei tornare su via Cavour. Ebbene: la foto documenta che sono stato impossibilitato perché di fronte a me c’era parcheggiata questa macchina che, fidatevi, impediva del tutto il transito dei mezzi. Mi chiedo, vabbé proseguo per via San Lorenzo, nel caos del sabato sera, rompendo le palle ai giovani nei bar della movida, ma sono costretto, non è un problema grosso. Ma se qualcuno si fosse sentito male? Se un’ambulanza fosse stata costretta a passare d’urgenza su via Romanelli e fosse rimasta bloccata al posto mio?

Ultima chicca del sabato dell’”orrore” a Viterbo.

Torno verso casa e mi accorgo di qualcosa che, mi diranno poi, è così da mesi. Un palo della luce posizionato davanti un noto distributore di benzina, all’inizio della Sammartinese in direzione Belcolle, dopo la Questura, è del tutto piegato su se stesso e, dopo un attento sopralluogo, con una semplice botta con la mano oscilla su se stesso. Bene, anzi, male, malissimo.

Deve essere stato un incidente ma nessuno ha mai provveduto a cambiarlo. Mi chiedo: ma con quanta foga hanno tagliato gli alberi per presunti rischi di caduta sulle teste della gente di rami, e invece da mesi nessuno ha provveduto a mettere in sicurezza un palo della luce? Ma se cade un ramo uno si può fare male (e poi è da vedere se è giustificato un taglio di netto di alberi decennali invece che solo i rami), mentre se cade un palo della luce? Lascio a chi legge immaginare gli effetti del crollo sulla “capa” di qualche sfigato di un intero palo della luce.

Ma, tant’è…


LA BASE DEL PALO DELLA LUCE ALL’INIZIO DELLA SAMMARTINESE