Nell’odierna accezione il termine “astri” indica genericamente corpi celesti senza distinzione tra stelle, pianeti, satelliti, comete o meteoriti. La moderna differenza fra stelle e pianeti non trova inoltre alcun riscontro nella terminologia classica, in quanto i pianeti venivano definiti “stellae errantes”.

Che gli astri avessero un significato simbolico apotropaico o bene augurante è testimoniato dalle loro raffigurazioni sulle monete: le stelle compaiono nella monetazione del mondo romano fin dall’età repubblicana, tradizione che ebbe riscontro anche nella produzione monetaria imperiale, bizantina, sasanide e derivazioni islamiche.

Il concetto di potere era associato altresì alla simbologia astrale: il sovrano era definito un particeps siderum, elemento che ne giustificava la regalità.

In ambito cristiano, raffigurazioni stilizzate di stelle appaiono già nelle catacombe. La Cristianità elaborò linguaggi iconografici volti all’assimilazione della stella al monogramma di Cristo (Crismon); si può supporre in effetti che abbiano esercitato una certa influenza i passi biblici che definiscono Cristo la vera “Stella”.

Nella simbologia cristiana inoltre il cielo notturno allude alla dimensione iperurania e immutabile di Dio, tanto che la volta stellata fu dipinta su numerose strutture architettoniche.

Fin dall’Antichità le comete furono oggetto di analisi da parte di eruditi, astrologi e filosofi, che spesso ne interpretarono funestamente le apparizioni. Anche nel Medioevo presagi oscuri furono associati al passaggio di comete.

La stella di Betlemme fu il fenomeno astronomico che, secondo il Vangelo di Matteo, guidò i Magi a far visita a Gesù, poco dopo la sua nascita.

Giotto fu il primo a dipingere una cometa a completamento della tradizionale iconografia della Natività, come si può ammirare nella Cappella degli Scrovegni di Padova. Fu invece Origene a definirla cometa, considerandola un esempio di rarità rispetto alle altre sfere. Il significato letterale di cometa è “lunga chioma”, chiara allusione alla scia luminosa che sprigiona al suo passaggio.

La tradizione scientifica ed iconografica degli astri appare in definitiva caratterizzata da un continuo scambio tra culture orientali (dalla babilonese all’indiana, all’islamica) e occidentali (da quella ellenistico-pagana a quella cristiana), tutte finalizzate all’analisi e alla comprensione della struttura della volta celeste.

Alla cometa fonti e tradizioni associano le figure dei Magi, sacerdoti dediti al culto del fuoco e depositari dell’insegnamento di Zoroastro. Origene, Girolamo, Basilio di Cesarea e Gregorio di Nissa li definirono re caldei discepoli di Balaam, Prudenzio, Cirillo d’Alessandria e Giovanni Crisostomo li ritennero saggi di origine persiana. I Magi sono comunque gentili, cioè pagani che rendendo omaggio a Gesù riconoscono la sua natura divina, in contrasto con i giudei, che non ne ammettono la regalità sovrannaturale.

Scritti  orientali ed occidentali riportano i nomi dei Magi: Baldassarre “il protetto del Signore”, Melchiorre “il re della luce” e Gaspare “colui che ha conquistato il farr”, qualità luminosa che è conoscenza magica. Significativo e simbolico il loro numero, che viene fissato a tre: tre sono i doni, tre è il numero perfetto e tre sono le razze umane (semitica, camitica, giapedica) che i Magi rappresentano a significare l’universalità del messaggio cristiano. Il numero tre allude anche alle tre età dell’uomo (giovinezza, maturità, vecchiaia) in rapporto al tempo infinito incarnato dal Bambino. Secondo la tradizione, infine, i doni dei Magi sono messi in relazione con la natura divina di Gesù: l’oro è un omaggio a Cristo sovrano dell’universo, l’incenso al Cristo sacerdote e la mirra, che secondo alcuni Padri della Chiesa prefigura la passione e la morte di Gesù, è simbolo del Cristo taumaturgo.

La raffigurazione più antica dei Magi evangelici risale all’arte paleocristiana, ne sono un esempio dipinti catacombali e lastre sepolcrali. Nelle catacombe romane il numero dei Magi inizialmente variava da quattro a due, più tardi venne stabilito a tre.