Novembre, mese ricco di ricorrenze importanti, ne possiede una particolarmente cara agli storici: l’incoronazione imperiale di Federico II, avvenuta a Roma presso la basilica di S. Pietro, per mano di papa Onorio III, il 22 novembre 1220.

Federico, figura centrale della politica medievale del XIII secolo, da sempre fonte d’ispirazione per critici e letterati, fu molto più di un imperatore.

Chi era dunque Federico?

Passato alla storia con l’appellativo di “Stupor mundi”, espressione che nell’antica Roma identificava il militare vittorioso, fu un personaggio eclettico, competente in numerose discipline, dalla filosofia alle scienze.

Appartenente alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen, nipote del Barbarossa e figlio Enrico VIe Costanza d’Altavilla, da cui trasse la discendenza normanna, nacque a Iesi il 26 dicembre del 1194.

Molti furono i titoli che Federico acquisì nel corso della sua esistenza: fu re di Sicilia, duca di Svevia, re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero, infine re di Gerusalemme.

Fondamentale l’impulso culturale dato dalla sua politica, dalla Magna Curia di Palermo, alla fondazione dell’Università di Napoli, per non dimenticare l’incoraggiamento alla scuola medica salernitana, alla poesia, all’astrologia e alle arti.

Tra le disposizioni volute da Federico, si ricorda l’emanazione delle “Costituzioni di Melfi” nel 1231, codice legislativo del Regno di Sicilia, considerato una delle principali opere del diritto, per il recupero delle antiche leggi normanne. Le costituzioni miravano a limitare i poteri e i privilegi delle famiglie nobiliari e dei prelati locali, accentrando il potere nelle mani dell’imperatore.

La storia di Federico si intreccia, tra le altre città, con quella di Viterbo, il XIII secolo infatti rappresenta per la cittadina un periodo ricco di avvenimenti rilevanti. Nei numerosi viaggi da Nord a Sud, Viterbo rappresentava una tappa ed una baluardo importante per dar slancio agli attacchi contro la città di Roma, in cui risiedeva il papa. La stessa Viterbo visse le dure lotte tra fazioni, in cui Guelfi e Ghibellini si contesero il relativo e temporaneo possesso  cittadino. L’assedio di Federico II al capoluogo della Tuscia acquistò, dunque,  un posto centrale nei documenti dell’epoca, da cui si apprende che nel 1243 l’imperatore pose il presidio fuori le mura urbane e, con la collaborazione di forze ghibelline, attaccò e cinse d’assedio la città, difesa dai viterbesi guelfi capitanati dal Cardinale Raniero Capocci, rappresentante del potere pontificio. Anni in cui Viterbo visse l’esempio e la predicazione della Patrona Santa Rosa. Federico ne uscì sconfitto. La vittoria dei guelfi sancì, per la seconda metà del XIII secolo, la definitiva politica filo-papale, permettendo alla famiglia Gatti di monopolizzare le cariche municipali.

L’imperatore dal 1245 riportò ulteriori sconfitte e nel 1250 morì.