S. MARTINO: STORIA, TRADIZIONI ED ICONOGRAFIA NELLO STENDARDO DI MATTIA PRETI

L’11 novembre ricorre S. Martino di Tours. Santo venerato dalla Chiesa cattolica, ortodossa e copta, nacque a Sabaria, in Pannonia intorno al 315, figlio di un tribuno militare pagano, trascorse la giovinezza a Pavia; arruolatosi nella cavalleria, fu inviato in Gallia.smartino_1_201411111121244_f6m1pzo0s1ypbkrx3ausbqyrq Nel 337 ricevette il battesimo, poco dopo si congedò e si trasferì a Poitiers. Compresa la sua missione di evangelizzatore, fondò a Ligugé il primo monastero dell’Occidente e nel 371 fu nominato vescovo di Tours, tanta era stata la fama del suo operato. In questa veste istituì un nuovo monastero a Marmoutier, luogo di preghiera e punto di riferimento per monaci, chierici e vescovi. Non rinunciò mai alla predicazione, convertendo diverse aree della Gallia lontane dal Cristianesimo.
Morì a Candes, durante un viaggio, l’8 novembre 397. Il corpo fu deposto l’11 novembre, data da cui ebbe inizio la venerazione del Santo. Il culto di S. Martino divenne popolare sia in Oriente che in Occidente. I Benedettini gli dedicarono chiese e cappelle. Protettore di varie categorie: cavalieri, mendicanti, osti, sarti, è identificato iconograficamente da elementi quali: mantello, bastone pastorale e globo infuocato.

Nel corso dei secoli numerosi artisti e letterati hanno voluto celebrare il Santo tramite le loro opere; l’immagine più comune è quella che lega Martino alla “leggenda del mantello”: in veste di cavaliere, in una fredda notte invernale, incontrò un mendicante seminudo e infreddolito, il Santo allora non esitò a tagliare il mantello e cederne una parte al viandante. Da subito il clima si fece mite, da questo episodio ha avuto origine l’espressione “estate di S. Martino”. L’indomani Martino vide in sogno Gesù con l’altra metà del manto.

Una delle opere d’arte più belle e più rappresentative di S. Martino nel Viterbese è custodita presso il Museo dell’Abate di S. Martino al Cimino (in questi giorni in mostra a Valmontone). imago_pietatis_28229_201411111121244_3e8ystl3gesld1mtl33n62otiSi tratta di un prezioso stendardo processionale, realizzato dal celebre pittore Mattia Preti (Taverna 1613 – La Valletta 1699), recante sul recto  “La Carità di San Martino” e sul verso il “Salvator Mundi”, olio su tela (268 x 203 cm) eseguito a Roma. Da documenti si apprende che l’opera fu commissionata dal conte Ramazzotti, per conto di donna Olimpia Maidalchini, cognata di papa Innocenzo X, per la confraternita del SS. Sacramento di S. Martino al Cimino in occasione del giubileo del 1650.

La parte frontale dello stendardo riproduce la classica iconografia del S. Martino a cavallo di fronte ad un povero; alcuni putti recano gli stemmi di Innocenzo X Pamphilj (in alto) e Olimpia Maidalchini (in basso).

La parte posteriore del vessillo mostra Cristo nell’Incarnazione e fonte dell’Eucarestia.

Mattia Preti, di origini calabresi, visse a Roma anni significativi per la sua formazione artistica, fu infatti lo studio delle tecniche del Caravaggio ad influenzarne fortemente le scelte stilistiche. La vicinanza al Guercino e al Lanfranco contribuirono a completare i suoi tratti pittorici, fino ai contatti con Luca Giordano nel periodo napoletano. Ricca la produzione pittorica realizzata durante il soggiorno a Malta dove l’artista morì.