Stamani avevo un appuntamento al reparto di endoscopia di Belcolle alle ore 9.15, puntualissima, mi sono presentata alla stanza del piano -1 dove, poco dopo, è arrivata una infermiera che mi chiede cosa devo fare.
Dico che ho un appuntamento alle ore 9,15 e lei mi invita ad accomodarmi in sala di attesa dicendomi che verrò chiamata. Fiduciosa aspetto, ma passano ben 25 minuti e non succede nulla.
Quindi decido di tornare di nuovo alla stanza dell’appuntamento dove un’altra infermiera mi apostrofa: ma lei l’ha lasciato il nome? Rispondo: non mi è stato chiesto! E lei candidamente: abbiamo fatto entrare quelli dopo di lei.
Mi arrabbio e, intanto, arriva l’altra infermiera e mi dice che parlerà con la dottoressa, torna e mi dice: la dottoressa la chiamerà entro 10 minuti! E siamo già a 35 minuti di ritardo e io devo sbrigarmi perché ho incautamente preso altri urgenti impegni per le ore 10,30.
Finalmente arriva la tanto sospirata dottoressa e alle mie rimostranze fa: no! Facciamo entrare quelli che avevano appuntamento alle ore 9! Dottoressa giustissimo, ma perché allora avete già fatto entrare quelli che avevano appuntamento dopo? Io ho un impegno urgente e non posso rimanere ancora! E lei mi risponde: deve aspettare che visito queste altre persone!
Mi altero e chiedo di parlare con il Direttore sanitario e lei serafica: ma ha aspettato solo 45 minuti: dottoressa, io non so se lei ha cognizione del tempo e se magari la sua bella testolina è stata mai sfiorata dall’idea che quei poveracci che stanno fuori ad aspettare potrebbero avere degli impegni tipo il lavoro e che non possono essere a sua disposizione!
Scommetto che lei sarebbe in prima fila a protestare se il suo treno o il suo volo tardassero di 45 minuti, perché in quel caso saprebbe il valore di 45 minuti di tempo perso!
Vi invito a gestire meglio le prenotazioni, perché se 15′ tra un paziente e l’altro non sono sufficienti, date spazi di venti minuti!
Stefania Capati















