La festa l’aspettavano ormai da molti anni. Non importa che si ritorna laddove si era partiti, la serie D e da cui ci si era dovuti autodeclassare, obtorto collo, per ripartire con la gestione del Comandante Piero Camilli.

Ieri, il centro di Viterbo, ha visto una festa nella festa, che poco ha solo a che fare con la vittoria del campionato d’Eccellenza, molto, invece, riguarda il cuore e l’anima dei tifosi gialloblù. Che, dopo anni di sacrifici economici e, soprattutto, di “umiliazioni” per gestioni della squadra fallimentari, finalmente hanno potuto esse tutti d’n sentimento.

L’arrivo del pulman della Viterbese proveniente da Rieti, la confluenza a piedi di giocatori e tifosi con “percorso” dallo stadio e per le vie del centro di Viterbo, corso Italia, Piazza del Comune, via San Lorenzo e esplosione finale a Palazzo dei Papi.

Momenti di gloria, ma anche di ritorno alla normalità aggiungiamo noi, quella normalità che, per i tifosi e una città capoluogo come Viterbo, terra di ricche tradizioni calcistiche e con un pianoscaranese docin Nazionale e nella squadra attualmente più forte d’Italia, Leonardo Bonucci, significa minimo la serie D, potenzialmente i professionisti.


(E’ “morta” la speranza di vittoria del campionato del Rieti)

FOTO LEONARDO CUTIGNI

Ma, tant’è! Fino a ieri, 1° maggio 2014, anno uno dell’era Camilli, la Viterbese-Castrense ha vissuto in un purgatorio climatizzato più da ambiente infernale per motivi tutti riferibili alle precedenti gestioni societarie da un lato e, dall’altro, alla scarsa vicinanza dell’imprenditoria locale viterbese ai colori della squadra, in varie occasioni addirittura senza sponsor ufficiale e, per alcuni mesi, anche senza direttore sportivo.

L’anno scorso c’era stata la parentesi gestita dal bravo tecnico Farris che, contro innumerevoli problemi legati alla scarsa liquidità, come accennavamo, con i tifosi diventati anche “benefattori” per collette collettive per permettere le trasferte della squadra, aveva portato la Viterbese a un passo dalla promozione nei professionisti.

(La festa a piazza Unità d’Italia dei tifosi)

FOTO LEONARDO CUTIGNI

Il legame tra l’anno scorso e quest’anno sono sempre loro, i tifosi, che non hanno mai fatto mancare il supporto affettivo, ma anche concreto, per arrivare al traguardo di ieri. Si può certamente dire che il collante che ha permesso alla Viterbese di agganciare la “salvezza” che arriva dalla famiglia Camili sono loro: i tifosi gialloblù.

Ieri è stato un giorno simbolico da tutti i punti di vista.

Il primo maggio è partito San Pellegrino in fiore, che ha avuto l’”invasione” dei tifosi della Viterbese nella serata di ieri sera: quasi che il cuore di Viterbo li aspettasse per festeggiare con loro. Primo maggio festa del lavoro: quello svolto, insieme al concetto di sacrificio, da una dirigenza capace, quella dei Camilli, che aveva promesso l’inizio di un ciclo vincente, da subito, e così è stato.

La festa cittadina della Viterbese, nelle intenzioni dei tifosi e della dirigenza, vuole ricompattare intorno alla famiglia Camilli tifosi, città, stampa e istituzioni locali. Nella speranza che la frammentazione che, fino a ora, è regnata sovrana a Viterbo intorno al mondo della Viterbese, di cui l’ultima dimostrazione è la vicenda della gestione dello stadio Rocchi da parte della società gialloblù, attesa da mesi mediante l’accordo col Comune di Viterbo, cessi e si passi a un ciclo di successi in senso generale.

FOTO LEONARDO CUTIGNI

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