ANCHE LA TUSCIA HA I SUOI MARTIRI NELL'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

23/03/2016 : 17:03

Laura Ciulli 

(NewTuscia) - VITERBO -  Celebrato, questa mattina, il 72esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. In questo luogo  il 24 marzo del 1944, furono fucilati dalle SS tedesche 335 tra civili e militari italiani.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presente  al Mausoleo Ardeatino per la cerimonia. 

Sono trascorsi 72 anni, eppure è sconvolgente pensare a quell'episodio di crudele follia umana, perpetrato nei confronti di vittime innocenti.

Anche la Tuscia ha pagato un alto tributo di sangue quel tragico giorno. Ben 13 persone del viterbese o che erano impegnate in attività partigiane nell' Alta Tuscia, sono state trucidate quel terribile 24 marzo 1944.

Sono: Tito Bernardini, di Orte, sacello 121. Aldo Francesco Chiricozzi, di Vignanello, sacello 48. Giorgio Conti, sacello 46, romano, ma attivo nelle Resistenza viterbese. Alberto Cozzi, medaglia d’oro al valor militare, originario di Castel Cellesi (Bagnoregio), sacello 266. Renato Fabri, di Vetralla, sacello 172. Angelo Fochetti, di Vignanello, sacello 129. Angelo Galafati, di Civitella d’Agliano, sacello 332. Manlio Gelsomini, medaglia d’oro al valor militare, romano, sacello 34. Enrico Guidoni, di Viterbo, sacello 113. Epiminio Liberi, di Popoli (Pescara), sacello 297. Enrico Mancini, di Ronciglione, sacello 42. Angelo Martella, di Caprarola, sacello 322. Armando Ottaviano, di Fresagrandinara (Chieti), sacello 165.

Di queste 13 vittime si parla anche in un libro edito  dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia,  sezione Viterbo, dal titolo “Martiri viterbesi alle Fosse Ardeatine. Per non dimenticare”. 

 Vi è ricostruita la storia dei tredici trucidati quel giorno, il loro impegno politico, come vennero inseriti nella lista stilata per via dell'attentato in via Rasella.

Per ogni ogni tedesco ucciso infatti,   il colonnello Herbert Kappler, ordinò per rappresaglia la fucilazionedi dieci comunisti badogliani.

Tredici martiri della crudele follia dell'odio umano che la Tuscia non dimentica. 

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