IL CANE NELLA FAMIGLIA E PER LA FAMIGLIA: CIBO, CURE, EDUCAZIONE E COLLABORAZIONE


07/07/2015

Beatrice Lo Bue 

(NewTuscia) - Quando si accoglie con sé un Cane, bisogna accettare e ricordare che esso per noi ‘Deve essere importante’. Il suo piccolo mondo perfettamente equilibrato esige rispetto e collaborazione, ed il suo mondo è il branco, e quindi, la famiglia. Quando si prende con sé un cane, bisogna ricreare, costruire, quel piccolo ambiente perfetto fatto di cure, coccole, regole, pazienza, fermezza e nervi saldi.

I nostri esperti educatori Barbara Tullio e Paolo Caldora ci offrono, ancora una volta, un’analisi attenta delle dinamiche che si creano quando ‘un cucciolo arriva in casa’, di come queste creature vivano in maniera totalizzante il legame col proprio branco, e di quali difunzioni si possono verificare nel momento in cui i sapiens inizino (tanto per cambiare) a collezionare una serie di errori di gestione ed educazione. Pulizie, cibo, gioco, collare o pettorina, bisognini: ognuna di queste situazioni ha per Fido un significato geneticamente codificato e conservato.

Ignorarne l’esistenza è un errore tutto umano che nulla ha a che fare con presunti squilibri del cane. Dedicato a tutti quelli che ‘il cane deve stare fuori a fare la guardia’,  a quelli che ‘io metto le mani nella ciotola quando voglio’ o  ‘il cretino sporca in casa ora sono affari suoi’. La maggior parte dei sapiens non è in grado di comunicare ed agire in maniera onesta con i propri conspecifici, figuriamoci se possono farlo con creature che appartengono (fortunatamente) ad un altro regno animale!

Barbara Tullio, Paolo Caldora

Per Animale sociale si intende un essere vivente che trova ragione di vita solo nell’ambito di una comunità. Non tutti gli esseri sociali riescono a vivere in contesti di comunità multiple (provviste di più specie animali), il Cane si, ma il concetto di socialità per il Cane non è ‘’vivere in una comunità fatta di tante famiglie’,’ come può essere per l’essere umano, è altresì il ‘’vivere nella propria comunità’’.

Esiste una grande differenza fra il vivere nelle comunità e il vivere nella propria comunità.

Per il Cane esiste il piccolo mondo del Branco/Famiglia, quel meraviglioso piccolo mondo nel quale tutto si svolge per il bene di Esso, e dove esiste un senso di collaborazione e di attaccamento che permette ai soggetti che lo compongono di raggiungere un perfetto equilibrio sociale.

Con questo non dobbiamo pensare però che il Cane non possa vivere in un luogo dove sono presenti più comunità, ma dobbiamo pensare che per lui ‘’uscire da casa’’ vuol dire ‘’andare fuori dalla tana insieme alla Famiglia’’… Fare, disfare, agire, operare, giocare, passeggiare, lavorare, ‘’vivere’’ con Essa e in Essa come è nell’ambito della tana così anche fuori.

Egli vive nella Famiglia e per la Famiglia.

Questo concetto ha un significato molto profondo che trova la sua radice/origine nell’attaccamento.

L’Attaccamento - Fin dal momento della nascita  si crea fra Madre e Figlio un legame che diventa sempre più saldo, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno. E questo accade fra tutte le Mamme che per natura crescono i propri piccoli e tutti i Figli che necessitano di tale assistenza per sopravvivere.

È un legame che ha un inizio e non ha una fine, ed è per tutti ugualmente importante, pur essendoci delle diversità a seconda della specie animale di appartenenza. Di norma, il Cane rimane con la sua Famiglia fino ai primi due mesi di vita, poi si unirà ad altre famiglie. Il distacco dal Nucleo, che per diritto di nascita gli appartiene, è un momento molto particolare e molto forte: in un attimo tutto il mondo del piccolo cessa e se ne apre uno nuovo ‘’sconosciuto’’.

Quando un cucciolo viene al mondo è l’odore e il calore della Mamma a dir lui dove si trova, e sono le sue cure a dargli delle indicazioni di vita. Seguendo l’odore del latte emanato dalle mammelle, il piccolo troverà la via per sfamarsi; fra il caldo pelo della Mamma regolerà la sua temperatura corporea ancora assente di autoregolazione; sotto le delicate cure parentali della Genitrice inizierà il percorso educativo nel piacere di essere considerato. Se tutto ciò venisse a mancare, il piccolo non potrebbe crescere nell’equilibrio sociale e il suo futuro si presenterebbe colmo di lacune e incertezze, troppo spesso identificate come squilibri psicopatologici ma che, nella realtà, sono soltanto mancanze educative dettate da quella particolare attenzione che solo una Mamma ha verso i propri Figli; a tali mancanze si rimedia facilmente assumendo comportamenti, noi che lo abbiamo adottato, consoni alla sua natura.

La Mamma è tutto per un Figlio!

Konrad Lorenz, nello studio degli Animali (nello specifico delle Anatre), notò l’importanza nelle prime 24/48 ore di vita degli Anatroccolini di avere una guida che li conducesse a fare il primo salto nel mondo! Appena nati, infatti, seguono la loro Mamma in ogni spostamento, e, se ella dovesse venire a mancare, i piccoli seguono un qualsiasi altro oggetto in movimento.

Questo atteggiamento viene chiamato “legame primario”, tradotto in necessità di qualcuno che si occupi del piccolo per permettergli di sopravvivere. Il che non vuol dire solo nutrirlo, lavarlo e metterlo a letto, ma anche e soprattutto trasmettergli con la presenza e il contatto uno stato d’animo benevolo. È infatti la vicinanza fra i due che alimenta un benessere psicologico. Il problema sorge nel momento in cui noi umani non riusciamo a vedere, se non con i nostri occhi umani, e a ragionare, se non con i nostri pensieri e concetti umani, di gran lunga diversi da quelli molto semplici dei nostri Compagni Cani.

Per questo motivo è di estrema importanza conoscere il linguaggio naturale del Cane, fatto solo di cure parentali e atteggiamenti educativi di riguardo che, oltre ad essere premura, gioco, baci e coccole, sono anche disposizioni di ordine, da non intendere mai come sinonimo di crudeltà autoritaria alla maniera in cui molti vogliono far credere allorquando vedono un atto educativo fermo di un adulto e una risposta in ossequio di un piccolo il quale, al contrario di ogni aspettativa umana, si mostra festante all’atto, assumendo movimenti sinuosi e fanciulleschi; ciò mettendo a nudo la distorta concezione di sudditanza che abbiamo noi umani facendoci pronunciare con parole di pietismo di fronte a quel che vediamo, quando invece non è altro che un modo di dire ‘’sono il tuo cucciolo, grazie per considerarmi tale’’; questo stesso atteggiamento, lo mostrerà un domani da adulto, ponendo in attivo il rispetto che nutre verso il suo Genitore; le cure parentali e gli atteggiamenti educativi sono ciò che va inteso come ‘’considerazione quanto mai preziosa’’; tale considerazione dice al membro della Famiglia: ‘’sei importante’’ – ‘’tengo al tuo equilibrio interiore’’ – ‘’ci tengo che tu cresca sano nel corpo e nella mente’’.

Per non cadere nel concetto astratto e fantasioso dell’uomo in merito a ciò che è la realtà espressiva delle varie specie animali, dobbiamo sottolineare che per un Animale ‘’essere importante’’ vuole dire sentirsi parte di te, e ciò che lo rende più felice e completo è essere educato da te come farebbe la sua Mamma e condividere con te momenti di riposo, di svago, di lavoro e di intimità del focolare domestico, con tutto ciò che questo racchiude.

Dare il cibo migliore, scegliere la copertina con i disegni più carini, portare il Cane a giocare al parco con gli amici e riempirlo di baci e abbracci, non vuol dire fare il meglio per il Cane, vuol dire solo essere il suo maggiordomo con il quale non ha che un rapporto falsato fatto di superficialità.

Vivere con il Cane vuole dire accudirlo come farebbe la sua Mamma: cibo, pulizie, educazione e collaborazione.

La Mamma mostra il proprio attaccamento al piccolo attraverso le prime pulizie allorquando per stimolargli i bisognini lo lecca in ogni dove, e lo mostra fornendogli la pappa (parliamo sia del rifornimento di latte appena nato, sia delle parti di predine una volta che è più grandino); e ancora lo mostra nell’educarlo a piccoli passi nelle cose che da grande dovrà affrontare insieme al Branco, e nel redarguirlo quando esagera nei comportamenti sbagliati, lo mostra nel lodarlo subito dopo averlo ammonito, e nel farlo riposare accanto a lei quando è tempo di dormire, lo mostra nel capire se il piccino le mette le zampine addosso al costato per dire ‘’ho un problema, mi aiuti?’’ o se invece intende ‘’non voglio fare quello che mi chiedi’’, e ancora lo mostra nell’essere presente quando è in difficoltà, e quando altri personaggi gli mancano di rispetto, e lo mostra in tante altre cose ancora, diverse ma con una componente comune che dice al piccolo ‘’sei importante’’.

A tutto questo il piccolo risponde omaggiandola di feste quando la vede, e lo spinge ad allinearsi a lei in passeggiata, ad interessarsi ai suoi giochi educativi e ad affiancarlesi quando i giochi diventano più seri, ad accettare e capire i momenti di svago, di serietà, di riposo, a chiedere e a dare assumendo comportamenti di rispetto, perché è nel rispetto che cresce.

Rispetto non vuol dire ‘’austerità’’ ma ‘’felicità’’, felicità di appartenere, scopo principale di un Animale sociale che trova la sua identità nel vivere con la Famiglia.

Perché il Cane del canile, più di qualsiasi altro Cane vive con estremo disagio?

Perché tutto questo gli manca!

Facciamo un passino indietro e ricolleghiamoci all’odore della Mamma, alla cucciolata e a tutto ciò che era e non è più: che siano i piccoli arrivati in canile da soli o insieme ai fratellini, che siano nati nel canile, che vi siano stati portati con la loro Mamma, l’unica certezza che hanno è quella della loro Famiglia se la possiedono , e se no (se non la possiedono), non hanno certezza di ‘’niente’’.

Il luogo, il personale addetto, e chiunque si occuperà di loro o di lui se sarà un cucciolo solitario, dovrà fare le veci della Mamma trasformandosi in tana e in Balia come avviene in Natura nel regno di Papà e Mamma Lupo, allorquando una disgrazia colpisce la Genitrice e alla cucciolata provvede la Balia (se è un Branco già formato, altrimenti, la cucciolata morirà).

Naturalmente, ho fatto accenno al Lupo e alla Natura perché il Cane altro non è che un discendente del Lupo, teoria questa ormai stradocumentata ed erroneamente travisata da molti che vogliono riconoscerlo come un Animale nato in maniera spontanea.

Il Cane è invece il frutto della manipolazione dell’uomo di una sottospecie del Lupo (Canis Lupus) denominata Canis Lupus Familiaris, ossia, la sottospecie che include quei particolari Lupi che tanti anni or sono, avvicinandosi all’uomo, hanno dato origine alla sottospecie che in maniera generale li racchiude, racchiude cioè elementi di più sottospecie che hanno ritenuto opportuno lasciare il bosco e dare fiducia all’essere umano.

Ma benché il Cane non abbia origine naturale, e sia il frutto di variazioni di variazioni di variazioni dell’uomo, quest’ultimo, nel fissare alcuni dati fisici e psichici nelle varie razze, non è riuscito a cancellare quel che Madre Natura ha saggiamente imperniato nei loro avi, e che indelebilmente si trasmette anche in tutte le sottospecie e nelle loro variazioni. Sto parlando di un codice comportamentale più o meno marcato ma comunque presente, a seconda delle sottospecie, se facciamo riferimento alla vita nel selvatico, e delle razze, se parliamo di Cani (quando pronuncio la parola ‘’razze’’ lo faccio solo per dare un’indicazione al lettore in merito al discorso, se sto parlando cioè del Lupo o del Cane).

Tornando al piccolo, dicevamo: colui che si occuperà della Creatura o delle Creature dovrà personificare la Mamma o la Balia.

È importante, memori della coscienza dell’importanza della familiarità e del concetto di socialità che essi sono in grado di vivere, che chi vorrà adottare un Cane, per prima cosa permetta al cucciolo o cucciolone o adulto, che il proprio odore divenga per Lui un odore familiare e che l’idea di essere (l’adottante) solo un forestiero, con il passare del tempo si trasformi in facente parte della Famiglia (non si può dare una data/tempo in giorni o in ore perché ogni Cane ha la sua personalità ed è da essa che dipende la celerità o meno dell’adozione).

Se si precorreranno i tempi, è facile che il soggetto adottato viva il disagio del distacco dalla sua vera Famiglia o da quel luogo in cui, anche se non era proprio una reggia, in un modo o nell’altro aveva trovato un senso di appartenenza – vuoi perché c’era ancora o c’era stato il resto della sua Famiglia, vuoi perché c’era la persona che lo aveva accudito, vuoi perché fino a quel momento non aveva conosciuto altro o di meglio. Esistono soggetti che si mostrano da subito contenti di venir via con l’adottante; questi Cani nel loro comportarsi in tal modo mettono in luce in maniera attiva quel che invece non mostra chi rimane un po’ nell’ombra, e dicono cioè a parole giganti, il grande desiderio di vivere la propria socialità in una Famiglia reale.

Ho accennato per un attimo soltanto all’idea dell’adozione di un cucciolo, di un cucciolone o di un adulto, e visto che fino ad ora avevo solo nominato il piccolo, ci tengo a precisare che quanto illustrato è un breve resoconto di quello che è l’inizio di una storia che ha valore sia per il cucciolo, che per il cucciolone, che per l’adulto, che per l’anziano.

Consigli utili

Una volta portato a casa il nostro Compagno non dobbiamo avere fretta di mostrarlo al mondo, non dobbiamo avere fretta di insegnargli subito tutte le regole della casa, e non dobbiamo avere fretta di pretendere da lui pulizia nei bisognini ed educazione nei nostri confronti, e nei confronti del resto della famiglia, se esiste un resto di famiglia. Ci sono delle cose molto importanti che lui deve valutare, e noi abbiamo il dovere di capire quali sono i suoi tempi di affiatamento con noi e con tutto il resto.

È importante fargli conoscere la casa, conoscere le persone della casa, assorbire tutti gli odori dell’ambiente domestico e dei suoi componenti, presentati dalla persona che per prima il piccolo ha conosciuto e a cui si è affidato.

Non bisogna avere fretta di trovare una soluzione al problema bisognini: se è un Cane abituato a sporcare in box, non possiamo pretendere da subito che sappia che in casa non si sporca. Nella sua conoscenza atavica c’è ‘’lo sporcare in tana e c’è la Mamma che lo pulisce; di seguito, una volta usciti nel giardino di casa, c’è lo sporcare lì e non più in tana, dopodiché, raggiunta una certa età e nel nostro caso una certa confidenza con noi, c’è l’uscire dal giardino di casa e lo sporcare fuori’’. Accade però che alcuni Cani, una volta fuori dal giardino, si tengono i bisognini fino a che rientrano e appena rientrati con aria liberatoria e soddisfatta, si lasciano andare. Queste Creature non riescono a liberarsi fuori, perché ancora non si sentono così sicuri da far conoscere il proprio odore al mondo, per cui , saggiamente, espletano solo dove si sentono sicuri. Con il tempo da soli decideranno di sporcare anche fuori, e quando lo faranno sarà per loro una vera conquista!  (Per giardino si intende anche una stanza della casa o un luogo particolare che può essere ad esempio, l’ingresso ).

Può capitare anche che i bisognini vengano lasciati in casa oltre che fuori, sia per un semplicissimo bisogno (scappava e non si è riusciti a trattenersi), oppure per una piccola insicurezza dettata da una situazione particolare che ha posto nel Cane un interrogativo a cui non ha saputo rispondere, e non sapendo come uscire da quella situazione che lo ha destabilizzato, ecco che ha trovato la soluzione più adeguata rafforzando il proprio odore con ‘’un ricordino’’. Non è un atto di dominanza, e quanto mai è un dispetto, cosa quest’ultima oltretutto impossibile da formulare da parte di un Cane, poiché è un concetto astratto che impone un ragionamento complesso di verifiche e presupposti, troppo articolati per la sua mente semplice.

Una delle primissime cose che di norma si fanno come accogliamo un Cane nella Famiglia è quella di dar lui un nome. Il nome è per noi l’identificazione dell’individuo, è ciò che più di ogni altra cosa distingue il singolo fra i singoli.

Forse è la cosa più facile da insegnare al nostro Cane, perché spontaneamente la associazione a cose molto piacevoli, tipo una carezza, un biscottino, un sorriso. Attenzione però a non credere che sia la carezza o il biscottino o il sorriso a permettere lui di apprendere che quel particolare suono sia il suo nome, perché il Cane non possiede il concetto di nome in quanto identificativo dell’essere, e difatti, appena presa un po’ di confidenza, quel nome avrà valore soprattutto sui suoi documenti o nel momento in cui parliamo di lui con un amico o una persona qualsiasi, perchè quando ci rivolgeremo a lui, ogni tanto lo chiameremo con il suo nome e, molto più spesso, con vari nomignoli e appellativi di ogni genere.

Ciò che associa il nostro Cane quando sente pronunciare quel suono, è la nostra disposizione d’animo che, principalmente, gli permette di fare l’abbinamento che ci induce a pensare (in maniera molto umana) che egli abbia imparato il suo nome. Se così non fosse, non si volterebbe quando storpiamo quel vocabolo e non si volterebbe quando lo chiamiamo in mille altri modi.

Questo breve discorso per esortare chi vuole dividere la propria vita con questi meravigliosi Compagni, a cercare di pensare e di vedere le cose un pochino di più dal loro punto di vista e non dal nostro, poiché noi possiamo arrivare al loro modo di formulare concetti, loro al nostro no, altrimenti non ci sarebbe bisogno di uno studio approfondito del loro pensiero, ci parleremmo e basta, senza star lì troppo a pensare.

Il collare, il guinzaglio, la pettorina

Il collare è un oggetto che si applica al collo del Cane e non ha nessun significato negativo se non nel momento in cui viene usato in maniera errata, come del resto può esserlo anche una pettorina o un guinzaglio.  Vivendo in una società che ci obbliga l’uso di attrezzature per limitare il raggio di azione del Cane, è bene insegnare al nostro Compagno ad indossarle prima dentro casa e poi fuori.

Dapprima faremo indossare al nostro Amico, un collarino di stoffa morbido, fisso. Fisso vuol dire non un salva-pelo a catenella e non un semi-strangolo, ma una fettuccia a misura. Glielo faremo indossare tutte le volte che ci viene in mente di farlo: appena lui si sarà svegliato, prima della pappa, prima di farlo uscire in giardino, prima di giocarci, o subito dopo, non fa differenza.

Il significato del collare – un legame – in Natura, Mamma per spostare i cuccioli ancora molto piccoli, li prende dalla parte superiore del corpo, il piccolo, tranquillo e fiducioso, si lascia trasportare senza obbiettare (i contatti con quella particolare parte hanno significati diversi).

Il collarino può provocare effetti diversi (risposte diverse) a seconda del modo in cui viene fatto indossare o usato (posta la domanda). Parimenti sarà per il guinzaglio - un cordone ombelicale che, in quanto tale, è l’emblema del legame che unisce due esseri viventi, ma se questo legame non è sano, ecco che il cordone può essere d‘impaccio. All’inizio dovrà essere indossato in un ambiente familiare, un ambiente dove il cucciolo si senta tranquillo e non sia attratto da altro all’infuori di noi. Farci seguire in casa con il guinzaglio, non sarà un problema come non lo è senza. Il guinzaglio è solo un mezzo per limitare al Cane, la possibilità di farsi male in una società non creata a misura per gli Animali.

La scelta della tipologia di collare e del guinzaglio è comunque, in linea di massima, facoltativa.

La pettorina: anche la pettorina ha due significati ben distinti, che hanno una certa relazione fra loro ma dipende dalle circostanze e, come sempre, dal carattere del soggetto che la indossa e dal rapporto che ha con il suo compagno. La pettorina è di fatto un ‘’abbraccio’’, ma un abbraccio può essere confortante così come può essere impositivo. Se parliamo di pettorine di vecchia concezione, ossia quelle da ‘’traino’’ e quelle a forma di ‘’x’’, solitamente entrambe imbottite, parliamo di due attrezzi che dicono al Cane siamo con te, e lo esortano ad andare avanti forti nel legame che tiene uniti Cane e uomo. Queste pettorine vengono usate con i Cani delle famosissime Mute dei ghiacci e con i Cani che praticano discipline sportive dove l’unione con il proprio conduttore nelle fasi di allenamento è di fondamentale utilità - il compagno umano ha un ruolo di guida, e attraverso quegli attrezzi, dice al suo Cane o ai suoi Cani ‘’sono con voi’’.

Diversa, molto diversa è la pettorina ad ‘’H’’, che altro non è che un attrezzo formato da due lacci che cingono trasversalmente il costato e il collo del Cane tenuti insieme da altre due stringhe longitudinali. Questo tipo di pettorina, nel momento in cui il Cane assume un’andatura che porta il guinzaglio in tensione, provoca un fastidio del cinto nei due punti critici del corpo. Anche per questo tipo di attrezzo, come sempre è la coscienza dell’uomo e la sua sensibilità a farne un buon aiuto o no.

Le pulizie – le orecchie, gli occhi, il pelo (uso della spazzola) . La pulizia delle orecchie, degli occhi, delle zampine e del manto, sono dei particolari di attenzione e premura che ogni Mamma o Balia, ha verso il suo pupillo. Se vogliamo sono atti anche impositivi in quanto chiedono al piccolo di star buono per potersi far visitare ed eventualmente pulire. L’igiene, anche se può sembrare strano, è per il Cane molto importante. Da cucciolini è la consapevolezza del dover esser puliti che spinge le Mamme a visionarli di continuo e, se occorre, a pulirli là dove è necessario. Inoltre, non lasciare tracce di bisognini (se sono i bisognini che ha pulito) è sinonimo di non presenza, e ‘’chissà chi c’è nascosto dietro l’angolo a spiare’’ (predatori/cacciatori), di certo può pensare la Mamma che si appresta quindi a togliere ovunque le tracce di presenza che hanno un particolarissimo odore; per pulire ovunque è inteso anche pulire il piccolo.

Delicatamente ma con fermezza, ella perlustra il figlioletto e, attraverso le pulizie, similmente l’adottante verifica lo stato di salute del suo Pupillo apponendogli le sue prime cure parentali. E parlando di cure, molte volte la Mamma attraverso i suoi baci massaggia le pancine rose dei piccoli quando essi si lamentano , e sotto quei caldi baci stimolanti e appaganti, le Creature si rilassano. Le cure hanno effetto sia educativo – stai buonino che devo lavarti – sia effetto calmante – rilassati piccino ci sono qua io .

Vi ricordate di quella frase che da bambini ci dicevano sempre quando avevamo un dolore da qualche parte e una piccola ferita? ‘’Ti do un bacino e tutto passerà’’ , ecco, è proprio da questo comportamento di cura delle Mamme verso i Figli che ha acquistato il suo significato.  Senza fraintendere, logicamente, che le cure siano solo carezze, perchè sono molto di più, più vaste, più complete . Interpretare le cure unicamente come ''carezza'' è sciocco e dà segnale di superficialità . Oltrettutto, le cure non sono oggetto di comunicazione che avviene in situazioni ''non intime'' : apporsi ad atteggiamenti di cura in luoghi ''comuni'' è quanto mai ''fuori luogo'' e destabilizzante .

La cuccia non è altro che quel posticino privato dove possono accedere solo gli intimi. Se dovessimo definirla con un termine più appropriato a noi, diremmo che è l’alcova. Viene da sè capire quale importanza essa racchiuda. È un luogo magico dove tutto il resto del mondo non ha accesso, ed è un luogo dove potersi ritirare per stare tranquilli, riposare indisturbati o rifugiarsi quando si ha un problema e non si è abbastanza forti per superarlo. È normalmente il luogo dove il Cane si mette aspettando il ritorno dei familiari o quando ha bisogno di riposare. Per cuccia il più delle volte si intende la casina di legno che ricorda nel Cane la tana, ma è anche la coperta adagiata sul pavimento in casa o il lettino, e a volte il sotto del letto.  È un posticino molto importante che non deve mai mancare.

Il cibo è un momento come tanti altri, ma che molte persone vivono in maniera esagitata. Dare la pappa al proprio Cane è la cosa più naturale che c’è.  Prepariamo il suo cibo, lo versiamo nella sua ciotola, glielo porgiamo. Il Cane si appresta a mangiare più o meno voracemente a seconda dell’appetito e del carattere. Quando Mamma Lupa porta il cibo ai suoi piccoli, cattura la preda (prepara la pappa), la pone a terra (la versa nella ciotola e gliela porge), lasciando che i piccoli si sazino, senza andare a verificare se essi si rivolteranno o meno nel momento in cui lei rivolesse il cibo.

Quest’ultima dicitura non ha alcun senso! Mamma Lupa o Mamma Cane, non rivogliono il cibo e non fanno le prove per constatare se il piccolo ringhierà loro difendendo la pappa. Perché dovrebbero rivolere il cibo, se lo sono tolto dalla bocca per i Figli, non ha alcun senso riprenderlo, e l’operare in quel senso darebbe mostra ai piccoli di atteggiamenti squilibrati! Chi pone le mani nella ciotola del Cane per fare le verifiche, mostra al Cane un’insicurezza che se il poverino tollera, non accade nulla, se invece non la tollera, o si stacca dalla ciotola o dice chiaramente ‘’ma che stai facendo?’’

Mettere le mani dentro la ciotola quando il piccolo o il giovane o l’adulto sta mangiando significa:

- Se siamo il leader lo inibiamo

- Se siamo un pari grado lo sfidiamo

- Se siamo un subalterno elemosiniamo

Ricordiamo - La mano dell’uomo è, per il Cane, similare alla bocca; un’altra bocca nella ciotola, vuol dire che sta rubando o che sta contendendo o che sta togliendo con imposizione.  Quando il leader si stacca dal pranzo, vuol dire che lascia il resto della pietanza alle truppe; Egli non torna indietro mostrando un ripensamento (insicurezza), non torna a mettere in discussione chi si è avvicinato, e non torna tantomeno per elemosinare.

Se l’uomo che, per avere il rispetto del suo Cane, ha bisogno di mettere la mano nella ciotola mentre il poveretto sta mangiando (non dimenticando che è stato lui stesso a concedergli di mangiare), oltre a non raggiungere lo scopo per l’assurdità dell’intenzione, sta chiaramente inviando messaggi di ‘’squilibrio’’.  Diverso è se il Cane ha raccolto o rubato del cibo di cui non doveva appropriarsi (cibo avariato, tossico, ecc.), situazione nella quale invece la mano dell’uomo deve intervenire aprendo la bocca del Cane per togliere quello che contiene.

È un comportamento impositivo sul Cane, che viene accettato dal soggetto che lo subisce, solo se quest’ultimo riconosce in chi lo fa, una guida; è un atteggiamento attuato a fin di bene e non va confuso con un atto volto a creare un conflitto, poiché il conflitto è già esistente se tale atto non viene accettato.

Lo star solo

Quando la casa avrà preso un aspetto familiare, per il Cane non sarà un problema rimanere solo. In Natura i Lupetti sono abituati a stare tranquillamente nella tana o nelle zone rendez-vuos (giardino di casa) quando i Genitori vanno fuori a cacciare, essi sono abituati da sempre a vedere la loro Mamma assentarsi anche se per pochi minuti, e sparire al di là della collina. Nel momento in cui il Cane avrà assorbito tutti gli odori di casa, e si sentirà parte della Famiglia, non avrà alcun problema ad aspettare tranquillo il ritorno dei suoi familiari. Se nell’attesa del ritorno si annoierà, è normale che troviate al vostro rientro un mobile rosicchiato o un tappeto smangiucchiato, d’altronde anche noi, nelle attese inganniamo il tempo leggendo un libro o guardando la televisione o sfaccendando per casa.

Quindi, abituare il Cane piano piano a stare solo (la Mamma esce dalla cassa parto i primi giorni solo il tempo di andare a fare i bisognini e per alimentarsi), pochi minuti per volta, sarà solo un riattivare in lui un ricordo che conosce da sempre.

Unica grande raccomandazione, è quella di capire che oramai gli odori dei familiari sono per lui la sola essenza importante, tralasciamo quindi di confonderlo con odori emanati da effusori particolari che richiamano un qualcosa che ha conosciuto, ma che nel luogo dove ora dimora non ha più il significato che aveva in un altro luogo, e che potrebbe far cadere il piccolo nello sgomento, inducendolo a cercare qualcosa che è stato molto importante, qualcosa di cui sente l’odore, ma non collega che al nulla; nella nuova casa chi possiede quel particolare odore non c’è, non c’è mai stato e mai ci sarà. La sensazione che danno a chi osserva, questi poveri Cani a cui viene dispensato quel particolare odore per tenergli compagnia, è di tranquillità. Ma in realtà così non è perché il soggetto apparentemente calmo vive di fatto una forma di assente apatia totale (forma autistica).

L’ amico fondamentale è la Famiglia, ricordiamo il concetto di socialità del Cane quanto mai diverso da quello degli uomini, anche se condividere alcuni momenti con conspecifici non è sbagliato. Sbagliato è il pensare che gli amichetti siano più importanti della Famiglia, e che si impronti l’ora di svago solo ed esclusivamente con il portarlo al parco. Importante è un gruppo dove potersi esprimere in maniera più canina rispetto a come può esprimersi con noi, ma non deve essere la valvola di sfogo, l’occasione per fare qualcosa ed uscire dalla monotonia di un rapporto che condivide un tetto e null’altro.

Attenzione poi agli amici che si scelgono, siano equilibrati e conoscano il rispetto, che sappiano come comportarsi e non diano mai segnali di impazienza.

E anche se gli amici sono i più bravi e i più buoni del mondo, mai smettere di vegliare sul gruppetto che gioca, mai lasciar correre un’incomprensione o un chiarimento un po’ troppo forte, perché essi non hanno molto senso visto che si tratta di elementi di Branchi differenti che si incontrano in un territorio comune ma che in realtà è terra di tutti e di nessuno, con tutto quello che questo comporta.

Il gioco è la base delle esperienze comunicative del Cane ed è il fulcro della crescita conoscitiva.

Tutte le azioni e le fasi di sviluppo, passano attraverso i canoni del gioco, inteso non come attività con scopo unico di divagare, ma come attività ludica dedita all’insegnamento di ciò che un domani dovrà essere affrontato. Parliamo logicamente di quello che avviene in Natura nel mondo del Lupo, ma siccome suo Figlio Cane non è molto diverso dal Genitore selvatico, è importante instaurare un rapporto ludico anche con il proprio Compagno. Per attività ludiche si intendono quelle attività che richiedono un’interazione globale fra i due (uomo e Cane), favorendo l’accrescimento del legame che giorno dopo giorno si fortifica e dà potere al rapporto che si sviluppa solo nel rispetto degli individui e della loro soggettività di razza e di specie. (nomino razza non per escludere mix-breed, ma solo per sottolineare una diversità caratteriale e quindi dispositiva di un soggetto rispetto ad un altro).

L’educazione è l’insieme degli insegnamenti, è l’ordine delle regole che si impartiscono agli alunni – ai figli – per guidarne la personalità verso una coscienza sociale.

Quando una Mamma-Lupa insegna ai suoi piccoli le basi della socializzazione, lo fa con pazienza e delicatezza; quando deve riprendere un’azione sbagliata dei suoi piccoli, li redarguisce in maniera decisa e delicata, molto più simbolica che materiale, mimando e toccando anche, ma mai in modo da poter arrecare un danno psico/emotivo, e lo fa esclusivamente per insegnare una regola di comportamento; stessa cosa avviene quando ad interagire è Mamma-Cane con i suoi piccoli. E allo stesso modo intervengono le Balie.

Importantissimo da menzionare è lo stato d’animo con cui l’insegnante si appresta a dialogare con i suoi discepoli, e cioè, uno stato di equilibrio che in ogni frangente, sia nel riguardo di azioni delicate sia nel riguardo di azioni più decise, rimane tale, senza dare mai segno di perdita del controllo dei nervi.

Quando ci accingiamo ad educare il nostro Cane dobbiamo farlo pensando sempre che davanti a noi c’è un Cagnolino che ha bisogno di sapere cosa è giusto e cosa non lo è, perché senza le certezze di alcune regole di base del comportamento sociale, egli non è in grado di vivere nel contesto del Gruppo, il che lo porta ad assumere una serie di comportamenti non idonei che lo destabilizzano.

La colpa della sua destabilizzazione non è da ricercare in sciocche malattie, ma nella sola cattiva educazione.

Da non dimenticare mai che tutti i comportamenti non graditi del nostro Cane sono solo domande che lui ci pone, domande a cui , per il suo bene, abbiamo l’obbligo di rispondere. Nessun comportamento errato del Cane è segno di squilibrio psicopatologico ma è unicamente dettato da una non idonea educazione intesa come non conoscenza del comportamento sociale.

  • CANE QUOTIDIANO
  • "INFINITI OCCHI ABBANDONATI": IL CANE NEI VERSI DI LOREDANA MONALDI
  • CARO 'SAPIENS', IO SONO UN CANE
  • VIVERE CON UN CANE, 'LE 10 REGOLE D'ORO': ANATOMIA DI LUOGHI COMUNI
  • “VORREI TANTO AVERE UN CANE MA”: ECCO I 'SE' SU CUI RIFLETTERE
  • SALVARE BOBBY DALLA SOPPRESSIONE? NON SERVONO FIRME: ECCO COME FARE
  • CANI KILLER, UNA CREAZIONE UMANA: INTERVISTA ALL'ESPERTO PAOLO CALDORA
  • L'ESPERTO RISPONDE: UN SECONDO CANE IN FAMIGLIA, COME PREPARARE IL PROPRIO AL NUOVO ARRIVO?
  • “VORREI SOLO CHE IL MIO CANE”: LA SAGRA DELLE PRETESE UMANE
  • "IO SONO UNO, MA NON SONO CHE PARTE DI UNO": IL CONCETTO DI VITA E MORTE NEI CANI
  • I CANI: BUONI O CATTIVI?
  • IL CANE NELLA FAMIGLIA E PER LA FAMIGLIA: CIBO, CURE, EDUCAZIONE E COLLABORAZIONE
  • LUPI AL GUINZAGLIO, QUANDO LA MODA DIVENTA PERICOLOSA: L'ESPERTO PAOLO CALDORA PARLA AI MICROFONI DI RADIO CITTA' APERTA
  • PSEUDO ANIMALISMO: IL BUSINESS DELLA SOFFERENZA