"IO SONO UNO, MA NON SONO CHE PARTE DI UNO": IL CONCETTO DI VITA E MORTE NEI CANI


19/05/2015

Concetto di Vita e Morte - dal libro ‘’Diario – Similitudini fra Cani e Lupi – Illuminanti Riflessioni’’ di Barbara Tullio e Paolo Caldora

Vita e Morte: Il concetto di dare la vita e toglierla

‘’Un Animale diverso dall’uomo, conosce il significato di vita e di morte?’’ Anatomicamente parlando NO! Conosce solo alcuni aspetti generati dalla vita e dalla morte!

Un Animale, non studiando anatomia e medicina, non sa cosa rende efficiente il funzionamento di un corpo, per cui, a parte le nozioni di base dettate dall’istinto, egli non sa.  Non è in grado di capire, e tantomeno di agire con coscienza specifica e addottrinata, intorno a come sia possibile procurare la vita e la morte di un essere vivente; egli agisce unicamente per coscienza istintiva. Quando un Animale si accoppia per la procreazione, non sa che con quel gesto si attivano determinati meccanismi nei corpi, non lo fa per la conoscenza del funzionamento dell’apparato genitale maschile e femminile, e non lo fa per la continuazione della specie intesa parimenti all’uomo, e non sono neanche sicura che lo faccia perché sa che in seguito a quell’azione, scaturirà un qualcosa che porterà alla nascita di altri Animali uguali a lui (della sua stessa specie); lo fa perché risponde ad un istinto lontano dal godimento e dalla consapevolezza, ma antecedente ad un susseguirsi di fattori che permettono uno sviluppo positivo.

In Natura, la spinta che induce due soggetti ad accoppiarsi, a scegliersi più che altro, non è data dalla simpatia, dalla carica attrattiva che nasce da un ‘’mi piace’’, ma semplicemente dalla forza vitale che è più vigorosa negli individui più completi. È la Natura che li induce a unirsi, non l’euforia dell’innamoramento, è un affiatamento naturale derivato dalla legge del più forte, che detto così sembra solo molto poco poetico, ma nella realtà oltre ad essere molto efficace, induce gli individui a restarsi fedeli. Allo stesso modo, un Animale non concepisce l’uccisione parimenti all’uomo, perché se non sa cosa permette ad un essere vivente di vivere, tantomeno lo sa per ciò che concerne la morte.
Quando si trova davanti all’uccisione della preda, o all’uccisione di un nemico, egli non sa che agendo in un certo modo provocherà l’arresto vitale nell’altro essere vivente, sa solo che così facendo (mordendo alla gola, per esempio) provocherà l’immobilizzazione della preda o del nemico. La preda immobile non sarà più offensiva/pericolosa e potrà essere mangiata, il nemico immobile non sarà più offensivo/pericoloso e la propria ‘’vita’’ sarà salva; sta di fatto che anche gli atteggiamenti di resa, guarda caso, sono di staticità!

Abbiamo sempre detto che l’Animale sa cosa fare per immobilizzare l’avversario (sia questo preda o nemico) ma non ci siamo mai fermati ad analizzarne la reale conoscenza degli atti. Perché un Animale preda simula la morte rallentando il battito cardiaco e interrompendo la respirazione? Perché sa che a quella sua azione è collegato il disinteressamento del predatore/cacciatore.  La resa di un subalterno è data dalla totale sottomissione e dall’immobilità. La resa di un nemico, che non trova via d’uscita per la fuga, è data solo dalla possibilità che immobilizzandosi, i difensori, accettino la sua ormai nulla ostilità.  È quindi questo atteggiamento, la risultante di una situazione vincente o perdente (a seconda dei punti di vista di chi sta vivendo la vicenda) agli occhi di tutti gli Animali; il che non vuol dire però che essi siano a conoscenza del significato reale della morte, e che è la morte a dar ragione ai fatti; loro conoscono solo il suo effetto.

L’immobilità E nonostante il pericolo sia passato, e il cacciatore abbia desistito dal continuare la sua opera, e i difensori abbiano dato la giusta importanza alla tua totale sottomissione, il tuo respiro è ancora assente, il tuo corpo con il passare delle ore diventa sempre più freddo e rigido, e nonostante io continui a far riecheggiare in tutta la Valle il mio richiamo, insistente e profondo, tu non rispondi.
Ti scaldo con il mio corpo.  Steso su di te cerco di darti il calore necessario a riscaldarti il cuore, ti bacio, ti pulisco, ti porgo del cibo mettendolo proprio lì davanti alla tua bocca, affinché tu non debba affannarti per andarne in cerca. Su Amico mio, cosa aspetti a rialzarti, i pericoli sono passati, è tornata la quiete nel bosco, alzati ti prego, non rimanere più immobile in quella posizione che mi spaventi.


Ma il tempo passa e tu non accenni il più piccolo movimento, il tuo respiro è sempre più lontano dal tuo corpo e il tuo odore sta cambiando.  Aspetta non cambiare tutto così velocemente, solo un attimo fa eravamo a correre insieme e a giocare sui prati e nei fiumi, non cambiare il tuo odore, aspetta, uniscilo al mio e ricorda il nostro tempo. 
Ti do il mio odore, prendo il tuo odore, non te ne andrai Amico mio, finché il tuo odore sarà con me, ci sarai anche tu!.

Akera

In questa raffigurazione troviamo il significato della morte per un Animale; egli non capisce il perché un suo Compagno non si muove più dopo il cessato pericolo, perché non è mai accaduto che un atteggiamento debba protrarsi così a lungo dal momento in cui non ha più ragione di essere manifestato. Perché allora non si muove? Non lo sa, e scoprirà solo in seguito che quel corpo cambierà, che cambierà presto il suo odore e non sarà più l’Amico conosciuto, sarà qualcun altro o qualcos’altro, ma di certo non sarà più lui. Il suo ricordo sarà vivo finché il suo odore sarà vivo e non quello dell’altro che ne ha preso il posto. Ho visto Amici accoccolati nel momento dell’addio, stretti forte l’uno all’altro e piano piano, mano a mano che l’odore dell’uno cambiava, l’altro si allontanava sempre più, fino a cambiare zona; guardando indietro, e intorno a lui, non trovando più il suo Amico, vagava ramingo in cerca di lui o di un altro che potesse colmare il gran vuoto lasciato nel suo cuore.

Time-Keeper, un maschio sprezzante della vita, quando incontrò la bellissima Tara, con lei formò una coppia indissolubile; dopo aver trascorso alcuni anni con noi, in maniera davvero spensierata, lei si ammalò e lui le rimase vicino in ogni istante, fino a quando non smise di respirare.  In quegli ultimi giorni, Lui le si sdraiava al fianco e sopra, sembrava veramente che volesse scaldarla e accudirla; si allontanava solo poche volte da lei per andare a fare pipì e bere un goccio d’acqua.
Staccarlo non fu possibile, e dovemmo aspettare il giorno in cui la splendida Tara chiuse per sempre i suoi meravigliosi occhi su questo mondo, per convincerlo a lasciarla andare. Fu straziante è vero, ma Keepino ci confermò la nostra convinzione che un Amico – Anziano o Malato – non si abbandonano mai … Finché il nostro corpo potrà scaldarlo e rianimarlo, noi dobbiamo stargli accanto … E solo quando non sarà il nostro Amico a dirci ‘’adesso vado, lasciami andare’’, è giusto stare lì con lui
 e assisterlo, anche solo per dargli un goccio d’acqua e un po’ del nostro calore … egli si addormenterà con il nostro odore addosso e, anche se un po’ di noi volerà via con lui, lui rimarrà con noi perché i nostri odori sono rimasti uniti fino all’ultimo, miscelandosi in un ‘’tutt’uno’’.

Non abbandonare mai il tuo Amico, sostienilo fino a che avrà respiro, Lui farebbe lo stesso per te!

‘’io sono Uno, ma in realtà non sono che parte di Uno’’ 

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