"IL RITORNO DEL GATTO NERO". ROSSO CALDO DI PATRIZIA RINALDI


04/05/2015

Federica Marchetti

(NewTuscia) - Definire Rosso caldo un giallo è come ridurne la portata perché Patrizia Rinaldi ha un grande pregio: riesce subito, dalla prima riga, a far immedesimare il lettore nelle vicende che coinvolgono i suoi personaggi. Alla sua terza avventura, Blanca, sovrintendente di polizia, vive a Pozzuoli con l’adolescente Ninì, adottata dopo la morte della madre da parte del padre che ora è in prigione.

La storia è subito coinvolgente, soprattutto dal punto di vista umano e tutto, come nella realtà, è ingarbugliato: il commissario Martusciello non ha più la memoria di un tempo, Blanca vive un rapporto altalenante con l’ispettore Liguori, l’agente Carità è diventato toppo cervellotico per farsi comprendere dai suoi superiori. Ma i personaggi non sono mai statici: si muovono, cambiano anche di ruolo, si ingrandiscono, si rimpiccoliscono, hanno misure diverse e prospettive contrastanti così come accade nella vita che improvvisamente da comparse si può diventare protagonisti.

La vicenda poliziesca si sviluppa intorno al ritrovamento di tre morti ai quali spetta giustizia: Girolamo, Oreste, Attilio. L’indagine si svolge a Napoli, scenario naturalmente accattivante da tutti i suoi punti di vista, anche attraverso ombre, sensazioni, odori e profumi inconfondibili. Sentimenti forti e contrastanti, segreti, sofferenze, il passato che ritorna; il sangue, rosso caldo, che va lavato via; i personaggi fragili ma in evoluzione. In primo piano Blanca, nitida, combattiva, più vulnerabile degli altri personaggi a causa del suo handicap che lei rivolge a suo vantaggio per indagare con tutti gli altri sensi, in uno spazio e in un tempo personalissimo, tutto suo.

La dimensione noir permette all’autrice di penetrare gli animi e il tempo attraverso spazi infinitesimali ma vitali e assolutamente necessari per sopravvivere alla jungla dell’esistenza. Tutto questo avviene attraverso un linguaggio morbido e carezzevole che intriga e coinvolge facendo sperare in una fresca nuova avventura da leggere tutta d’un fiato.

                             

Patrizia Rinaldi che legge Il Gatto Nero

 

TRE DOMANDE ALL’AUTRICE

1) Di quante avventure è stata finora protagonista la tua Blanca, sovrintendente di polizia a Napoli, non vedente, single e mamma adottiva di Ninì?

Blanca è stata protagonista di tre romanzi pubblicati da e/o: Blanca, Tre numero imperfetto, Rosso caldo. Blanca è una donna ipovedente, ha perso parte della vista e una sorella amata in un incidente domestico. Si è ricostruita con determinazione e si ostina a far diventare risorsa il suo limite. È specializzata nella decodificazione di suoni; a volte riesce persino a decodificare la voce di sentimenti nascosti.

 

2) Nella prossima storia (in uscita) è ancora lei la protagonista?

Il 13 maggio sarò in libreria con un nuovo romanzo sempre pubblicato da e/o, Ma già prima di giugno. Non è un noir e Blanca non c'è. Nel romanzo si alternano due narrazioni: la storia di una madre da giovane, Maria Antonia, e la storia di sua figlia, Ena, da vecchia. La storia di Maria Antonia è ambientata negli anni che precedono il secondo conflitto mondiale e che poi attraversano la guerra, la miseria e la successiva volontà di riscatto. La storia d’Italia dagli anni Quaranta agli anni Sessanta si incarna in una periferia napoletana che ricorda dal basso frammenti di fatti che non riescono a trovare cronologia precisa se non nei ricordi di famiglia. Ena è una donna vecchia costretta a letto dalla rottura del femore. Una giovane donna straniera,  che lei chiama Abbadessa, si prende cura di lei. Ha con l’Abbadessa un rapporto scorretto dove giorni superflui combattono contro la mistica e l’essenziale della badante. Una bugia bambina di Ena l'ha convinta che morirà a giugno (da qua il titolo) e il termine vicino asseconda pensieri scomposti, insulti e un desiderio micidiale di vita. Ho cercato di raccontare con Maria Antonia lo spazio storico aperto di una saga e con Ena il suo opposto. 

 

3) Ti senti prigioniera della serialità oppure fai parte della schiera di scrittori che considerano i propri personaggi come dei cari amici?

Non mi sento prigioniera della serie di Blanca, per niente, forse perché scrivo anche altro. Sono legata ai miei personaggi ricorrenti, ma ci litigo pure: sono con loro in un rapporto di carne e parole. 

 

Il sito dell’autrice: http://patriziarinaldi.altervista.org

 

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