VIVERE CON UN CANE, 'LE 10 REGOLE D'ORO': ANATOMIA DI LUOGHI COMUNI


07/01/2015

 Beatrice Lo Bue

(NewTuscia) - La verità è che se andassimo a chiedere il perché si affermino delle cose o si adottino determinati comportamenti con i nostri ‘Fido’, dopo dei tristissimi ‘perché da che mondo è mondo è così’, ‘perché si sa’ e simili (o peggiori), il denominatore motivazionale comune di certe scelte è un secco ‘boh’.

Noi siamo qui per ricordarvi che nel mondo dei cani nulla funziona a caso, tutto ha una spiegazione ‘scientifica’ ed etologica. Ogni comportamento viene letto dal nostro Fido in maniera precisa, ed in maniera altrettanto precisa vengono letti dubbi, incertezze e sbagli. 

Tutte cose che hanno una conseguenza più che tangibile sulla formazione del nostro cane e sulle sue azioni. Pronti ad onorare una delle nostre promesse, iniziamo a smontare qualche luogo comune.  

 

Di Barbara Tullio *

Queste sono alcune delle regole che vengono consigliate per condurre una vita equilibrata con il proprio Cane

Non far mangiare mai il Cane prima del proprietario
Non far passare mai da una porta il Cane prima del proprietario 
Non far dormire mai il Cane dove dorme il proprietario
Non far mai decidere al Cane quale direzione prendere in passeggiata
Non far mai prendere al Cane la decisione delle feste di omaggio e la loro durata 
Non far mai prendere al Cane il controllo dei punti critici del territorio (casa o giardino)
Non far mai gestire il Cane la valutazione del pericolo
Non lasciar prendere mai al Cane il possesso del cibo
Non permettere mai al Cane di giocare al tira e molla
Ignorare sempre richieste di attenzioni del Cane

Pur essendo d’accordo su alcune cose, altre o anche le stesse sulle quali sono d’accordo, mi rimangono di difficile comprensione. Leggendo, rifletto, e di seguito espongo il mio pensiero.

Premessa
Chi consiglia di seguire queste regole, anticipa il discorso informando che il Cane comunica in maniera diversa da noi, e per avere un rapporto corretto con lui, dobbiamo parlargli come se fossimo come lui (noi dobbiamo trasformarci in Cani e non viceversa!). Niente di più giusto e sacrosanto! Ma allora: perché per prima cosa, cioè prima ancora di dare delle regole, non consigliano di approfondire il concetto delle cure parentali che sono alla base del suo comportamento? Forse perché non hanno gli hanno mai dato peso? La cosa mi lascia con qualche interrogativo in più.  Le Cure Parentali non vengono mai citate in nessun articolo, trattato, libro,eppure, sono di vitale importanza!

Passato il preambolo, metto nero su bianco i miei dubbi e i miei perché:


Il Cane deve mangiare dopo le persone –

per me non ha senso! Se è vero che per capirlo al meglio dobbiamo accostarci alla sua naturalità, mi viene in mente che, come in Natura per i suoi genitori/avi, i Lupi, anche per i Cani esiste una linea di pensiero basata sul rispetto dei ruoli, ed è quindi assurdo che il cucciolo mangi dopo. Cerco di spiegare meglio il mio concetto di riflessione: se il Cane di casa occupa il suo giusto ruolo nel Branco/Famiglia, è e rimarrà sempre il cucciolo di casa. Per lui, quindi, mangiare prima dei suoi familiari vuol dire rivestire quel ruolo, ossia essere considerato il cucciolo. Se dovesse mangiare per ultimo sarebbe come l’ultima ruota del carro. Che tristezza! Non consiglierei mai a nessuno di considerare il suo Cane così.  Riflessione aggiunta: pensare al Cane come cucciolo.  Collegamento alla nostra specie nelle faccende – Genitori Figli: anche noi, con i nostri Figli, ci comportiamo in egual modo. 


Continuo: in Natura, il genitore va a caccia, mangia, torna dai suoi piccoli e per lui rigurgita il pasto. Nella nostra civiltà, il genitore esce di casa, va a fare la spesa, torna, cucina e fa mangiare i piccoli. I genitori non umani, dopo aver procacciato il cibo, ‘’fatto la spesa’’, si tolgono il cibo dalla bocca (cibo masticato in modo da poter esser mangiato facilmente anche dai cuccioli), per nutrire i propri piccoli – questo  vuol dire che se dobbiamo avere l’obbligo di mangiare per primi è solo per rigurgitare ai piccoli il cibo, ma non essendo nelle nostre abitudini mangiare e poi rigurgitare per il nostro Animaletto o per i nostri Figli, ecco che, andiamo a fare la spesa, cuciniamo e serviamo il pasto pronto . Il tutto prima di cominciare a mangiare noi ,vuoi per praticità, vuoi perché il nostro amore per il piccolo ci porta a soddisfare prima le sue esigenze e poi le nostre, e questo perché ’’lui’’ è e sarà sempre il nostro cucciolo adorato. Ci comportiamo ugualmente nei riguardi dei nostri Figli considerandoli (anche da molto adulti) come se fossero sempre dei Bimbetti a cui recitare una storiella mentre mangiano per far si che finiscano tutta la pappa. 


Il Cane non deve passare per primo dalle porte –

Pure questo mi lascia dei punti interrogativi! Il significato del passare per primo ha radici molto più profonde del semplice ‘non si fa’, e anche queste origini vanno ricercate nel ruolo del soggetto. Ora, è vero che il cucciolino, per quanto possa essere un soggetto di grande carattere, sempre un cucciolino rimane, ed è quindi giusto che egli aspetti che siano Papà e Mamma ad accertarsi su cosa c’è al di là della porta prima di farlo uscire; se però, parliamo di un soggetto già più grandicello, a volte capita che questo ‘’Ragazzo’’ desideri prendere l’iniziativa e farsi avanti per andare in avanscoperta (inteso anche come protezione dei familiari). Si certo, si può capire l’entusiasmo giovanile di andare avanti, di conoscere, di mostrare la propria sicurezza, ma tutto ha un tempo e un modo; non credo che sia giusto castrare un impulso, sempre che questo sia però circondato da una barriera protettiva, quindi, se le circostanze inducono a far uscire il Cane prima di noi da una porta, che sia dato l’ok all’iniziativa, se invece le circostanze sono incerte, è necessario che la Creatura si adegui alle decisioni di Mamma e Papà. Con questo voglio dire che non credo si debba fare una regola assolutistica, ma regolabile alle situazioni.  Esistono i ruoli di vedetta e potrebbe essere che il nostro Cane abbia proprio quel ruolo; per non inibirlo, dobbiamo solo educarlo ad entrare nel ruolo quando necessita. L’educazione è importante se non fondamentale, ma altrettanto importante e fondamentale è il rapporto fra noi.


- Il Cane non deve dormire nella nostra stanza –

Ma se fra loro si dormono anche uno sopra all’altro, come posso credere sia giusto un atto che va contro la loro normalità? Mi riesce veramente difficile afferrare il concetto ‘’non far dormire il mio Cane accanto a me o comunque nella mia stanza’’. Mi sembra una forma di isolamento forzato. Forse la mia visione delle cose è naturalmente distorta perché anche se avessi un Figlio lo farei stare fino ad una certa età, nella mia stanza; alludo ai primi mesi di vita, nei quali credo sia fondamentale per un Bimbo sentire la vicinanza con la Mamma; questo non vuol dire che non avrebbe la sua cameretta e non avrebbe in essa il suo lettino; ma nella cameretta, lo farei stare per i sonnellini diurni, oppure per i cambi dei pannolini e per i momenti dei giochini e delle coccole (cose che possono essere fatte anche in altre stanze, per carità … i miei sono solo degli esempi); userei insomma la sua stanzetta in modo che lui possa conoscerla e i nostri odori siano forti anche lì, ma per la notte, soprattutto i primi mesi, credo proprio che lo farei stare in camera mia e di suo Papà. Vedo le cucciolate e le premure che hanno le Mamme Cane (e le Mamme Lupo) per i propri piccini e l’equilibrio che tale accadimento porta in essi: fino a che non arrivano ad una certa età, queste meravigliose genitrici si staccano dai loro piccoli solo per i bisogni primari e piano piano con il tempo, quando saranno in grado di stare lontani da lei per un po’ di più, se ne discosta per periodi più lunghi, ma il tutto avviene in maniera molto graduale.


Esempio: in una cucciolata che ho avuto da una mia Pastorella, ho fatto caso a quanto lei stesse con i piccoli fino ad una certa età; oltre a tutti gli altri doveri di Mamma, con loro dormiva e se li teneva stretti stretti, vicini vicini (un po’ credo per un problema di mancanza di autoregolazione della temperatura corporea del cucciolo, e un po’ perché sapeva che i piccoli, per essere tranquilli, devono stare accanto alla Mamma); dopo un po’ di tempo ha cominciato, a sonnecchiare appena fuori dalla cassa parto e poi sempre di più li lasciava soli. I piccoli non hanno mai sofferto di quella che chiamano ‘’ansia da separazione’’ (fatto poi del tutto immateriale per concezione evolutiva), e si sono abituati a star lei lontani con tranquillità e naturalezza; lei era con il suo odore nella cassa parto e su di loro, fatto questo di enorme importanza! – da non confondere questo ultimo pensiero con l’essere idoneo ‘’inebriare un Cane con sostanze artificiali’’ emesse in luoghi dove il soggetto non ha mai vissuto con la Mamma, rispondenti al nome di ‘’feromoni’’. Per i motivi sopracitati, trovo difficile da comprendere perché un Cane non deve dormire nella nostra stessa stanza; noi siamo fuori dalla cassa parto ma siamo lì. Cosa c’è di sbagliato?!


Il Cane non deve dirigerci in passeggiata –

Forse si intende che non deve fare lui l’andatura o forse si intende che non deve decidere lui se andare a destra o a sinistra! Sicuramente essere sbatacchiati da una parte all’altra della strada non è simpatico, così come non lo è fare la banderuola dietro ad un Cane. A volte questi Cani che danno la direzione ai proprietari, hanno dei problemi con questi ultimi evidentemente plateali: tutti conosciamo il famoso Siberian Husky e lo scopo per cui è stato creato, nel suo compito primario lui è avanti al musher e i due sono legati da una linea di traino; il musher dalla sua posizione arretrata non è il fanalino di coda, bensì il guidatore, ossia chi dà la direzione; se il Cane che lo anticipa per posizione logistica, non ha dal suo musher la direttiva, egli è senza rotta, ed è quindi normale che vada da una parte all’altra del percorso, apparentemente senza meta; accade quindi che il Cane, non potendo vagare senza meta, perché non è nel suo modo di pensare una simile situazione (chiara forma di insicurezza), a seconda dell’intensità del suo camminare, cerca una rotta (zigzagare con alternanza di velocità e arresti) e quando la trova, la segue con decisione. Se il musher non desidera essere condotto, si decidesse a dar lui la rotta! Questa perifrasi mostrata, pone in evidenza la plateale problematica alla base del rapporto, che non credo si possa risolvere in una sterile lezione di guida.


Da non dimenticare che il ruolo del Cane non è condurre, ma essere condotto, per cui non è il Cane che deve essere educato ma il suo sapiens (il poverino sta solo riparando ad una mancanza dell’uomo che ha dietro le spalle). Pensando perciò alla regola del paragrafo, mi sento di dire che ‘’condivido’’, ma solo nell’ottica in cui l’ho giustificata, perché se attuata con altro intendimento (a prescindere non si fa – forma deviante del concetto di ‘’guida’’), allora dico che non mi sembra corretta o correttamente partorita.


- Il Cane non decide quando si fanno le feste di omaggio e quanto durano –

 Le feste sono la cosa più bella, più ossequiosa e più dimostrativa di affetto/importanza che un Cane possa farci. I suoi saluti saltellanti e i suoi lamentii, i suoi occhioni grandi e le orecchie perdute dietro al capino, sono la dimostrazione più esplicitamente rispettosa che può fare al suo raggio di sole. Perché non bisogna rispondere a questi atti così espressivi? Davvero non riesco a capirlo! Le festine che ci fanno i nostri Cani quando torniamo a casa, sono le stesse che fanno i cucciolini ai grandi che rientrano dalle cacce o da un’assenza più o meno prolungata, e sono le stesse che appongono i subalterni ai loro fari; inibire questo comportamento è un atto altamente destabilizzante e sottomissivo che dice all’individuo che le mette in opera ‘’non sei niente per me’’. Per ciò che riguarda la durata, posso essere anche d’accordo (il troppo stroppia), basta però che un pochino si dia retta all’omaggio ricevuto. Che direste se vostro figlio non vi accogliesse affatto quando rientrate a casa? I vostri genitori, sono mai rientrati in casa senza curarvi di uno sguardo?  Ho visto molte volte i Cani scambiarsi queste effusioni di omaggio (racchiudo nella parola omaggio – generalizzando – un po’ tutti i significati che esse racchiudono quando vengono attuate nelle varie situazioni), e ho visto come esse vengono accolte e persuase all’interruzione, ma mai ho visto qualcuno che le ignorasse.


Il Cane non deve controllare dei punti critici del giardino o di casa –

E perché? I miei Cani amano mettersi davanti alla porta di entrata (spalle ad essa se siamo tutti dentro, spalle alle stanze se siamo fuori); è una forma di vigilanza, attuata in maniera collaborativa. Forse chi ha dato questa regola, motiva il fatto nella possibile presentazione di un problema, se qualcuno dei presenti deve passare proprio da lì? Beh, se il Cane non ci ritiene i cuccioli a cui badare, non c’è nessun problema, si passa e basta; se invece ci ritiene i cuccioli di casa è normale che ci dica ‘’dove stai andando? – hai chiesto se potevi muoverti?’’, per cui semplicemente a modo suo ci interroga, d’altronde se agisce così è perché noi gli abbiamo detto di farlo, mica se la inventa una mansione!E’ vero che può essere portato per razza e per carattere a certi comportamenti, ma sempre noi siamo a dargli una direttiva di azione. Il suo modo di parlarci, le sua mimica e dialettica verbale, ci dicono esattamente quale sia il suo modello espressivo (variabile anche dalle esperienze vissute che gli recano sicurezza o insicurezza a seconda di come le ha vissute) ed è quindi a questo modello che noi dobbiamo rifarci per comunicare con lui.  Non sdegnamoci di un ringhio e non schifiamoci di una leccata! È una parte del loro modo di parlare.


- Il Cane non deve gestire la valutazione del pericolo –

Su questo punto sono pienamente d’accordo in parte, e in parte no – ritengono che debbano essere le persone, avendo un ruolo di guida, a valutare la pericolosità di una situazione, e ritengo anche che le reazioni dei Cani sono sempre consequenziali a quello che hanno imparato e a quello che si portano dietro dal patrimonio di razza e delle linee di sangue, nonché dalle esperienze di apprendimento. Valutare una situazione e una reazione, richiede una certa lucidità e una certa apertura mentale, quindi, a seconda del Cane che ci accompagna e della situazione, avremo in lui dei comportamenti diversi, sia spalleggiatori che difensori. A questo punto dire ‘’è giusta la regola’’ non è proprio l’ideale, perché lo è solo in alcune situazioni; inibire a prescindere senza conoscere il rapporto fra Cane e uomo, senza conoscere la circostanza, senza conoscere la tipologia di Cane, non mi sembra una cosa corretta da fare; diciamo quindi, che per regola è giusto che ci sia una guida e un guidato; la perfezione forse sarebbe se il guidato fosse una buona spalla per la guida.


- Non lasciar prendere mai al Cane il possesso del cibo 

Il Cane non entra mai in possesso del cibo se non ha ragione per farlo – la regola insegna a mettere le mani nella ciotola del Cane, a carezzarlo mentre sta mangiando e a chiedergli di ridare l’osso ogni qualvolta l’umano ne abbia voglia; tutto questo deve avvenire fin da piccino altrimenti, da grande, potrebbe accadere che egli diventi possessivo sul cibo. Commento: il momento del cibo è un momento come tanti altri, e seguire la regola appena citata è la cosa più destabilizzante che ci possa essere, tanto che è essa stessa a creare i problemi che si vogliono evitare, o a inibire talmente il soggetto che viene a lei sottoposto, da non riuscire nemmeno più (il soggetto) a mangiare in presenza di una persona. Dare la pappa al proprio Cane è la cosa più naturale che c’è.  A parte il riconoscere questo atto come un atto di estrema necessità, la prima cosa che una Mamma fa per il suo piccino allorquando quest’ultimo viene al mondo, è quello d sfamarlo.Ormai grandicello, chi si è premurato di offrir lui del buon latte, lo sosterrà con del cibo più idoneo. E se non sarà più la sua Mamma ad occuparsi di lui, saremo noi a preparare le pietanze: le prepareremo e le verseremo nella sua ciotola che prontamente a lui verrà servita.Il Cane si appresterà a mangiare più o meno voracemente a seconda dell’appetito e del carattere. Quando Mamma Lupa porta il cibo ai suoi piccoli, cattura la preda (va a fare la spesa) la seziona (prepara la pappa), la pone a terra (la versa nella ciotola e gliela porge), lasciando che i piccoli si sazino, senza andare a verificare se essi si rivolteranno o meno nel momento in cui lei rivolesse il cibo.
‘’Rivolesse il cibo’’? Quest’ultima dicitura non ha alcun senso! Mamma Lupa o Mamma Cane, non rivogliono il cibo e non fanno le prove per constatare se il piccolo ringhierà loro difendendo la pappa. Perché dovrebbero rivolere il cibo, se lo sono tolto dalla bocca per i Figli, non ha alcun senso riprenderlo, e l’operare in quel senso darebbe mostra ai piccoli di atteggiamenti squilibrati! Chi pone le mani nella ciotola del Cane per fare le verifiche, mostra al Cane un’insicurezza che se il poverino tollera, non accade nulla, se invece non la tollera, o si stacca dalla ciotola o dice chiaramente ‘’ma che stai facendo?’’ Mettere le mani dentro la ciotola quando il piccolo o il giovane o l’adulto sta mangiando significa:
- Se siamo il leader lo inibiamo
- Se siamo un pari grado lo sfidiamo
- Se siamo un subalterno elemosiniamo

Diverso è se il Cane ha raccolto o rubato del cibo di cui non doveva appropriarsi (cibo avariato, tossico, ecc.), situazione nella quale invece la mano dell’uomo deve intervenire aprendo la bocca del Cane per togliere quello che contiene. È un comportamento impositivo sul Cane, che viene accettato dal soggetto che lo subisce, solo se quest’ultimo riconosce in chi lo fa, una guida; è un atteggiamento attuato a fin di bene e non va confuso con un atto volto a creare un conflitto, poiché il conflitto è già esistente se tale atto non viene accettato. Per cui, se nel quotidiano, non siamo tanto sciocchi da infastidire il nostro Cane con accortezze così devianti, lui non mostrerà mai possesso per il cibo, perché non ne avrà ragione.


- Non permettere mai al Cane di giocare al tira e molla –

Una banalità dettata, credo, dalla non conoscenza. La bocca viene usata dal Cane per prendere le cose, con la bocca egli assaggia, trattiene, bacia e gioca. Il gioco del tira e molla fa parte del suo acculturamento; in Natura, nelle Famiglie Lupine quest’arte viene impartita nelle zone rendez-vouz (il giardino di casa); stessa cosa deve avvenire con i loro Figli, i Cani. Il gioco del tira e molla non è come tutti credono un’istigazione all’aggressività ma l’esatto opposto, ossia è: il controllo e la canalizzazione di questa qualità naturale. Il gioco del tira e molla si attiva per attività ludica e tale rimane poiché ‘’il Lupo la metterà in atto a livello lavorativo, quando sarà grande, nella probabile combattività con un preda catturata, e il Cane mai perché non evolve fino allo stadio di sviluppo del Lupo, per cui in lui sempre un’attività ludica rimarrà’’. Questo gioco è talmente importante che addirittura è una delle basi del controllo e del rapporto con il proprio Cane.


Ignorare sempre richieste di attenzioni del Cane –

Se il Cane chiede attenzione è perché ha un motivo ben preciso per farlo, e spesso è da ricercare o in un bisogno impellente di qualcosa oppure in uno sbagliato rapporto con il suo compagno umano.  Di norma l’atteggiamento che assume quando chiede o quando ha bisogno, viene facilmente confuso con una richiesta impositiva. Esempio più comune: fare le zampe – il Cane usa fare le zampe (primo atto effettuato nella suzione) per sopravvivere, per appartenere, per imparare, e se mai dovesse farlo per imporre, è perché qualcuno gli ha detto che può farlo. Consiglio più gettonato per una simile situazione è: ignorare il soggetto voltando lui le spalle.  Non è ignorando che si può arrivare a esorcizzare il demone . Voltare le spalle ad un essere sociale è un messaggio invalidante o offensivo . Se si sbaglia l’atteggiamento, se non si capisce chi è il soggetto a cui si fa, si può rischiare molto di più di una semplice macchia sui pantaloni o di uno strappo sulla felpa, così come si può rischiare di inibire talmente tanto quel povero Cane, che nel sentirvi camminare in casa o dietro la porta, potrebbe arrivare ad andarsene velocemente in cuccia, per sparire dalla vista.

Credo fermamente che il modo di comunicare degli Animali sia fatto di piccole sfumature non facili da cogliere per una persona, perché la persona è abituata a tradurre tutto ciò che vede in chiave umana sottovalutando il fatto che gli Animali non hanno la stessa nostra capacità di elaborazione (sia questa anche solo il canone espressivo). Loro non sono noi, per cui il loro pensiero è diverso dal nostro, per questo motivo si creano le incomprensioni, che potrebbero essere facilmente eliminate se solo noi ‘’esseri concettualmente capaci di elaborare in maniera astratta ma anche in maniera istintiva ed elementare’’, ci spogliassimo di tanta evoluzione abbassandoci al loro grado intellettivo. In tal modo, credo che quelli che chiamano effetti false friend, rimarrebbero solo un retaggio del passato. Nel modello di incomprensione deviata, mi riferisco anche allo sposare un credo che vuole giustamente il Cane, un Animale istintivo, ma a cui viene poi diagnostica l’interpretazione di un atto come ‘’automatismo’’.

‘’Automatismo’’?
Parlando di istinti non si può parlare di automatismi perché una cosa esclude l’altra: l’istinto è qualcosa di vivo e spontaneo, mentre l’automatismo è sterile, meccanico e privo di ogni intensità viscerale (istinto).

L’esempio che si riporta normalmente per chiarire il concetto di istinto e automatismo è sempre lo stesso, ossia ‘’il correre dietro alle biciclette, alle persone che fanno footing, ai bambini urlanti, cioè, predine animate’’. Sono pienamente d’accordo sull’insegnare al proprio Cane che ‘’il ciclista non è preda, così come non lo è chi fa footing e non lo è il bambino’’, e che, anche se un po’ a fatica, bisogna spiegargli che quella di correre dietro a tutto è una cosa che non si fa, e che l’unica concessione che viene fatta è per la pallina.

Prima di cimentarci in un insegnamento dobbiamo chiederci ‘’perché lo fa?’’ In questo caso perché segue l’istinto di preda. Ok, allora perché si dà all’inseguimento, se chi ha il dovere di dare il via all’azione non lo ha fatto? Ecco credo che sia questo il concetto che non è chiaro nelle persone che insegnano (siano questi i proprietari o i tecnici di settore): il Cane a cui abbiamo detto ‘’no’’ (o la parola che volete) ‘’rincorrere le persone è male’’, ci vede come colui che ha il diritto di dare il via alla predazione?
In Natura esiste un codice gerarchico e di ruolo che indica ai facenti parte la Famiglia /Branco, quali sono le mansioni di ogni componente. Per quel che riguarda la caccia, esiste un personaggio ben preciso che dice dove come e perché, di certo non è il cucciolone di turno o subalterno di ruolo. Allora perché il nostro Cane prende l’iniziativa nonostante noi siamo in disaccordo sul da farsi? Evidentemente perché non occupiamo quel ruolo che possa dir lui aspetta, non si fa, è sbagliato!

Chi è il Cane per dire ‘’si fa’’? Da quando un Figlio decide per Papà e Mamma? Da quando un soldato dice al suo comandante ‘’ho deciso di attaccare’’? – e per favore non interpretiamo le parole comandante e soldato come due figure di re e schiavo che è davvero un concetto sciocco oltre ad essere superato, un concetto legato ad una forma di squilibrio di alcuni personaggi che hanno segnato un’epoca della nostra storia e di cui ancora molti ne vivono il fantasma incuranti di quel che di spaventoso fanno coloro che si professano all’opposizione e agiscono nel nome del progresso, della cultura, della scienza e dell’altruismo! Parlando di autorevolezza e di collaborazione, ci deve essere comunque una comunione di intenti e questi intenti devono seguire una logica precisa e necessaria, altrimenti non ha ragione di essere messa in atto. Tornando al jogger, che ragione c’è di rincorrerlo e morderlo? Va bene seguire un istinto di predazione ma se Papà non ha dato il la di inizio, il Figlio non parte.

* Barbara Tullio è iscritta alla sezione 1° dell’Albo nazionale degli addestratori cinofili dell’ENCI secondo il D.M. 21204, specializzata in razze ibride di lupo.

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