CARO 'SAPIENS', IO SONO UN CANE


20/12/2014

(NewTuscia) Troppe volte parlano gli uomini dei cani. E' ora di chiedersi cosa direbbero loro se potessero 'emettere suoni', parole. L'uomo spesso 'chiacchiera', il cane comunica. L'uno ci gira intorno, l'altro va al sodo. Di seguito "Lettera di un cane", messa per iscritto da chi sa tradurre, senza margine d'errore, le comunicazioni in parole. Ricordiamoci: non è che Fido non sappia parlare, il problema è che i Sapiens non sono in grado di capire.

Sono un Cane, se il mio sangue ha un certificato o meno, non ha senso in queste righe, perché il messaggio che voglio mandare a tutti coloro che mi leggeranno, è un messaggio dettato dal mio cuore, un cuore uguale a quello del mio fratello di certificato e di quello non… un cuore stanco, un cuore che ha vissuto le corse nei prati con la compagna della vita, che ha vissuto la veglia e il sonno profondo sotto le stelle di luglio, che ha vissuto la caccia all’ultima briciola, che ha vissuto la paura del tuono e delle feste di fine anno, che ha vissuto la morte e la vita… che ha vissuto l’avvicinamento all’uomo, signore e padrone di questo vasto mondo, e con l’uomo ha vissuto… l’uomo della peggiore razza, colui che in nome della bontà si accaparra il diritto di decidere cosa è meglio per me.

Questo messaggio è inviato a te: 


- a te che mi hai fatto nascere con la leggerezza con cui si dà la vita ad un pupazzo con le batterie, e che con la stessa leggerezza hai cacciato mia madre lasciandomi in preda allo sgomento, e che più tardi mi hai regalato al passante con la stessa fretta con cui ci si libera di un sasso che scotta;

- a te passante che mi hai ingannato porgendomi la ciotola, la coperta e la catena;

- a te mano sconosciuta che hai tagliato la catena e l’hai usata per assicurarmi al cancello dell’ospizio;

- a te mano che mi hai raccolto, curato e nutrito, e poi mi hai affidato al primo e al secondo e al terzo che ha chiesto la mia compagnia, con la stessa rapidità che impieghi ad ibernarti e a riscaldarti quando nei tuoi pensieri si formula quella maledetta frase ‘è per il tuo bene’;

- a te che non capisci che il mondo che sta lì fuori è pieno di uomini che non hanno bisogno di me; 

- a te che hai permesso che la mia unica amicizia, l’unica compagna che mi abbia dato una scintilla di calore dopo la mia mamma, uscisse da quel cancello senza di me;

- a te che non capisci niente di me, che non sai che non ho bisogno del cuscino ma di una mano sulla testa, che non ho bisogno di un pasto caldo ma dell’amore che nutre la vita, che non ho bisogno di una cuccia ma di un cuore che batta accanto al mio;

- a te dico basta, me ne vado, la solitudine sarà la mia compagna, il gorgoglio dell’acqua la voce con cui dialogare, il respiro del vento l’illusione che da qualche parte esiste qualcuno che mi apprezzi per quello che sono: un Cane!

…e tu che hai permesso che nascessi, primo fra tutti gli stolti, non farmi nascere se non puoi assicurarmi la vita oltre alla morte!

Con tutto il mio cuore vi dico, non ho chiesto di nascere!

                                                                                  (Lettera di un cane, in www.stellagrigia.eu)

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