Nuove tipologie di pomodoro da mensa non OGM: l'assessore Birindelli esalta il lavoro di staff dell'Ateneo della Tuscia
14/07/2010 : 16:56
(NewTuscia) - VITERBO - Il 2010 è l’anno delle biodiversità, un patrimonio che oggi più mai va riscoperto, valorizzato e tutelato.
Ed è proprio in occasione della biodiversità, che prosegue il lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi della Tuscia al fine di costituire, tramite incrocio e selezione, nuove tipologie di pomodoro da mensa dotate di varie colorazioni.
Va sottolineato che la ricerca NON ha fatto ricorso a tecnologie OGM. Il risultato degli studi deriva infatti dalla variabilità genetica esistente che, valorizzata dal lavoro dei genetisti, rende possibile lo sviluppo di tipologie di ortaggi diversificate per il colore della buccia e della polpa e per il contenuto in composti benefici per la salute (vitamine, sali minerali ed antiossidanti). E il pomodoro, da questo punto di vista, offre un panorama di prospettive inaspettate.
Il gruppo dell’Università della Tuscia afferente al Dipartimento di Agrobiologia e Agrochimica - guidato dai professori Andrea Mazzucato e Gian Piero Soressi (quest’ultimo già noto per la paternità del pomodoro a buccia nera denominato Sun Black) - propone un vero e proprio “catalogo” di tipologie di pomodoro dalle forme e dai colori diversi, che spaziano dal (quasi) bianco al giallo, arancione, verde, marrone e nero.
A due anni dalla “scoperta” di Sun Black e della registrazione del marchio da parte delle Università consorziate nel progetto Tomantho (Tuscia, Pisa, Modena e Reggio e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) coordinato dal prof P. Perata, l’Università della Tuscia è ancora alla ricerca di una conoscenza e di un apprezzamento adeguati di questi prodotti della ricerca.
Per le linee di pomodoro a bacca, infatti, si confermano due obiettivi:
- uno propedeutico rispetto alla ricerca agroalimentare, al fine di produrre nuove varietà e ibridi con ottime caratteristiche agronomiche e merceologiche;
- uno relativo al possibile ingresso nel circuito commerciale.
Inoltre, pur rimanendo in una prospettiva di mercato di nicchia la diversificazione del colore nel pomodoro da mensa oggi attrae anche gli addetti alla ristorazione.
Se infatti è vero che si mangia con tutti i sensi e prima di tutto con gli occhi, allora oltre alla diversificazione di elementi con valore salutistico, si può oggi pensare anche alla diversificazione del tutto estetica, che dia al piatto un tocco di novità e susciti curiosità da parte di chi vi si avvicina. È quanto crede lo Chef Patron del ristorante Villa San Michele di Vitorchiano, Lorenzo Iozzia, avendo invitato ad incontrarsi ricercatori, ristoratori ed operatori del settore agricolo e sementiero per conoscere e riflettere insieme sulle prospettive offerte dai prodotti di questa ricerca.
“Il pomodoro nero “Sun Black” è un altro grande risultato degli studi prodotti dall’Università della Tuscia”. Lo ha dichiarato l’Assessore regionale alle Politiche agricole, Angela Birindelli. “La scoperta di questa nuova tipologia di pomodoro è il frutto di un lavoro assiduo e attento condotto da ricercatori altamente competenti, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita“. Si tratta di un risultato prodotto dall’incrocio e dalla selezione di varie tipologie di pomodoro, e che niente ha a che fare con gli Ogm. “L’università della Tuscia – continua l’Assessore - è tra le istituzioni più importanti in campo agroalimentare, non solo per la nostra regione ma per tutta l’Italia. I suoi studi permettono la crescita del settore agricolo attraverso la ricerca e la sperimentazione. È inoltre l’unico Ateneo nel Lazio a vantare una facoltà di Agraria e al quale abbiamo affidato la guida di numerose ricerche, tra cui la lotta al cinipide del castagno e alla batteriosi del kiwi, problematiche particolarmente sentite sul territorio regionale”.
“Un progetto interessante - commenta il commissario Straordinario di Arsial, Massimo Pallottini – che mira a migliorare la qualità e il gusto della vita attraverso il consumo di questi prodotti, i quali, ci tengo a sottolinearlo, sono il frutto di una ricerca effettuata dall’Università della Tuscia nel pieno rispetto della biodiversità, senza il ricorso a tecnologie OGM”. “La fase successiva - conclude Pallottini – è sostenerne la conoscenza ed il consumo. In questo senso, come primo passo propongo l’Enoteca Regionale Palatium, che con un piatto o menù studiato appositamente potrebbe essere una vetrina importante per questi prodotti.”
Condividi